Beatrice Cenci

ITALIA - 1956
Beatrice Cenci
Francesco Cenci è odiato e temuto per la crudeltà, di cui dà prova anche verso i componenti della sua famiglia: si dice, infatti, che abbia fatto uccidere addirittura il figlio Cristoforo. Il furore di Francesco non ha limiti quando scopre che sua figlia Beatrice si è innamorata di Olimpio Calvetti, l'intendente del castello. Nel frattempo, il figlio Giacomo ha una relazione clandestina con la matrigna Lucrezia e, quando Francesco tenta di farlo uccidere, Giacomo si mette d'accordo con la donna per sopprimere il padre. Lucrezia dovrebbe avvelenare il marito, ma non ne ha il coraggio. Giacomo fugge, ma prima di allontanarsi sega alcune assi che sostengono il balcone della camera paterna. Intanto Olimpo, che ha osato tener testa al padrone, viene cacciato e minacciato di morte se ritorna. Quando si ripresenta al castello, Francesco si accinge a sparargli, ma salito sul balcone, precipita e muore. Lucrezia, Giacomo e Beatrice stanno per lasciare il castello per recarsi a Roma, quando giunge il giudice Marcantonio Ranieri che, venuto a compiere delle indagini, riesce a raccogliere soltanto degli indizi. A Roma, Beatrice rivede Olimpio ma sospetta che lui sia il responsabile della morte di suo padre. Olimpio riesce a convincere la ragazza della propria innocenza ma quando il giudice accusa apertamente Giacomo di parricidio, Lucrezia lo difende accusando Olimpio, che viene a sua volta difeso da Beatrice. Le due donne vengono torturate e mentre Lucrezia resiste per amore di Giacomo, Beatrice confessa tutto quello che vuole il tribunale e viene accusata di aver procurato la fine del padre...
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: CINEMASCOPE - EASTMANCOLOR
  • Tratto da: romanzo ottocentesco di Francesco Domenico Guerrazzi
  • Produzione: ATTILIO RICCIO PER ELECTRA SANJUST
  • Distribuzione: CEI INCOM

NOTE

- COPIA RESTAURATA A CURA DEL CENTRO SPERIMENTALE DI CINEMATOGRAFIA-CINETECA NAZIONALE.

CRITICA

"Presentata dignitosamente, questa nuova versione cinematografica della storia della famiglia Cenci, ha avuto in Riccardo Freda un regista attento e coscienzioso, sì che questo film può essere ritenuto la sua cosa migliore". (U. Tani, 'Intermezzo', 20-21,15 novembre 1956).
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