Below Sea Level

ITALIA, USA - 2008
Below Sea Level
Quattro anni nelle vite di Ken e Lily, di Carol e Wayne, di Mike, Cindy e Sterling, un gruppo di emarginati che vive in una base militare dismessa, a 40 metri sotto il livello del mare e a 250 km a Sud Est di Los Angeles. La loro vita scorre in una situazione estrema ma ognuno cerca di condurre a suo modo un'esistenza 'normale'. Non si sentono dei senzatetto e non hanno rifiutato la società o le convenzioni. Semplicemente ciascuno di loro, per circostanze diverse, si è trovato in una condizione di estrema povertà.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DOCUMENTARIO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: 21ONEPRODUCTIONS

RECENSIONE

di Silvio Grasselli
Deserto della California. A 250 km da Los Angeles vive una piccola comunità sparsa in camper, roulotte e furgoni, senz'acqua, senza luce, senza polizia né amministratori. Scossi dal mondo, è qui che molti, persi i legami col proprio passato, cadono, 40 metri sotto il livello del mare, tanto in basso che sembra più giù non si possa andare.
Il documentarista Gianfranco Rosi, italiano nato ad Asmara, dirige il suo secondo lungometraggio con occhio acuto, capace di svelare i fili invisibili che si tendono tra le parole, i gesti, i silenzi dei suoi protagonisti. I personaggi del film sono alcuni di quelli che, con un cataclisma esistenziale alle spalle, si son trovati nel deserto della California, "nel bel mezzo del nulla" come dice il cantastorie Mike, alcolista lucido finito a vivere in un camper dopo la morte della figlia diciottenne in un incidente stradale.
Dalla dottoressa caduta in rovina per riconquistare la tutela del figlio, al colto girovago zoppicante, dal vecchio bestemmiatore folle che entra ed esce dal carcere, al travestito con un passato nella marina, sei matrimoni alle spalle e due figli lasciati lontano, l'occhio di Rosi intreccia confessioni e routine di anime perse, uomini e donne finiti o rifugiati fuori dalla Storia. Rosi ha vissuto tanto a lungo accanto e insieme a queste persone da essere dimenticato, diventando parte dell'ambiente, come fosse una mosca o un turbine di vento. Davanti il suo obiettivo non solo i personaggi del film si muovono e vivono senza apparenti reticenze, ma finiscono addirittura per offrire all'occhio di Rosi scene di svelamento e intimità che forse semplicemente non sarebbero accadute senza la sua presenza lì con loro. Se insomma Rosi riesce con grande capacità a far parlare non tanto e non solo i suoi protagonisti, quanto piuttosto le loro stesse vite immerse nella rarefatta atmosfera del deserto, presto però diventa chiaro come ad attrarre l'attenzione del regista sia l'aspetto pittoresco, spettacolare, mitico della realtà che osserva. Il film così si limita a raccontare con efficacia l'affascinate spettacolo dell'autorappresentazione di queste persone che accettano d'esser mutati in ameni personaggi, evitando d'interpellarsi sull'abisso di dolore che giace sotto la dura, spessa superficie.

NOTE

- PREMIO 'ORIZZONTI DOC' E PREMIO DOC/IT-SICILIA FILM COMMISSION ALLA 65. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2008).

CRITICA

"A quaranta metri sotto il livello del mare, in una base militare dismessa a 250 km da Los Angeles vivono gli homless di 'Below Sea Level', quelli che raccattano una vita che li ha messi fuori gioco nello straordinario film-documento di Gianfranco Rosi, filmaker nato in Eritrea e viaggiatore tra Istanbul, New York e Roma. Testimoni vivi, intelligenti, sensibili, ex normali con facce piagate, corpi rimodellati dal dolore, ricordi come ferite non più cicatrizzabili, Ken, Lily, Mike, Carol e Wayne, Cindy si muovono dentro e fuori le loro roulotte, vecchie carcasse di auto, tra la polvere del deserto e si reinventano uno spazio dove non arrivano né acqua né luce né la legge degli uomini. Ma quello è il loro spazio oggi 'e da qui non torniamo indietro'". (Leonardo Jattarelli, 'Il Messaggero', 2 settembre 2008)

"E' un film miracoloso, il film di una vita. Una ballata che farebbe impazzire Bob Dylan, un poema che incanterebbe Walt Whitman, un romanzo-saggio che conquisterebbe Thoreau... un film frutto di un'altra ossessione, quella del suo regista semi esordiente che l'ha scritto, prodotto e girato in una quasi assoluta solitudine". (Dario Zonta, 'L'Unità', 2 settembre 2008)

"Originale sulla carta, 'Below Sea Level' veicola il suo valore nel risultato: il professore universitario, il transessuale reduce dal Vietnam che si improvvisa parrucchiera, l'ex detenuto, la dottoressa, il laureato in teologia, l'attore di C movies. 'Non siamo stati capaci di inserirci in questa società. Non ci siamo intonati sui binari della normalità', dicono unanimi e tutti uguali nelle loro fondamentali diversità. Hanno pianto alla visione di loro stessi in un documentario e sorridono, sospesi tra terra e cielo, nel silenzio di un'infinita distesa interrotta dal rumore dell'aria condizionata di una macchina: non è per rinfrescare, ma per asciugarsi i capelli. Da necessità ad artistica virtù". (Anna Maria Pasetti, 'Il Riformista', 2 settembre 2008)

"In una fase di riflessione sul senso delle immagini e sulla loro possibile realizzazione con la realtà, 'Below Sea Level' propone un'interpretazione preziosa. Filmare persone come i suoi protagonisti poteva essere estremamente disturbante; non sentiamo invece mai l'impressione di un voyeurismo, quelle storie sono la messinscena di loro stessi e il film è una possibilità di raccontarsi, componendo al tempo stesso una trama della realtà declinata alla prima persona". (Cristina Piccino, 'Il manifesto', 2 settembre 2008)

"A guardarli, hanno più senso e poesia loro in quelle sporche esistenze prive di tutto che intere saghe cinematografiche o letterarie. Semplicemente, sono arrivati al succo della questione e non si fanno più ingannare dai vetrini colorati. Le loro parole e le loro canzoni strampalate evocano Dylan, Whitman e Thoreau, ma solo perché la profondità delle loro esperienze si è incontrata da qualche parte con quella di altri poeti. Rosi (nessuna parentela), filmaker quasi alle prime armi e una vita tra l'Eritrea, la Turchia, gli Usa e l'Italia era partito pensando di raccontare il deserto. E il deserto gli ha regalato un magnifico paesaggio, di sabbia e di umanità". (Roberta Ronconi, 'Liberazione', 3 settembre 2008)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy