Charlotte for Ever

FRANCIA - 1986
Charlotte ha quindici anni e vive con suo padre, un uomo che ha velleità letterarie e che è praticamente un alcolizzato ossessionato dal sesso, sempre a caccia di denaro presso il cognato Ivan, in lutto perché il suo compagno Stefanin l'ha piantato. Tra l'uomo e la ragazza c'è un legame morboso e intenso, ma anche a volte tempestoso, poiché lei non cessa mai di ricordargli il terribile incidente d'auto, che lui guidava, in cui morì fra le fiamme la mamma. Colpevolizzando suo padre, Charlotte ha finito con il tenerlo in pugno. Lui però non si vieta di portare in casa una delle prostitute, né si perita di concedersi rapporti sessuali con le compagne di scuola di Charlotte alle quali lei proclama tra ira e pianti che "papà è suo". Tra morbosità varie, gesti ambigui, ricordi materni e proteste di innocenza, Charlotte fa sapere al padre che lei è sempre stata perfettamente convinta della non colpevolezza di lui. Le sue accuse e il suo rancore non erano che un mezzo per tenere avvinto a sé lo sciagurato genitore.
  • Altri titoli:
    Charlotte per sempre
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, EROTICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA - FUJICOLOR
  • Produzione: CHARLOTTE FRAISSE E CLAUDIE OSSARD PER GBFI, CONSTELLATION PRODUCTION
  • Distribuzione: NICON INTERNATIONAL (1988)
  • Vietato 14

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 24/05/2018 HA ABBASSATO IL DIVIETO DI VISIONE DAI 18 AI 14 ANNI.

CRITICA

"Cinema da camera claustrofobico e deviante, 'Charlotte for ever' simula la retorica dei cattivi sentimenti facendoci rimpiangere i buoni. Un film hard-core della parola, un soft del sesso-pruderie arzigogolato negli intenti (male di vivere? Adolescenza inquieta? Esercitazione di cattivi comportamenti? 'Meglio ripugnanti che asserviti al bon ton'?). Camera ossessionata dal volto disfatto di Gainsbourg, eroe-buffone di corte, e da quello di una Shirley Temple contegnosa quale Charlotte (la ricorderete in 'L'effrontée' di Claude Miller) costretta ad assecondare le egocentriche follie paterne." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 16 maggio 1988)

"Punteggiato da una serie di fatidici monologhi che per fortuna il soggetto attribuisce all'ubriachezza, l'intero film mette a disagio non solo per la disinvoltura dei rapporti tra padre e figlia. Ci vuole altro nella società dei consumi e forse anche per Charlotte, che ha già subito dal padre l'imbarazzo d'una canzone incestuosa. Piuttosto è l'assenza di gusto che sconcerta. Parlare di solitudine, di complessi di colpa, di ardui rapporti con i figli per contrabbandare inquadrature di quindicenni spogliate significa barare al gioco. Charlotte, che fu così spontanea ne 'L'effrontée' di Miller, fa un passo indietro sul piano della recitazione. E, s'immagina, anche sul piano dell'affetto filiale." ('La Stampa', 8 giugno 1988)
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