Chinese Box

HONG KONG, CINA - 1997
Chinese Box
John, giornalista inglese residente da quindici anni ad Hong Kong, scopre di avere pochi mesi di vita a causa di una rara malattia del sangue. John è in segreto innamorato di Vivian e, di fronte a questa estrema situazione, decide di vivere liberamente la propria passione. Vivian, che si occupa di un bar karaoke, è preoccupata dal fatto che il suo fidanzato Chang non si decide a sposarla a motivo del suo torbido passato. Entrambi bisognosi di comprensione in un momento difficile, John e Vivian si lasciano andare ad un reciproco affetto e si innamorano. In un locale, John conosce Jean, una prostituta, intuisce che ha passato vicende molto significative e, dopo alcune insistenze, riesce a farsi raccontare tutto alla videocamera. Mentre svolge il proprio lavoro di cronista, John sente il male avanzare e, insieme, anche gli avvenimenti incalzano. Nella notte del 30 giugno 1997 avviene il passaggio di consegne: Hong Kong torna alla Cina. John e Vivian hanno un ultimo incontro. Poi lui, sul lungo mare, lentamente muore e affida alle immagini i suoi ultimi istanti. Lei, incerta sul futuro, cammina al mercato.
  • Durata: 110'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: LE STUDIO CANAL +, WW PRODUCTIONS INC., NDF INTERNATIONAL LIMITED
  • Distribuzione: MEDUSA

NOTE

- REVISIONE MINISTERO NOVEMBRE 1997.

- PRESENTATO IN CONCORSO ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA 1997.

CRITICA

"Diretto da Wayne Wang ('Smoke', 'Blue in the Face'), 'Chinese Box' intreccia in una simbolica simbiosi la fine di un uomo con quella di una città: Hong Kong è divisa fra due nazioni John fra due donne, e una terra di frontiera diventa l'emblematica linea di confine esistenziale fra vita e morte, amore e denaro. Come in un gioco di scatole cinesi, un'allegoria si cala nell'altra e questa in un'altra ancora. Ma tutto è confuso e il senso di incertezza che dovrebbe far da sfondo si dissolve in un quadro sfocato". (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 24 dicembre 1997)

"Seduzioni mélo, regia spregiudicata (con immagini videate) ma dispersiva, atmosfere febbrili, recitazioni ombreggiate di retorica (basta con gli Irons moribondi, la statuaria Gong Li ha un seno nuovo), 'Chinese box' non riesce nemmeno a gratificarsi con una sceneggiatura come si deve e non fa che riempire i tantissimi vuoti con troppa bella musica di Graeme Revell". (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 26 novembre 1997)

"Non è riuscito, narrativamente è piuttosto sgangherato a volte risulta ovvio o retorico, la sua materia è trattata con esteriorità cronistica più che con profondità: eppure proprio questa confusione, questo smarrimento, questo sentimentalismo, danno al film qualcosa di struggente, emozionante. Il regista Wayne Wang ('Smoke'), quarantotto anni, è un cinese di Hong Kong ha studiato cinema in California, ha lavorato nel suo Paese, è emigrato negli Stati Uniti: il ritorno al luogo natale, colto nel momento del passaggio da protettorato inglese a parte della Cina popolare lo scorso 30 giugno, deve averlo toccato e frastornato. 'Chinese Box' mette insieme il mutamento politico, il clima sospeso, l'incertezza del futuro, e il melodramma d'un uomo innamorato senza speranza vicino alla morte". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 14 novembre 1997)
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