Benvenuti in paradiso

Come See the Paradise

USA - 1990
Benvenuti in paradiso
Nel 1936 l'irlandese Jack McGurn, giunto a Los Angeles per sfuggire al suo passato di militante attivo in un sindacato di New York, trova lavoro in un cinema della "Little Tokio", la colonia degli oriundi giapponesi, di proprietà di Hiroshi Kawamura, un immigrato che ha educato i suoi figli Charlie, Lily, Harry, Dulcie, Yoyce e Frankie ad amare la loro patria americana dove sono nati. Dopo un contrastato matrimonio con Lily, allietato dalla nascita della graziosa Mini, nel 1941 Jack è costretto ad arruolarsi mentre la famiglia Kawamura, unitamente ad altre migliaia di cittadini statunitensi di origine giapponese, viene forzatamente trasferita in un campo di internamento nel deserto. In una situazione così drammatica l'anziano Hiroshi muore; l'irriducibile Charlie, divenuto un contestatore, viene rimpatriato in Giappone; il giovane Harry, arruolatosi nell'unità giapponese-americana 442, rimane ucciso in battaglia; sopravvivono la moglie di Hiroshi e gli altri figli. Dimesse ormai dal campo, nel 1948, Lily e la piccola Mini riescono a riunirsi con Jack.
  • Durata: 131'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICO A COLORI
  • Produzione: ROBERT F. COLESBERRY
  • Distribuzione: 20TH CENTURY FOX (1990)

CRITICA

"Di quanto si voleva sapere di un trauma che dovette essere grosso, uscendo dal cinema si è imparato assai poco." (Francesco Bolzoni, 'L'Avvenire').

"Sacrificando alla "love story" e alla saga familiare l'analisi d'un capitolo di vita americana denso di implicazioni politiche, il film incede a passi lenti (dura oltre due ore) su un terreno cosparso di luoghi comuni, zeppo di sentimentalismo e afflitto da una musica lacrimogena. Interpreti ineccepibili." (Giovanni Grazzini, 'Il Messaggero').

"Sorprendente e documentatissimo, appartiene alla categoria di film che insegnano qualcosa: quanti di voi sapevano che un intero popolo di oriundi giapponesi residenti negli Stati Uniti fu deportato al tempo della seconda Guerra Mondiale?" (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera').

"Si adatta bene lo stile del melodramma, l'impegno produttivo è grande, la ricostruzione d'epoca è perfetta, gli interpreti sono bravi: ma il film si perde, si slunga, diventa anche tedioso per via di una sceneggiatura mal congegnata e ripetitiva." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa')
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