Brutti e Cattivi

ITALIA, FRANCIA - 2017
3/5
Brutti e Cattivi
Periferia di Roma. Un mendicante paraplegico soprannominato il Papero, con la complicità di sua moglie, una bellissima donna senza braccia detta la Ballerina, del suo accompagnatore, un tossico rastaman detto il Merda e di un nano rapper il cui nome d'arte è Plissé, mette a segno una rapina nella banca dove il boss di un potente clan mafioso cinese nasconde i proventi delle sue attività illecite. Dopo il colpo però le cose si complicano terribilmente: ogni componente dell'improbabile banda sembra avere un piano tutto suo per il denaro trafugato, in una girandola di vendette, tradimenti, omicidi e arresti.
  • Altri titoli:
    Ugly Nasty People
    Affreux et méchants
  • Durata: 86'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, NOIR
  • Produzione: FABRIZIO MOSCA, LUCA BARBARESCHI PER CASANOVA MULTIMEDIA, CON RAI CINEMA, IN COPRODUZIONE CON MILLE ET UNE PRODUCTIONS, TCHIN TCHIN PRODUCTIONS, REBORN PRODUCTION, VOO, BE TV
  • Distribuzione: 01 DISTRIBUTION
  • Vietato 14
  • Data uscita 19 Ottobre 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Valerio Sammarco
Claudio Santamaria ha ormai un certo sesto senso per gli esordi dietro la macchina da presa. Dopo l’incredibile successo di Lo chiamavano Jeeg Robot si "trasforma" ancora una volta. Da improbabile supereroe lo ritroviamo storpio e pelato, con tanto di riporto, e la periferia romana sempre sullo sfondo.

Stavolta è il Papero, mendicante senza gambe e leader carismatico di una banda di freaks decisa a compiere la rapina che ti svolta l’esistenza. Sono Brutti e cattivi (anche sporchi, sì), ma non gli manca l’ambizione e la voglia di cambiare vita.

Trascorsi da scenografo, Cosimo Gomez fa il suo esordio in regia portando sullo schermo il suo stesso soggetto che nel 2012 vinse il Premio Solinas. Politicamente poco corretto, grottesco e bizzarro, a tratti volutamente trash, Brutti e cattivi è il Freaks del 21° secolo in chiave dark comedy: l’assunto di fondo è abbastanza semplice e finanche smaccato, si può essere dei bastardi senza scrupoli anche da menomati. È il concetto stesso di uguaglianza che lo prevede. Come, del resto, ogni rapina che si rispetti prevede poi “deviazioni” dal piano collettivo originario per provare ad accaparrarsi in solitaria l’intero malloppo.




Oltre a Santamaria, fanno parte del gruppo la Ballerina senza braccia (Sara Serraiocco, sorprendente), il Merda Giorgio Armani (sì, proprio come lo stilista, tossico interpretato da Marco D’Amore) e il nano Plissé (Simoncino Martucci, mago delle casseforti e “abilissimo” con le donne, “mo te faccio er mulinello”…): ed è proprio quest’ultimo, nel suo “piccolo”, vero rapper romano che in passato ha avuto qualche guaio con la giustizia (“So’ Simoncino – guai a chi me tocca – e se tu ce provi – io te sparo n bocca”, una delle sue rime), a portare quel tocco di verità in più ad un cast e a una storia già abbastanza estremi.



Molte le trovate divertenti, con vette di volgarità stracult e qualche momento pulp, il film ha dalla sua anche la durata essenziale (86’) e un’innegabile freschezza. Che non lo rende esente da qualche forzatura di troppo e un po’ squilibrato nella seconda parte. Ma il divertimento c’è, così come la consapevolezza di segnare un’ulteriore tacchetta sui sentieri di un cinema di genere che merita di essere alimentato in continuazione.

 

NOTE

- FILM RICONOSCIUTO DI INTERESSE CULTURALE CON CONTRIBUTO ECONOMICO DI MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI E DEL TURISMO-DIREZIONE GENERALE PER IL CINEMA; REALIZZATO CON IL CONTRIBUTO DI EURIMAGES; CON IL SOSTEGNO DI CNC-AIDE AUX NOUVELLES TECHNOLOGIES EN PRODUCTION, REGIONE LAZIO-FONDO NAZIONALE PER IL CINEMA E L'AUDIOVISIVO; REALIZZATO ANCHE GRAZIE ALL'UTILIZZO DEL CREDITO DI IMPOSTA PREVISTO DALLA LEGGE 24 DICEMBRE 2007, N. 244; IN ASSOCIAZIONE CON UNICREDIT AI SENSI DELLE NORME SUL TAX CREDIT.

- IL SOGGETTO DI COSIMO GOMEZ HA VINTO IL PREMIO SOLINAS STORIE PER IL CINEMA 2012.

- IN CONCORSO ALLA 74. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2017), SEZIONE 'ORIZZONTI', HA OTTENUTO LA MENZIONE SPECIALE DEL PREMIO UNIMED.

- CANDIDATO AL DAVID DONATELLO 2018 PER: MIGLIORE REGISTA ESORDIENTE, SCENOGRAFO, COSTUMISTA, TRUCCATORE (FRÉDÉRIQUE FOGLIA), ACCONCIATORE (SHARIM SABATINI), EFFETTI DIGITALI.

- CANDIDATO AL GLOBO D'ORO 2018 PER: MIGLIOR OPERA PRIMA, MIGLIORE COMMEDIA, MIGLIORE ATTORE (CLAUDIO SANTAMARIA), MIGLIOR FILM.

- CANDIDATO AL NASTRO D'ARGENTO 2018 PER: MIGLIORE COMMEDIA, MIGLIORE ATTRICE COMMEDIA 2018 (SARA SERRAIOCCO).

CRITICA

"Un antidoto, una smentita. Novità e originalità non sono impossibili. In sintonia ideale con il precedente di 'Lo chiamavano Jeeg Robot', perché 'Brutti e cattivi' possiede lo stesso gusto per l'attraversamento e la mescolanza dei generi. Un po' freaks e grand guignol, un po' 'Soliti ignoti', riferimento al filone del 'colpo grosso' sia in chiave comico-grottesca che in chiave avventuroso-brillante, un po' film noir. (...) Lungamente scenografo e allievo di Danilo Donati, Gomez si misura per la prima volta con il controllo totale di un'opera (co-sceneggiatore Luca Infascelli, soggetto premio Solinas ). E lo fa con sicurezza ammirevole, aiutato da un senso della composizione che deriva dall'esperienza - ogni scena e ogni personaggio sono stati disegnati come un fumetto e concepiti come un cartone animato - ma anche da un senso del ritmo da consumato esperto di regia e di montaggio. Lodi al cast partendo da Claudio Santamaria e Sara Serraiocco." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 19 ottobre 2017)

"Moltissimi i riferimenti e le citazioni del film d'esordio di Cosimo Gomez, dal grottesco all'italiana al fumetto, dalla favola surreale a certe svitate commedie gangsteristiche angloamericane; e il neoregista, avventurandosi in un terreno inusuale per il nostro cinema, impagina in modo colorato e con ritmo la bizzarra storia. Resta che i dialoghi sono inesperti e poco succosi; resta che, per quanto «brutti e cattivi», i personaggi meriterebbero di essere presi drammaturgicamente più sul serio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 19 ottobre 2017)

"Il luogo comune vuole che i film italiani si somiglino un po' tutti, specie le commedie. Non è il caso di 'Brutti e cattivi', anche se rievoca il titolo del film di Scola. La storia è quella della banda dei quattro, ci sono infatti risvolti cinesi. (...) Guai e tradimenti cominciano dopo la rapina andata a buon fine. Perché i nostri eroi sono malmessi, ma avidi e stronzi come chiunque. E infatti su questo aspetto gioca il film, nessuna pietà per i disabili, donne o uomini che siano, perché sanno essere perfettamente omologhi ai bastardi «regolari». Solo che alla lunga il giochino risulta un po' trascinato, non si sorride più aspettando un epilogo da imprevedibilità annunciata. (...) il buon cattivo gusto di John Waters è lontano." (Antonello Catacchio, 'Il Manifesto', 19 ottobre 2017)

"Esordio alla regia di Cosimo Gomez, già scenografo, 'Brutti e cattivi' frulla handicap, rapine e tradimenti in un film di genere, dark comedy, dal sapore fumettistico e dal retrogusto grottesco, con sentori di politicamente scorretto. La cosa migliore è il soggetto, premiato al Solinas nel 2012, meno la trasformazione: dura solo 86 minuti, ma soffre della Sindrome Potèmkin (sembrano due ore e mezza); la struttura a incastri e ribaltamenti annaspa; la periferia romana ha dato, e ridato, urge cambiare aria. Nondimeno, 'Brutti e cattivi' ha qualcosa che nel cinema italiano oggi è merce preziosa, di più, rara: un'idea. Buttala via." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 19 ottobre 2017)

"(...) quattro 'freaks' criminali per cui è impossibile non provare un'iniziale simpatia visto quanto sono schifati dal resto di una società di italiani abili ma piuttosto ignobili. Eppure, quando pensi che stai vedendo una commedia criminale dalla parte di portatori d'handicap affettuosi e uniti tra loro come i ragazzini di 'It', parte un noir durissimo dove ci si tradisce per un tozzo di pane, o un vecchio modello di Fiat Panda, e ogni bacio è falso come quello di Giuda Iscariota. L'esordio alla regia dell'ex scenografo Cosimo Gomez (...) disegna un'Italia iper-grottesca, popolata da laidi preti gangster ex mercenari in Africa, commissari di polizia strabici, «puttane ottimiste e di sinistra» come cantava Lucio Dalla, mafiosi cinesi spietati, papponi slavi alcolizzati e strade e ambienti a metà strada tra l'iconografia della Santa morte messicana, l'India della dea Kali, il pulp spagnolo di Alex de la Iglesia (il suo film preso a modello è 'Ballata dell'odio e dell'amore') con un pizzico del clima festoso delle convention tipo ComicCon di San Diego (...) Claudio Santamaria in stato di grazia (...) Non siamo affatto abituati a vedere un film italiano così scatenato e fumettistico ma ben venga una sarabanda così vivace, divertente e truculenta dove la Serraiocco priva di arti superiori chiude il portabagagli di una macchina facendo una super spaccata degna della prima Heather Parisi (...), il piccolo grande rapper prestato alla recitazione Simoncino Martucci (...) riesce addirittura a commuoverci e Marco d'Amore, irriconoscibile, dimostra di non essere solo il Ciro Di Marzio di 'Gomorra' serie tv." (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 19 ottobre 2017)

"Spregiudicata e stomachevole commedia nera attorno a una scorrettissima gang di disabili. (...) Cercando di prendere giustamente le distanze dallo sterminato, farisaico Esercito della bontà, il film tira esageratamente la corda. Così invece di far ridere, finisce soltanto per disgustare. Che peccato." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 19 ottobre 2017)

"Una commedia nerissima che più nera non si può . Insolita nel cinema italiano. (...) Da vedere per chi ama i registi di segno cattivo e per chi magari aderisce alla morale del film (che l'uguaglianza è la prima cosa e pazienza se la raggiungi con mezzi delinquenziali)." ('Libero', 19 ottobre 2017)
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