Baywatch

USA - 2017
2/5
Baywatch
Le vicende di un gruppo di guardaspiaggia che pattugliano la Emerald Bay, sulle coste della California, guidati dal veterano tenente Mitch Buchannon, vero e proprio eroe locale. Insieme alla nuova recluta Matt Brody, campione Olimpico di nuoto che entra subito in competizione con la popolarità del suo tenente, Mitch scoprirà un intrigo criminale messo in atto per minacciare il futuro della baia...
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: PANAVISION (1:2.39)
  • Tratto da: omonima serie TV creata da Michael Berk, Gregory J. Bonann, Douglas Schwartz
  • Produzione: BEAU FLYNN, IVAN REITMAN, MICHAEL BERK, DOUGLAS SCHWARTZ, GREGORY J. BONANN PER COLD SPRING PICTURES, CONTRAFILM, THE MONTECITO PICTURE COMPANY, PARAMOUNT PICTURES, SEVEN BUCKS PRODUCTIONS
  • Distribuzione: UNIVERSAL PICTURES INTERNATIONAL ITALY
  • Data uscita 1 Giugno 2017

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Dal 1989 al 2001, c’è forse chi non l’abbia vista, Baywatch? Chi non ricordi il fustacchione David Hasselhoff e la giunonica in plastica Pamela Anderson? No, li ricordiamo tutti, ed entrambi ritornano qui, in cammeo: David e Pamela, vestigia e reperti di un altro cinema, un’altra tv, un latro audiovisivo.

Effetto nostalgia, supplenza di un passato che non è più ed è ancora: Baywatch si fa film, regia elementare e alimentare di Seth Gordon, che di idee nuove in giro non ce ne sono poi molte, né di migliori.

Usato sicuro, cambiare tutto perché nulla cambi e dietro il cammeo-imprimatur ecco gli eredi: Dwayne “The Rock” Johnson nella parte di Dwayne “The Rock” Johnson e Zac Efron nella parte di un perculato Zac Efron, apostrofato di tutto, da Justine Bieber a NSYNC, cui tocca perfino esplorare scroto e perineo di un cadavere alla morgue. Vabbè, il maschio alpha e il maschietto a geometrie variabili.

Poi, le bellone in costume riveduto e zippato: Alexandra Daddario, Kelly Rohrbach, Ilfenesh Hadera. E un’altra bellona per cattiva: Priyanka Chopra. E perché la spiaggia non basta più, un’indagine tra cristalli e omicidi, stereotipi razziali e stereotipi su tutto il resto, inverosimiglianze e ebetitudini: negli Usa, massacrato dalla critica a dispetto – spergiurano dalla produzione – di “test positivi”, gareggia con King Arthur, che però lo sopravanza di 70 milioni di budget, per IL flop di questo anticipo d’estate.

Non che sia così terribile, questo Baywatch, ma è irrefutabilmente inutile, posticcio, memore e immemore insieme, né carne né pesce, né balneare né detection, con battute e situazioni che di sessualmente esplicito hanno solo gli attributi. Sì, due palle.

NOTE

- TRA I CO-PRODUTTORI FIGURA ELI ROTH E TRA PRODUTTORI ESECUTIVI DWAYNE JOHNSON.

CRITICA

"(...) l'idea vincente di «Baywatch» è affidare a Zac Efron, occhi blu e tartaruga in mostra, un ruolo che riflette le caratteristiche dell'attore, pieno di allusioni e strizzatine d'occhio. (...) Insieme con la brevissima apparizione di Pamela Anderson, il giochetto su Efron vero-falso, è l'unico spunto spiritoso di un film che, per il resto, ha molto in comune con nostri bistrattati cinepanettoni." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 1 giugno 2017)

"Flop senza rimedio negli Usa, invero, non è così male: la sceneggiatura è per encefalitici, la 'detection' per 'minus habens', i muscoli di Dwayne e Zac tirati a lucido, e più non dimandare. Problema serio, di quell'incauto ottimismo seriale rimane oggi solo il coté narcisista ed egotista, con citazionismo à la carte e strizzate d'occhio pop posticce. Duro colpo, comunque, per The Rock che si pensava nuovo Re Mida e si ritrova spiaggiato e relitto." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 1 giugno 2017)

"Tornano (ma su largo schermo) gli eroi (e soprattutto le eroine) della serie che furoreggiò negli anni 90 (sembra un destino ineluttabile che i successi tv dell'epoca dei babbi debbano trovare la strada per il grande schermo con il pubblico dei figli). (...) Piacerà per le stesse ragioni per cui catturò l'attenzione il serial (...). Tanto sole, tanto mare, tantissimi tripudi di carni femminili sode e belle." (Giorgio Carbone, 'Libero', 1 giugno 2017)

"Meglio la prima parte, dove Dwyane Johnson, il più in forma (in tutti i sensi), «bullizza» di battute la spalla Zac Efron. Poi, quando il film si prende sul serio, trasformandosi in un poliziesco, ti verrebbe voglia di cambiare canale. Volgarità in eccesso e inutile. Pamela Anderson vince la sfida con le nuove leve." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 1 giugno 2017)
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