Brother

GIAPPONE, USA, GRAN BRETAGNA - 2000
Brother
Un gangster della Yakuza, la cui famiglia è stata sterminata in una guerra tra bande, parte per Los Angeles alla ricerca del fratello. In un mondo che gli è estraneo stringe amicizia con un giovane truffatore con il quale ingaggia una lotta violenta per il controllo del traffico di droga nella città...

TRAMA LUNGA
Solitario esponente della yakuza, sconfitto in una guerra contro una famiglia rivale e abbandonato dal fratello più leale, Yamamoto ha ormai un solo desiderio: ritrovare il fratello minore trasferitosi dal Giappone a Los Angeles per studiare. Giunto nella città californiana si imbatte in Denny, un ragazzo di colore che cerca di derubarlo per strada, reagisce con violenza e lo ferisce ad un occhio. Dopo aver molto girovagato, Yamamoto trova finalmente Ken, scopre che è diventato uno spacciatore di droga e che Denny è suo grande amico. Trasferitosi in casa del fratello, Yamamoto diventa amico di Denny e, col trascorrere del tempo, riesce a formare una propria banda che pian piano si afferma come un'agguerrita organizzazione criminale, capace di esercitare il controllo sul territorio e di arrivare allo scontro con una famiglia della mafia. Tra appuntamenti, agguati e incontri comincia una sequela di sparatorie e intimidazioni senza risparmio e senza limiti di omicidi. Quando la violenza raggiunge vertici spasmodici, anche Yamamoto ne rimane vittima. Ma Denny, che fugge in macchina, trova la grossa somma di denaro lasciata nascosta dal giapponese. E ad alta voce lo ringrazia per averlo scelto come destinatario del 'regalo'.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRIFLEX 35 III/ ARRIFLEX 535B/ MOVIECAM COMPACT, 35 MM (1:1.85)
  • Produzione: RECORDED PICTURES COMPANY, OFFICE KITANO, BANDAI VISUAL COMPANY, FUZZY BUNNY FILMS (I), LITTLE BROTHER INC., TOKYO FM BROADCASTING CO.
  • Distribuzione: KEY FILM - DNC - DVD
  • Vietato 14

NOTE

- E' IL PRIMO FILM DIRETTO DA KITANO FUORI DAL GIAPPONE.

- PRESENTATO FUORI CONCORSO ALLA 57° MOSTRA DI VENEZIA (2000).

- REVISIONE MINISTERO OTTOBRE/NOVEMBRE 2000

CRITICA

"Se l'avventura in Occidente di Kitano è meno riuscita di un capolavoro come 'Hana Bi', non la si deve credere viziata da compromessi commerciali. Strano incrocio di criminale, poeta e clown, 'Beat' (così si fa chiamare il regista, nella sua seconda personalità d'attore) è straordinario. E la Los Angeles che il film mette in scena è una 'città degli angeli', vista da un figlio del Sol Levante, molto diversa da quella che il cinema ci mostra abitualmente". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 novembre 2000)

"Bel film d'un regista-protagonista dal fascino morboso e dalla bravura assolutamente inarrivabile. La carica di veloce energia delle azioni letali ha la stessa forza della contemplazione delle metropoli degradate e maleodoranti, delle strade senza traguardo, delle stoffe che si slabbrano e si aprono all'ingresso delle pallottole". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 24 novembre 2000)

"Takeshi Kitano va in America e già che c'è aggiorna il repertorio. Come se con 'Brother' sfidasse in casa Coppola, De Palma e tutti i mastri del gangster film. (...) Né mancano l'ironia, gli intermezzi alla 'Sonatine', il consueto tono crepuscolare, la bizzarra fusione di mondi e culture. Una parodia divertita e violenta ma un poco vana, sorretta dall'ambientazione e dal solito stile strepitoso". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 24 novembre 2000)

"Con "Brother" Takeshi Kitano mette ordine nella sua filmografia, sintetizza le costanti di uno stile, mette a disposizione un'antologia dei suoi "noir" sul furore degli Yakuza. Rituali, cerimonie, esplosioni fulminee di violenza, umorismo, mucchi selvaggi disposti a vivere e, soprattutto, a morire. A Tokyo come in America. Sono samurai moderni, con tatuaggi larghi quanto un tappeto, con mignoli tranciati e ventri squarciati da hara-kiri al saké. Tornano le inquadrature del mare e della spiaggia, si moltiplicano le assonanze con i "padrini" coppoliani, cresce il disincanto di chi è obbligato a fare solo il lavoro sporco. Il regista-attore attraversa lo spazio della inquadrature con le sue gambe storte da clown triste, con la faccia di un Clint Eastwood che ha preso una scossa elettrica e con la sicurezza di un anarchico solitario. Versione orientale degli eroi fuorilegge adorati dal cinema americano". (Enrico Magrelli, Film Tv, 03/09/2000)

"Come in 'Sonatine' ci sono il riposo del guerriero e i giochi, l'amicizia e il cinismo, le buone idee e le ripetizioni. Di 'Hana-bi' manca la tenerezza dei sentimenti. Identico il gusto per la comicità fredda, le gag, i rituali feroci. Ma siamo nella maniera. E visto che, quanto si sa, in Giappone i film di Kitano sono praticamente ignorati, viene da chiedersi se non ci troviamo di fronte a un astuto fenomeno di cinema nipponico costruito per l'esportazione, destinatari gli ingenui cinefili che hanno bisogno di nuovi eroi". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 3 settembre 2000)
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