Brimstone

OLANDA, GERMANIA, BELGIO, FRANCIA - 2016
4/5
Brimstone
Liz è una giovane donna muta, che vive con il marito e i due figli, è un'ostetrica e comunica attraverso il linguaggio dei segni, a volte assistita da sua figlia. Anche se il rapporto con il figlio 14enne potrebbe essere migliore, per il resto la vita di Liz scorre abbastanza felice. Tuttavia, quando il nuovo reverendo sale sul pulpito della chiesa, Liz si blocca e sente immediatamente che sia lei che la sua famiglia sono in pericolo. Ma Liz è una donna dalla forza e dal coraggio straordinari e sorprendenti, che farà l'impossibile per rivendicare una vita migliore per se stessa e sua figlia.
  • Durata: 149'
  • Colore: C
  • Genere: THRILLER, WESTERN
  • Produzione: N279 ENTERTAINMENT, X-FILME CREATIVE POOL, IN ASSOCIAZIONE CON NEW SPARTA, BACKUP FILMS, IN COPRODUZIONE CON FILMWAVE, PRIME TIME, THE JOKERS FILMS, DRAGON FILMS, AVROTROS, FILM VÄST, PARADISO FILMS

RECENSIONE

di Greta Leo

Dopo le note oscure di Noctunal Animals la musica in concorso si fa ancora più dura e terrificante. In scena Brimstone, curioso mélange di generi comprendente horror, western, revenge movie e melodramma come vuole una delle tendenze forti di Venezia 73. Dietro la macchina da presa l’olandese Martin Koolhoven, di fronte il Bene e il Male nelle sembianze dell’eroica Dakota Fanning e del cattivissimo Guy Pearce.

Siamo in America, nel West più cupo che si possa immaginare, dove nemmeno le parole degli uomini di fede portano conforto. Il folle predicatore senza nome è ossessionato dalla colpa, quella che vede in tutti gli esseri umani e in particolare in fondo all’anima della giovane Liz, senza per nulla prevedere forme di perdono. Del resto come perdonare una donna che si è macchiata del peccato peggiore, cioè affrancarsi dal potere maschile? La lotta sarà spietata e senza esclusione di colpi, fino allo scontro finale.

Diviso in quattro capitoli – Apocalisse, Esodo, Genesi e Castigo -, il film ripercorre il continuo rincorrersi  dei protagonisti senza seguire un ordine temporale logico, giocando di continui rimandi pur di dilatare lo show down finale in cui tutto finalmente apparirà chiaro. Soprattutto il perché di tanto odio da parte del predicatore. Ma è a questo punto che il regista si permette l’ultimo ribaltamento, regalando un tributo in puro stile melodrammatico  alla sua eroina. Se il futuro è delle donne, la loro forza ha radici profonde che pescano di sicuro anche nelle terre del lontano West.

NOTE

- REALIZZATO CON IL SUPPORTO DI: THE NETHERLANDS FILMFUND AND THE NETHERLANDS FILM PRODUCTION INCENTIVE, COBO FONDS, CANAL+, CINÉ+, THE FLANDERS AUDIOVISUAL FUND (VAF), BNP PARIBAS FORTIS FILM FINANCE, TAX SHELTER OF THE BELGIAN FEDERAL GOVERNMENT, MEDIENBOARD BERLIN-BRANDENBURG, DEUTSCHER FILMFÖRDERFONDS, MITTELDEUTSCHE MEDIENFÖRDERUNG GMBH, HUNGARIAN TAX SHELTER, SKYSTONE, NANOUK HOLDING, STICHTING ABRAHAM TUSCHINSKI FONDS, CINETIROL FILM COMMISSION.

- IN CONCORSO ALLA 73. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2016).

CRITICA

"Citazioni bibliche come se piovesse, miseria, violenza, umiliazione e morte e, forse per dimostrare la sua cinefilia, una serie di citazioni/scopiazzature da 'La morte corre sul fiume' che ottengono solo il risultato di sottolineare la distanza tra un bel film e questo pasticcio ambizioso e fallimentare." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 4 settembre 2016)

"(...) 148 minuti grandguignoleschl e magniloquenti scanditi da titoli biblici e costruiti a rovescio, come oggi va di moda, per raccontare la storia di una ragazzina perseguitata da un reverendo nero come l'inferno (...). In un tripudio di frustate, pistolettate, impiccagioni, bordelli, tenutari sadici, lingue mozzate, uomini strangolati con le loro budella, che forse vorrebbe mandare in soffitta Leone e Tarantino ma scade presto nel ridicolo involontario e nella noia malgrado la forza della prima parte." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 settembre 2016)

"(...) 'Brimstone', ha alle spalle un film americano, anzi di uno dei piè grandi film americani di sempre, 'La morte corre sul fiume' di Charles Laughton. La filiazione in realtà la si scopre solo verso la fine, ed è uno dei punti deboli del film. (...) un accumulo granguignolesco di colpi di scena che rende indigesto il risultato." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 4 settembre 2016)

"(...) se la Fanning convince, il film troppo pasteggia e inutilmente si dilunga, approdando al finale privo di forza." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 settembre 2016)

"Il fanatismo, con annessi delitti senza pentimenti, nonché vendetta incorporata, sbarca in concorso al Festival travestito da western in salsa gotico-olandese. (...) 'Brimstone' ha il tipico difetto che nasce dall'eccesso e che come risultato finale ha il rigetto. Cupo quanto sinistramente illuminato, il film alterna paesaggi aridi oppure innevati, ambienti sempre e comunque sordidi, vite primitive e miserie umane. A Guy Pearce mancano solo le corna e gli zoccoli caprini..." (Stenio Solinas, 'Il Giornale', 4 settembre 2016)

"'Brimstone' inchioda lo spettatore al supplizio di una ragazzina (...) verso un finale da thriller della tortura. Per l'accumulo, per un fraintendimento tra multitasking e iper spettacolarità, per la banalizzazione della lezione di Tarantino, il film diventa la parodia di se stesso." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 4 settembre 2016)

"Quasi due ore e mezzo di atroci violenze, sulle donne e sugli animali. Difficile da sostenere per gli occhi e lo stomaco, ma è anche intrigante il cammino a ritroso negli eventi, attraverso quattro capitoli, alla ricerca del perché di tanto odio e sangue. (... ) Il tema portante di 'Brimstone' resta la religione, vissuta in ossessiva chiave integralista, la comunità della Nuova Frontiera nella quale ha luogo il dramma si suppone segua una deriva calvinista." (Bruna Magi, 'Libero', 4 settembre 2016)
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