Caccia alle farfalle

La chasse aux papillons

FRANCIA - 1992
Caccia alle farfalle
In una piccolissima città della provincia francese, vivono serenamente e modestamente, due anziane signore nobili, cugine fra loro, che abitano in uno splendido castello del XVII secolo, pieno di mobili e quadri di valore, che appartiene ad Agnés, la più vecchia delle due. Agnés sta sempre in casa, su di una sedia a rotelle, ed è amorosamente curata dalla cugina Solange, mentre i due domestici, Valérie e Bernard, anch'essi piuttosto anziani, si occupano delle faccende domestiche. Solange è attivissima: va in bicicletta a fare la spesa, pesca con le frecce i pesci nel fiume, discute col notaio del luogo per lo sconfinamento del mezzadro, domina un pò tutto il paese, e rimprovera il parroco, che è dedito all'alcool. Nel parco è ora ospitato un gruppo di Krishna, che suonano e cantano, così la loro musica si alterna a quella dell'organo, che alcune signore accompagnano cantando, e a quella del complessino locale, fatto quasi tutto di trombe. Quando giungono, condotti dal notaio, tre giapponesi, decisi a comprare il castello per qualunque cifra, Agnés li scaccia, e Solange è indignata, perchè il capo della delegazione le propone di fare lei l'affare, quando la cugina morrà. Intanto Caprice, la bella negretta, moglie del figlio del notaio, fa da guida ai turisti che visitano il palazzo. Agnés un giorno muore nel sonno e tutti sono sconvolti. Solange manda un telegramma in Russia alla sorella della defunta, Héléne, che vive molto modestamente con la figlia, insegnante di danza, in coabitazione con tanti individui che litigano sempre. Le due russe partono subito per la Francia, e al castello si riuniscono molti parenti avidi di eredità. Il funerale di Agnés si svolge sotto un diluvio, mentre i Krishna cantano, poi c'è un pranzo di famiglia, funestato da alcune liti, e una parte dell'argenteria viene rubata. Poichè il testamento ha dichiarato la sola Héléne erede di tutto il patrimonio, gli altri parenti (meno Solange) rimangono delusi. La saggia cugina parte il giorno dopo, diretta ad un castello in Germania, sullo stesso treno di un maragià, ma i vagoni saltano in aria per un attentato terroristico, e i passeggeri muoiono. Héléne e sua figlia vendono il castello ai giapponesi, che ne deturpano la bellezza, mettendo grandi ideogrammi sulla facciata e sul cancello.

NOTE

- REVISIONE MINISTERO: NOVEMBRE 1992.

- PRODUZIONE ESECUTIVA: MARTINE MARIGNAC.

CRITICA

"Questo film è una meditazione su di un passaggio di epoche, trattato in temi grotteschi o ironici, e talvolta nostalgici, ma sempre con grande delicatezza di particolari e ambientazioni. " chiaro che Iosseliani rimpiange la raffinatezza del passato, ma sa che il "progresso" non si può arrestare. Assistendo a questo lavoro, se ne ammira lo splendido e delicato contorno, ma si ha l'impressione che gli manchi l'ossatura solida, che dovrebbe sostenere il tutto, e perciò l'insieme risulta un pò debole e desta poco interessa. I personaggi della vicenda sono quasi tutte donne anziane, il tempo della caccia alle farfalle, cui si dedicavano, quando erano ragazze, è definitivamente tramontato: il treno, che salta in aria, è il simbolo del crollo di quell'epoca raffinata. Ricevuta infatti l'eredità, mentre Helene è un po spaesata fra tanta agiatezza, la figlia si trasferisce con lei subito a Parigi, per farvi una ricca vita borghese, e inizia a comprarsi un vasto assortimento di abiti di lusso. Bisogna notare che nel film, fra tanti particolari fini e spiritosi, spicca in modo sgradevole l'insistenza con cui si mostra il parroco dedito all'alcool. A tal motivo sono dovute le riserve." ('Segnalazioni Cinematografiche', vol. 114)
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