Clean

CANADA, FRANCIA, GRAN BRETAGNA - 2004
Clean
Dopo diversi anni passati insieme, la vita di Lee Hauser e della sua compagna Emily è in pezzi. Ex rock-star di gran successo negli anni Ottanta, Lee ora non ha più contratti e si guadagna da vivere esibendosi nei piccoli centri. E' un uomo disastrato, in balia della droga, in cerca di facili guadagni e non sa prendersi impegni, neanche quello di un figlio. Infatti, il loro bambino è stato affidato anni prima ai suoi genitori. Un giorno Lee viene trovato morto per overdose in una stanza di un piccolo motel di provincia ed Emily viene arrestata per detenzione di sostanze stupefacenti. In un attimo la sua vita va in frantumi e la donna capisce di non avere scelte, tranne quella di cambiare la sua vita. Sei mesi dopo viene rilasciata e decide di andare a vivere a Parigi, ma non riesce a stare tranquilla. Ha un desiderio che le riempie l'esistenza. Quello di poter riabbracciare il figlio che le hanno strappato e che ora vive con i nonni in Canada. Per riuscirci ha una sola via, quella di ricostruire la propria vita per dimostrare a tutti - e soprattutto a Irene, l'assistente sociale - che le persone possono cambiare.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: EDOUARD WEIL PER RHOMBUS MEDIA, RECTANGLE PRODUCTIONS, HAYSTACK PRODUCTIONS, ARTE FRANCE CINEMA
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (2005)
  • Data uscita 27 Maggio 2005

RECENSIONE

di Cristiana Paternò

Maggie Cheung sempre in scena. Sfatta come può essere solo una tossica, adrenalinica come una che ha appena trovato la dose, zen come una che vuole rimettersi in carreggiata: ripulirsi. Per farlo deve partire dal di dentro, dalle radici. Clean è un film suo, almeno quanto lo è di Olivier Assayas: il regista e l’attrice, non più insieme nella vita, ma magicamente all’unisono in questa storia che non perde un colpo. Bella, “edificante” nel senso migliore del termine, importante perché produce emozioni “pulite”, fuori dagli stereotipi “sesso, droga e rock ‘n’ roll”.Una giovane donna decide di disintossicarsi per riavere il figlio, allevato dai suoceri in Canada. Il padre del bambino è morto di overdose, lei ha scontato il carcere per possesso di stupefacenti e i nonni non vogliono più saperne, vorrebbero cancellarla. Emily capisce ma scopre una determinazione insperata. Da sola, quando tutti le hanno voltato le spalle, a Parigi riga dritto, lavora in un ristorante cinese, mette da parte i soldi e aspetta un piccolo immenso miracolo. “Quando non hai più scelta – dice Assayas – è allora che cambi”. Ma questa trama è messa in moto da un movimento delicato e potente di fatti quotidiani che celano, con pudore, emozioni straordinariamente forti. A volte insopportabili. Grande film sul cambiamento, Clean, che a Cannes 2004 ha consegnato a Maggie un premio per l’interpretazione. Per il regista è il ritorno a una narrazione più lineare, meno sperimentale rispetto a Demonlover o Irma Vep. Un film d’attori, di silenzi e di rivelazioni, che ha in Nick Nolte, il suocero, l’altro polo di attrazione magnetica. Meditazione sulla morte anche come possibilità di rinascita, di trasformazione nei vivi, in chi resta, in chi deve assistere, colpevole o innocente, ma sempre impotente e sempre perseguitato dal senso di colpa e di insensatezza, all’agonia dell’altro. Emily sopravvive al suo uomo da dura, il suocero accudisce una moglie malata terminale con una premura quasi femminile.

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE A MAGGIE CHEUNG AL 57MO FESTIVAL DI CANNES (2004).

CRITICA

"Raccontata e riordinata così sembra una storia edificante, ma Assayas scopre le carte poco alla volta, con molta abilità; sa far respirare i suoi personaggi; non si concentra sulla sola Emily ma le crea intorno tutto un mondo fatto di vecchie conoscenze e di nuovi sentimenti (la ragazza, sua vecchia fan, che di colpo la mette di fronte alla sua immagine, un'immagine che non sapeva nemmeno di avere). Disegnando parallelamente la magnifica figura del suocero Nick Nolte, nonno (e a suo tempo padre) goffo ma affettuoso, debole ma capace di ascolto. Intimidito dal nipotino come lo fu dal figlio, 'perché i bambini capiscono tutto, ti leggono nel pensiero, ti giudicano in un lampo'. Una figura fragile ma centrale se toccherà a lui dare fiducia a Emily e riavvicinarla al bambino. Finalmente una speranza per il bastonatissimo Padre, insomma. E tanto peggio per chi accuserà il malinconico 'Clean' di facile ottimismo. Più irritante del politically correct c'è solo la dittatura della disperazione a tutti i costi. Dietro il rock e la droga, Assayas racconta l'elaborazione di un lutto. E bisogna essere davvero senza cuore per pensare che il lutto non debba mai finire." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 maggio 2004)

"'Clean' dice il titolo: pulita. Per riuscire a voltare pagina e riavere la sua vita, Emily dev'essere pulita. Firma uno dei più promettenti nomi della generazione francese degli anni Ottanta, Olivier Assayas, di quella della Nouvelle Vague ma, diversamente da quella, proiettata lungo le strade dello show business internazionale. (...) Emily-Maggie Cheung potrebbe rientrare nel novero dei personaggi femminili all'attenzione della giuria, ma il film non offre emozioni e tantomeno commozione." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 21 maggio 2004)

"'Clean' è anche un omaggio del regista Assayas all'attrice Maggie Cheung (premiata l'anno scorso a Cannes per la parte) dopo la fine della loro personale storia sentimentale; salve le proporzioni, un po' come Welles fece con Rita Hayworth nella 'Signora di Shangai', ma in versione sfrondata e ripulita del rancore del grande Orson. Nella parte del nonno protettivo, in bilico fra l'amore per il bambino e il dolore di toglierlo alla madre, Nick Nolte è bravo come non lo vedevamo da tempo." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 27 maggio 2005)
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