Charlie Says

USA - 2018
3/5
Charlie Says
Uno sguardo sul vero Charles Manson, il famoso psicopatico americano, mediante l'analisi degli infami delitti perpetrati dalla Manson Family visti attraverso gli occhi di Karlene Faith, ricercatrice che lavora con tre giovani donne, entrate a far parte della setta dopo aver subito il lavaggio del cervello. Condannate alla pena di morte per il coinvolgimento nei crimini durante i quali furono assassinate nove persone, compresa l'attrice Sharon Tate, la loro pena fu in seguito convertita in ergastolo. Il film è una narrazione incentrata sul tentativo da parte di Karlene Faith di rieducare le tre donne, e sulle loro trasformazioni mentre lentamente comprendono l'efferatezza dei crimini commessi.
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, DRAMMATICO
  • Produzione: CINDI RICE, JOHN FRANK ROSENBLUM PER EPIC LEVEL ENTERTAINMENT, JEREMY ROSEN, KEVIN SHULMAN PER ROXWELL FILMS
  • Distribuzione: NO.MAD ENTERTAINMENT (2019)
  • Vietato 14
  • Data uscita 22 Agosto 2019

TRAILER

RECENSIONE

di Greta Leo
In attesa di Once Upon a Time in Hollywood di Quentin Tarantino dedicato al periodo in cui è maturato l’omicidio di Sharon Tate, la regista Mary Harron anticipa i tempi e porta sullo schermo non Charles Manson ma le ragazze che facevano parte del suo gruppo a metà tra harem e setta. Non che il diabolico omicida non si manifesti in carne e ossa, solo che la regista è molto più interessata alle dinamiche femminili tra le seguaci e il capo.

Il gruppo è quello della Manson Family, un coacervo di gelosie, frustrazioni, amori, esaltazioni, ordini, punizioni gratuite. Le giovani fanciulle subiscono il fascino diabolico di un seduttore impietoso, mosso dal solo obiettivo di diventare il padrone assoluto di corpo e mente di ognuna di loro. La violenza un passaggio obbligato, da vivere come una sorta di prova di totale fedeltà.

Quando Charlie Says inizia, tutto si è già compiuto. Sharon e i suoi amici massacrati in una notte di follia non hanno più le foto in prima pagina, le giovani donne sono rinchiuse per sempre in un carcere di massima sicurezza. Manson è lontano, la sua parola tuttavia riecheggia ancora nelle menti delle tre ragazze. Il lavaggio del cervello è stato totale, irreversibile. Nemmeno ripercorre gli orrori della tragica notte insinua un seppur larvato senso di colpa. Charlie ha vinto per sempre.

Costruito attorno alla figura di Karlene, la ricercatrice che per anni ha realmente tentato di far comprendere alle assassine la gravità del loro delitto, il film è il ritratto di menti malate ma non per questo meno complesse. La follia non trova spazio però, e non sarebbe comunque una giustificazione. Alla fine infatti ciò che sorprende maggiormente è la lucida accettazione di una manipolazione subita e mai messa in discussione. Ciò che Charlie ha detto, rimane legge per sempre.

Mary Harron non sceglie la strada della compassione, e fa bene. Sguardo lucido scandaglia animi, riproduce nefandezze, rivela assenze di emozioni. Non dimentica però di ammantare di umana pietà la pur dura Karlene, irriducibile nel tentativo infruttuoso di far breccia nel cuore e nella mente delle ragazze di Charlie.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 75. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2018), SEZIONE 'ORIZZONTI'.
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