Basta vincere

Blue Chips

USA - 1994
Basta vincere
I Dolphins, prestigiosa squadra di basket della Western University, sono in crisi. Privi di fuoriclasse, escono dalle eliminatorie, e lo staff tecnico decide l'acquisto di tre studenti-atleti di talento; Butch McRae, nero, di Chicago; Ricky Roe, bianco, figlio di un coltivatore dell'Indiana: il colosso di colore Neon Bodeaux, di New Orleans. Butch vuole la famiglia al seguito ed una casa per la madre; Ricky esige trentamila dollari e suo padre un trattore nuovo. Dal canto suo Neon sembra avere scarse probabilità di superare il test attitudinale per l'ammissione al college, ma in realtà il gigante, che l'allenatore Pete Bell affida alle cure della ex moglie Jenny, insegnante, è tutt'altro che sprovveduto: è solo in polemica con la classe bianca dominante e la sua cultura. Diviso tra la naturale onestà e la voglia di vincere e riscattare due stagioni disastrose, Pete finge di non sapere quando Happy, presidente dell'Associazione ex alunni, provvede alle richieste dei giocatori, e regala un'automobile di lusso a Neon, che non ha chiesto niente. Pete mente a Jenny, con la quale ha un rapporto di amicizia e stima particolari sulla transazione, mentre Ed, cronista dedito a scoprire scandali, spera in uno scoop, anche per una precedente azione vergognosa di una partita truccata dei Dolphins. La prima uscita, contro i campioni dell'Indiana, si traduce in un trionfo, sia pur sofferto. Ma Bell è amareggiato: Jenny ha scoperto l'imbroglio e non gli perdona di averle mentito; inoltre Tony, un giocatore che lui ha tirato su dal nulla, gli ha confessato di aver truccato la partita incriminata. Alla conferenza stampa Bell, tra lo stupore generale e l'ira di Happy, denuncia lo scandalo e rassegna le dimissioni.
  • Durata: 105'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Produzione: MICHELE RAPPAPORT
  • Distribuzione: U.I.P. (1994) - CIC VIDEO

CRITICA

"Decoroso filmino parasportivo del decaduto William Friedkin, che s'aggrappa alle belle, ma alla fin fine stucchevoli (nonostante le molte star del basket) sequenze sul campo di gioco per tenere in piedi un copione tutt'altro che eccitante. E appesantito dall'irritante moralina conclusiva". (Massimo Bertarelli, 'Il giornale', 13 settembre 2001)
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