Black Jack

Heat

USA - 1986
Black Jack
Nick Escalante è un reduce dal Vietnam che vive nei Casinò di Las Vegas sognando Venezia, bevendo, giocando e mettendo a frutto l'esperienza accumulata col prestarsi a imprese varie che gli consentono di sopravvivere: stuntman, guardaspalle, maestro di arti marziali per giovani sprovveduti, vendicatore di donne taglieggiate senza mai tuttavia far uso della pistola. Dopo aver addestrato alla difesa-aggressione il giovane milionario Cyrus Kinnick, che gli si affeziona, e vendicata l'amica Cassie, sadicamente seviziata da Danny De Marco, figlio di un potente boss della malavita locale, Nick perde una ennesima volta ogni suo avere al Black Jack del Casinò. Squattrinato, carico di malinconia e di livore e braccato dalla gang di De Marco, rifiuta l'aiuto di Cyrus che gli offre denaro per la fuga e affronta risoluto la gang. Nello scontro perde l'amico, ma riesce a sterminare i componenti della banda, per recarsi infine indisturbato a godere Venezia.
  • Durata: 101'
  • Colore: C
  • Genere: AZIONE, THRILLER
  • Specifiche tecniche: NORMALE A COLORI
  • Tratto da: romanzo di William Goldman
  • Produzione: CASSIAN ELWES
  • Distribuzione: WARNER BROS ITALIA (1987) - MULTIVISION (COLLECTION) - LASERDISC:RCS FILMS & TV - PHILIPS VIDEO CLASSICS

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MARZO 1995

CRITICA

"William Goldman, premio Oscar per 'Butch Cassidy', sceneggiatore anche di 'Tutti gli uomini del Presidente' e del 'Maratoneta', trova poche ma giuste parole per sondare la psicologia di un uomo che sembra forte ma ha in realtà abbassato la bandiera, che è naturalmente reduce dal Vietnam, che ha perso ideali e speranze e gestisce quel che può per conto terzi. Un personaggio abbastanza curioso, cugino dei due giocatori di 'California Poker', perduto nella scia del crepuscolo, cui Burt Reynolds fa dono di una interpretazione misurata, ai limiti dell'autoironia come simbolo del sesso e della violenza, dando prova di essere un attore pronto a tutto. Bravissimo, con lui, è il giovane Peter McNicol ('La scelta di Sophie'), che disegna sospetti di nevrosi col sorriso sulle labbra. I bronci femminili sono di Karen Young e Diana Scarwid (ex figliastra di 'Mammina cara') ma la protagonista del film la presenza originale di una vicenda che talvolta non evita il risaputo, creando un contrappunto, è proprio Las Vegas, fabbrica di malinconia illuminata che la regia sorregge con tensione al voltaggio giusto e con alcune idee scritte in inchiostro simpatico di buon cinema." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 31 Maggio 1987)

"'Black Jack' è un film crepuscolare a cui dona una asprezza alla Don Siegel e un'interiorizzazione di stampo altmaniano. La cosa non stupisce, per almeno tre motivi. Ne è regista (non completamente: il film ha una vicenda produttiva non limpida), infatti, Dick Richards (celato dal quasi pseudonimo di R.M. Richards) che ricordiamo in almeno due opere esemplari: 'Fango, sudore e polvere da sparo' e 'Marlowe il poliziotto privato'. La scenografia densa e filigranata è di Dean Tavoularis (il preferito da Coppola). E ne è interprete in un ruolo ripiegatissimo e tormentato, Burt Reynolds generazionalmente legato a quella evoluzione recitativa, che accomuna, nella rilettura di se stessi, molti attori della vecchia guardia hollywoodiana (Bronson, Eastwood, Hachman e lo stesso Newman)." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 2 Giugno 1987)

"Escalante ha dovuto imparare le leggi di questo termitaio, e l'apertura geniale del film ce lo regala in un finto pestaggio dove dovrà soccombere (a pagamento) per dare lustro a un marito in difetto di stima della sua signora. Ma imparare le leggi non vuol dire assimilare i valori: così, quando la sua ex donna finisce sfregiata da un giovine rampollo di mala famiglia, non ha alcuna esitazione ad accollarsi la vendetta. Anche se questo significherà fare la lepre per il resto dei suoi giorni e dover affrontare, nella bellissima sequenza conclusiva nel cantiere edile, a uno a uno sei killer di squadra. Il fascino di un film come 'Black Jack' ('Heat!, Cannon', 1986) va al di là della mano felice di Richards, della bella squadra d'attori (MacNicol e le due ragazze, Karen Young e Diana Scarwid), del sinistro, repulsivo fascino di una Las Vegas invernale e deserta. Sta nel grande spettacolo della vita come gioco a carte scoperte: il cinema americano l'ha sfruttato tanto e al meglio, eppure mostra sempre di aver altre case da dire." (Gabriele Porro, 'Il Giorno', 3 Giugno 1987)
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