Beyond

Svinalängorna

SVEZIA - 2010
2/5
Beyond
Quello che per Leena - una donna di origini finlandesi ma svedese di adozione - era nato come un giorno di festa, dopo aver ricevuto una telefonata si trasforma per lei in un doloroso viaggio nel passato che la costringerà a fare i conti con gli infelici eventi della sua famiglia, che lei era riuscita a cancellare con un estremo atto di volontà.
  • Durata: 95'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85)
  • Tratto da: romanzo omonimo di Susanna Alakoski
  • Produzione: HEPP FILM AB, KAMOLI FILMS, BLIND SPOT PICTURES, DRAKFILM AB, NORDISK FILM, NORDISK FILM & POST PRODUCTION, FILM I SKÅNE, SVT, NORDSVENSK FILMUNDERHÅLLNING NO7
  • Distribuzione: SACHER DISTRIBUZIONE (2011)
  • Data uscita 16 Marzo 2011

TRAILER

RECENSIONE

di Gianluca Arnone

Siccome siamo tutti esuli dal nostro passato – Dostoevskij ha scritto – ci si libera tornando. Così è per la protagonista di Beyond – vincitore alla SIC di Venezia – illusa di rifarsi una vita a partire da una damnatio memoriae che, se rimuove, non sa dimenticare. Basta la telefonata della madre in agonia per riportarla in viaggio, stavolta a ritroso, per un ritorno a casa che vale più di un commiato perché le permetterà di chiudere i conti col passato, riscattarlo e ritrovare se stessa.
Tempo, identità e famiglia: nulla di nuovo insomma, non fosse altro che Pernilla August guarda e si guarda indietro, un occhio alla Persona di Bergman (di cui è stata attrice) e l’altro al melò classico, senza però avere l’intensità (e i primi piani) dell’uno, né la furia (e le ecchimosi) dell’altro. La confezione è elegante, l’impianto schematico (scolastica la costruzione per flashback), la recitazione frenetica, la regia scontata. Il risultato è un film che, al netto di vere emozioni, procede a scossoni, azionando ogni volta la manopola della scena straziante, il pianto catartico, l’abbraccio avvolgente.Noomi Rapace resta Lisbeth pure se abbassa la cresta. Meglio la sorellina Ola, che interpreta la protagonista da piccola.

NOTE

- PREMIO DELLA 25. SETTIMANA INTERNAZIONALE DELLA CRITICA "REGIONE DEL VENETO PER IL CINEMA DI QUALITÀ" (VENEZIA 2010).

CRITICA

"Un film svedese co-prodotto con i finlandesi. Con nomi noti. (...) Una storia cupa, in equilibrio tra adolescenza (ricordata) e l'età adulta di una donna (...). Senza mai scompensi narrativi né di stile grazie anche a una regia che, nonostante l'esordio, ha sempre i segni giusti, in atmosfere di plumbee, lacerate tensioni. Le riflette, magistralmente, il volto pallidissimo di Noomi Rapace, affidato ad una mimica quasi immobile ma interiormente attraversata da ferite profondissime. Il marito è Ola Rapace, suo marito anche nella vita. La interpreta da giovane Tehilla Blad, come già nei tre film di 'Millenium'." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 16 marzo 2011)

"II maestro Ingmar Bergman e l'ex marito Bille August in carnet, Pernilla August esordisce alla regia con un 'Tutto su mia madre' dal sapore nordico: fredda la forma, incandescente il nocciolo umano. (...) Se il ping-pong temporale non ha sempre scambi entusiasmanti e l'asciuttezza formale cede spesso all'edificante, Pernilla l'attrice si tiene stretta gli interpreti, e gioca tra rimozione e speranza. Buona la prima? Ni." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 16 marzo 2011)

"Bisognerebbe farlo vedere a tutti quelli che credono alla 'verità' della cosiddetta tv del dolore, questo film d'esordio di Pernilla August. Bisognerebbe mostrarlo a quelli che il dolore lo gonfiano, lo eccitano, lo spremono, lo spolpano. A quelli che ci speculano. (...) C'è un'estetica del pudore che si fa tout court etica del dolore, e che arriva sugli schermi del cinema contemporaneo passando per lbsen, probabilmente (...), e poi soprattutto per Bergman, con cui Pernilla August ha lavorato a lungo a teatro e al cinema (era la governante di 'Fanny e Alexander', 1982). (...) Non c'è mai voyeurismo, in 'Beyond'. Spesso, la macchina da presa stringe sul volto di Leena in primi e primissimi piani molto ravvicinati, immersi in una luce fredda, livida e bluastra. È come se l'occhio del cinema fosse lì, pronto a cogliere il riflesso sul volto del minimo turbamento dell'anima. Ma non farebbe mai nulla, la August, per spingere quell'anima a rivelarsi contro la sua volontà." (Gianni Canova, 'Il Fatto Quotidiano', 18 marzo 2011)
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