Caramel

Sukkar banat

LIBANO, FRANCIA - 2007
Caramel
A Beirut, cinque donne si incontrano regolarmente in un istituto di bellezza molto famoso. Lì, in quel microcosmo colorato e pieno di sensualità, si danno appuntamento donne di diverse generazioni che parlano di se stesse, si scambiano confidenze e si raccontano la loro storia. C'è Layale, che è innamorata di Rabih, un uomo sposato; Nisrine, una giovane musulmana che sta per sposarsi ed è angosciata da un terribile problema, la prima notte di nozze suo marito scoprirà che lei ha già perduto la verginità; Rima che non riesce ad accettare di essere attratta dalle donne e che scandisce la sua vita al ritmo delle visite di una splendida cliente dai lunghi capelli; ed infine Rosa, che ha sacrificato i suoi anni migliori e la sua felicità per occuparsi di sua sorella maggiore. Al salone, da cui gli uomini sono banditi, tra colpi di spazzola e il profumo di caramello, si parla soltanto di loro, di sesso e di maternità, con la libertà e l'intimità propria delle donne.
  • Durata: 69'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: LES FILMS DES TOURNELLES, LES FILMS DE BEYROUTH, ROISSY FILMS, SUNNYLAND, ARTE FRANCE CINÉMA
  • Distribuzione: LADY FILM
  • Data uscita 21 Dicembre 2007

NOTE

- PRESENTATO ALLA 39MA "QUINZAINE DES REALISATEURS" (CANNES, 2007).

CRITICA

"Nella variopinta fauna cinematografica capita talvolta che un film sia diverso senza l'intenzione di esserlo. E il caso del magnifico 'Caramel', diretto dalla giovane, e bellissima, regista libanese Nadine Labaki, che ne è anche la protagonista. In apparenza una variante dei temi trattati da Almodovar, ma si tratta soltanto di una coincidenza. (...) Si resta incantati di fronte a questo manipolo di donne, che senza infingimenti ha il coraggio di esserlo. Una piccola lezione che ci restituisce la fragranza un po' berbera dell'amore per le donne, senza i travisamenti e le tragiche parodie che di loro fanno personaggi anche pubblici. Un film di donne, indispensabile per gli uomini." (Adriano De Carlo, 'Il giornale', 21 dicembre 2007)

"Nella commedia dolceamara i rapporti acquistano calore e colore mediterranei; e in questo dilaniato angolo del mondo, sempre sull'orlo della guerra civile, l'affresco di una cronaca quotidiana dove le diversità convivono in piena armonia risuona come un appello alla pace. E' un messaggio ben colto da alcuni entusiasti spettatori libanesi che sulle pagine di Internet invitano a vedere un film che fuori da ogni settarismo parla con tanta verità del loro paese." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 21 dicembre 2007)

"Il tema centrale di 'Caramel' è quello di tanti film mediorientali: la sensualità femminile frustrata, i desideri sacrificati, il bisogno di emancipazione a fronte del machismo e dei divieti religiosi che dettano ancora legge: in contrasto col titolo dolce (il caramello è uno strumento tradizionale per fare la 'ceretta') e col tono prevalente di commedia. il retro sapore dell'opera prima di Nadine è amaro. Eppure, la regista-sceneggiatrice- attrice riesce a immettere nel suo microcosmo di donne un'insolita allegria: complice, contagiosa, un po' kitsch. E perfino un auspicio di ottimismo generazionale: se un'anziana sarta deve rinunciare al sogno di ricostruirsi una vita, forse le donne più giovani ce la faranno. Un film molto fisico: a tratti, guardandolo, ti sembra di avvertire gli odori e i profumi dell'ambiente, il calore dei corpi. Candidato all'Oscar come miglior film straniero." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 21 dicembre 2007)

"Cinque donne, un salone di bellezza, un labirinto di contraddizioni chiamato Beirut, un mondo in cui shampoo e cerette si intrecciano a codici e tabù ora cristiani ora musulmani, e a una visione molto complicata e molto mediorientale della bellezza, della femminilità della famiglia. E' 'Caramel', esordio rivelazione della 37enne Nadine Labaki, anche protagonista nei panni della proprietaria del salone, centro di un mondo in cui talvolta è difficile distinguere fra desideri e realtà, ma come in certi musical francesi tutto sembra poter succedere - o almeno aggiustarsi alla meno peggio. Fino a far soffiare su questo carosello di amori impossibili, passioni senili, omosessualità repressa, chirurgia estetica, cliniche per ricostruire la verginità, la brezza di un colorato, doloroso ottimismo. Con qualche piccola concessione al gusto globalizzato delle nuove soap. Ma anche molte finezze inattese nella costruzione del racconto e nella scelta felice di attrici tutte non professioniste ma vivaci, coraggiose, convincenti, affiatatissime." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 21 dicembre 2007)

"Melodramma si diceva, e commedia e cinema popolare quello che si racconta all'amica quando ne ha perduto una puntata, o in cui si cerca un po' di sé. Il gioco è l'amore, bello, brutto, che distrugge e rende felice. Quello impossibile e quello che sta sempre lì -ma non ce se ne accorge mai. Ma soprattutto la lezione di cineaste come Jocelyn Saab, anche lei libanese, narratrice di personaggi femminili fuoriclasse, potenti per sapienza e gusto del gioco. Nadine Labaki in questo racconto è istintiva e immediata anche nei momenti più teatrali, anche nelle situazioni più stilizzate che comunque non appesantiscono lo spirito del film. Complice il gruppo delle attrici, Yasmine Al-Masri, Joanna Moukarzel, Gisèle Aouad, tutte non professioniste, tutte irresistibili." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 21 dicembre 2007)
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