Cronaca di un amore

ITALIA - 1950
Un ricco industriale concepisce qualche sospetto sul conto della sua giovane e bella moglie, Paola, che ha sposato per amore ed ama appassionatamente. Egli vuol conoscere meglio i precedenti della donna e incarica delle ricerche una agenzia d'investigazioni. Paola è di Ravenna e da studentessa ha avuto una gran passione per un compagno di studi, Guido, che era fidanzato con una sua amica. Questa è morta in seguito ad un disgraziato incidente. Guido, che nel frattempo è stato in guerra e si trova in difficili condizioni finanziarie, ha sentore delle indagini che vengono condotte sulla sua ex amante e si reca a Milano per avvertirla. I due si sentono responsabili della morte della fidanzata di Giulio, morta sotto i loro occhi in un incidente che loro due avrebbero potuto evitare. Nel rivedersi, Paola e Guido sentono rinascere la loro passione e lei, che vuole ad ogni costo liberarsi del marito, uomo d'età matura, riesce a persuadere l'amante ad assassinarlo. Guido si apposta al margine della strada dove l'industriale deve passare, ma questi, profondamente turbato dalle notizie avute dall'agenzia investigative, perde il controllo della macchina e precipita nel vicino canale. I due amanti sono ormai liberi ma Guido, sconvolto e preoccupato, abbandona per sempre Milano.

CAST

NOTE

- PRIMO LUNGOMETRAGGIO DEL REGISTA. GIRATO A TORINO.

- NASTRO D'ARGENTO PER LA MUSICA E PREMIO SPECIALE AL REGISTA "PER I VALORI STILISTICI E UMANI".

- PREMIO PER LA MIGLIORE REGIA AL FESTIVAL DI PUNTA DEL ESTE (1951).

- FILM RESTAURATO NEL 2004 DALL'ASSOCIAZIONE PHILIP MORRIS PROGETTO CINEMA, IN COLLABORAZIONE CON CINECITTÀ STUDIOS, FONDAZIONE CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA - CINETECA NAZIONALE, SURF FILM. DIRETTORE DEL RESTAURO: GIUSEPPE ROTUNNO. IL NEGATIVO ORIGINALE ERA ANDATO PERSO NEL 1989 NEL CORSO DI UN INCENDIO.

CRITICA

"Esordio di Antonioni, che evita i ceti bassi del neorealismo del dopoguerra per scavare nelle coscienze sole dell'alta borghesia del nord. Un triangolo pseudo-giallo alla "Il postino suona sempre due volte", ma la modernità del maestro scavalca il genere. Rivelazione della Bosé."

"Più che un film bello è un film importante: in parte per certi tentativi che Michelangelo Antonioni si era propostoin partenza e in parte per alcuni risultati raggiunti, frutto, gli uni e gli altri, di una seria preparazione teorica e specifica. (...) e di una esperienza pratica tra le più impegnative nel campo del documentario e in quello della direzione degli attori." (Guido Aristarco, "Cinema", 50, 15 novembre 1950)
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