Cell

USA - 2016
4/5
Cell
La vita scorre tranquilla nella città di Boston fino a quando i cellulari iniziano a squillare e un misterioso impulso annienta la volontà di chi risponde al telefono, trasformando le persone in creature sanguinarie. Da Londra a Roma, da Sydney a Rio de Janeiro solo in pochi restano misteriosamente immuni alla misteriosa epidemia.
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: FANTASCIENZA, HORROR, THRILLER
  • Tratto da: romanzo omonimo di Stephen King (ed. Sperling & Kupfer)
  • Produzione: THE GENRE CO., BENAROYA PICTURES, CARGO ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: NOTORIOUS PICTURES
  • Data uscita 14 Luglio 2016

TRAILER

RECENSIONE

di Nico Parente
Su un racconto di Stephen King, ecco John Cusack e Samuel L. Jackson condividere il set. Il trio non è nuovo ai patiti dell’horror in quanto già con l’ottimo 1408 (2007) autore e interpreti hanno saputo dar vita a una storia terrificante e vivida. Ma questa volta non ci sono stanze d’albergo infestate a fungere da location nel drammatico immaginario tipicamente zombesco diretto da Tod Williams, quanto lande desolate e scenari apocalittici. Ai quali ultimamente siamo abituati, vero, ma Stephen King con Cell apporta allo zombie movie un elemento originale e terrificante: se il sottogenere giustifica la sua genesi come denuncia alla scienza, al consumismo, all’abusivismo, all’inquinamento ambientale e al colonialismo, ecco King presentare quale causa dell’epidemia mondiale, per l’occasione definita ‘impulso’, la dipendenza da cellulare. La forte accusa contro il mezzo di comunicazione viene sferrata sin dai primi minuti per poi trovare l’apice sul finale in un crescendo terrificante nel corso del quale, nell’arco dei suoi 98’, Cell denuncia l’alienazione della quale ormai la società è vittima trasformando i ‘telepazzi’ (così vengono definiti i nuovi zombie) in bestie da branco dipendenti e comandate da messaggi virtuali. Un grido di protesta lanciato dal maestro del terrore contro la multimedialità della quale siamo ormai schiavi.

Non mancano rimandi al già citato 1408, oltre che per il cast principale, per il dramma personale vissuto dal protagonista, scappato da una relazione difficile, proprio come nel film diretto da Mikael Håfström, e ora in preda ai sensi di colpa e disposto a tutto pur di ritrovare la sua famiglia. Ma chiaramente non è 1408 il solo riferimento. Ecco infatti palesarsi rimandi ai principali  zombie movie dell’ultimo decennio: World War Z, l’immancabile The Walking Dead e persino il cult Shaun of the Dead. Il duplice finale, volutamente destabilizzante, viene preannunciato nel corso del film: l’artista Clay Riddell, disegnatore di un fumetto a tema zombie e creatore inconsapevole del personaggio mostruoso (il Signore di Internet) che sembra dominare sull’Apocalisse  nella quale assieme ai poveri malcapitati si ritrova a vagare, spiega ai suoi compagni di avventura che non è previsto un finale nel suo storytelling. Ulteriore rimando a Robert Kirkman e alla sua serie tv.

Se quindi per un attimo il lieto fine sembra preannunciare i titoli di coda, aspettate a riporre fiducia in questo finale. Persino la citazione a Nightmare non manca, con la presentazione di alcuni personaggi che trovano nell’insonnia la soluzione all’impulso. Un continuo navigare tra pellicole recenti e passate, autocitazioni e tributi, ma ricorrendo a una chiave interpretativa originale e gradevole. Davvero ben riuscita. Cell fa davvero paura perché parla di noi.

NOTE

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL 10 OTTOBRE 2016 HA ELIMINATO IL DIVIETO DI VISIONE AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Come tutti i film che scelgono per 'mostri' morti viventi o esseri umani posseduti dal maligno, anche 'Cell' mette in scena lo spettro dell'omologazione che impedisce alle persone di coltivare un pensiero autonomo, aggiornandolo però ai tempi dei telefoni cellulari, lucchetti delle nostre nuove prigioni." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 8 luglio 2016)

"Nella lunga lista di film tratti dalle pagine di Stephen King si contano pezzi di rilievo come 'Shining' (che allo scrittore, però, non piace) e 'Misery non deve morire', ma anche molti titoli dimenticabili. Alla schiera dei quali va ad aggiungersi ora 'Cell', adattamento del best-seller di dieci anni fa parzialmente riscritto per lo schermo dallo stesso King. (...) Perché, dunque, la nuova ciambella cinematografica dell'osannato mago del brivido non è riuscita col buco? La sequenza iniziale è visivamente impressionante; peccato che il film si adagi poi subito in una banale storia di zombie, truculenta ma senza climax drammatico e senza sorprese. (...) Senza sottigliezza e senza compiere il minimo sforzo, 'Cell' si adagia nella zona di comfort del 'survival', con gli eroi in costante pericolo che si battono contro zombie telecomandati e indistinguibili gli uni dagli altri (eccetto uno sfregiato in felpa rossa, del resto non molto meglio caratterizzato ). Malgrado le truculenze, alla lunga la faccenda finisce per annoiare; anche a causa di una crudele mancanza di ritmo e di un montaggio mal padroneggiato. (...) Tod Williams porta avanti l'azione con scarso senso dei tempi drammatici e senza il minimo tocco di humour (così importante negli zombie-movie di Romero ), fino a un assurdo 'doppio epilogo' che qualcuno dovrebbe spiegarci. Tocca poi sottolineare un motivo di delusione in più. Mentre gli altri personaggi di non-zombie vanno e vengono, finendo rapidamente ridotti in poltiglia, la vedette del film pesa, a pari merito, sulle spalle di John Cusack e Samuel L. Jackson, attori tra i più rodati e simpatici attualmente in circolazione (...). Ebbene: sarà che da vecchie volpi entrambi intuivano, già durante il 'tournage', che il film nasceva sbilenco, fatto sta che Samuel e Jack fanno a gara a chi s'impegna di meno nella propria parte, scontando (e facendo scontare allo spettatore) una mancanza di 'chimica' che non avremmo sospettato. (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 14 luglio 2016)

"A volte raddoppiano: dopo il discreto successo di '1408', gli attori John Cusack e Samuel L. Jackson e lo scrittore (...) Stephen King tornano a collaborare per 'Cell'. Purtroppo, non c'è da spellarsi le mani: i primi due, parrebbe, recitano per il mutuo dello yacht; King, sforbiciato dallo sceneggiatore Adam Alleca, assembla tutti gli stereotipi zombie con l'aggiunta - lasciata senza spiegazioni - del cellulare quale fattore scatenante. (...) Senza suspense e destinazione, iper-derivativo (da Romero a 'The Walking Dead') e sonnolento, non funziona né drammaturgicamente né sociologicamente (critica incongrua della società iperconnessa e pecorona): un Cell scarico." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 14 luglio 2016).

"Piacerà a patto che non prendiate il film per quello che magari vorrebbe essere ma non è. Ossia un apologo duro, dettagliato motivato contro la 'smartphone generation' (che si sta mandando in pappa il cervello). E non scambiate Stephen King per quello che non è mai stato: un romanziere serio (qui ha cercato di esserlo, tanto da farsi coinvolgere nella sceneggiatura). Il grosso Stephen è splendido nell'architettare trame di spavento, ma da sempre incapace di sollevare interrogativi inquietanti (e difatti per l'origine dell'epidemia non offre alcuna spiegazione). No, 'Cell' va preso e apprezzato solo come filmaccione drammatico, avventuroso, un'altra storia zombica dove gli zombie non sono per una volta i morti viventi, ma sventurati dal telefonino facile. E allora la tensione non risulta poca né disprezzabile. L'odissea di Clay e compagni nella metropolitana, nella città distrutta è raccontata con sorprese a ogni angolo, i meccanismi di identificazione dello spettatore scattano tutti a dovere (pensate se viaggiando in metrò, ogni manovratore di smartphone si rivelasse un potenziale assassino)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 14 luglio 2016)

"Nel 2006, il libro di King, sull'invadenza degli smartphone, aveva un senso. Ora, molto meno. Non aspettatevi, poi, troppe risposte sul come e il perché. E' solo un b-movie, da serata televisiva estiva." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 15 luglio 2016)
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