Barry Lyndon

GRAN BRETAGNA - 1975
Barry Lyndon
Redmond Barry, un giovane irlandese di modeste condizioni, sfida a duello, per amore di sua cugina Nora, un capitano inglese che l'ha chiesta in moglie. Convinto d'aver ucciso il rivale, parte per Dublino, ma lungo la strada viene derubato, per cui è costretto ad arruolarsi nell'esercito inglese, in lotta contro i francesi. La morte di un capitano suo amico, e le atrocità della guerra, lo inducono a disertare, ma è scoperto e per cavarsela non gli resta che militare con i prussiani, alleati degli inglesi. Essendosi fatto onore sul campo di battaglia, si vede affidare, dal ministro della polizia prussiana, l'incarico di sorvegliare uno straniero, giocatore professionista, che si suppone sia una spia. Diventato suo amico, invece, Barry lascia la Prussia per seguirlo nei suoi pellegrinaggi fra la buona società' di mezza Europa. Gli capita, così, d'incontrare la bella Lady Lyndon, moglie di un uomo anziano e malandato, alla cui morte Barry succede nel talamo. Dovrebbe, questo matrimonio, essere il culmine della sua fortuna: lo condurrà, invece, alla rovina.
  • Durata: 184'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, GUERRA, ROMANTICO
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA - EASTMANCOLOR
  • Tratto da: romanzo "Le Memorie di Barry Lyndon" di William Makepeace Thackeray
  • Produzione: HAWK FILMS, PEREGRINE (PER LA WARNER BROS)
  • Distribuzione: COLUMBIA/WARNER (1976), PIC; IL CINEMA RITROVATO-CINETECA DI BOLOGNA (2015) - SAN PAOLO AUDIOVISIVI (GLI SCUDI) - BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO (2011)
  • Riedizione 1983, 2015.
  • Data uscita 12 Gennaio 2015

TRAILER

NOTE

- OSCAR 1976 PER: MIGLIOR FOTOGRAFIA, COLONNA SONORA, SCENOGRAFIA E COSTUMI.

- COREOGRAFIE: GERALDINE STEPHENSON.

- CONSULENTE STORICO: JOHN MOLLO.

- PRIMA PROIEZIONE: 1 GENNAIO 1976.

- DAVID DI DONATELLO 1977 PREMIO EUROPEO A STANLEY KUBRICK.

CRITICA

"(...) torna in sala, restaurato, il capolavoro di Stanley Kubrick 'Barry Lyndon', forse IL FILM per antonomasia, almeno nella capacità di ricreare, codificare, perfezionare un universo. (...) Kubrick sceneggia e 'traccia una parabola che conduce al nulla' (Michel Ciment) (...) tragedia al lume di candela e ai Lumi d'epoca, è un must see della storia del cinema. Accanto al genio di Kubrick, spiccano la fotografia di John Alcott e le scenografie di Ken Adam: la geometria delle idee, la sospensione dell'incredibile, il Settecento come non l'avevamo mai visto, e che ora possiamo rivedere grazie all'iniziativa II Cinema Ritrovato, promossa dalla Cineteca di Bologna." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 8 gennaio 2015)

"Tra le novità della settimana, un film che novità non è (anno 1975) ma che moltissimi non hanno mai visto (poche e sparpagliate le riproposte televisive). (...) i pregi dell'opera sono soprattutto formali (un 700 inglese restituito coi toni caldi e preziosi dei quadri di Gainsborough). Anzi sottolineerei il 'soprattutto'. Lyndon è solo un'opera decorativa. Non lasciatevi incantare da chi parla di capolavoro. È senz'altro tra gli esiti minori nella filmografia del grande Stanley un genio che ha affrontato tanti generi, ma sempre lasciando la sua impronta. La fantascienza ('2001 Odissea nello spazio') la satira ('Stranamore') il guerresco ('Full Metal Jacket') diventavano nelle sue mani qualcosa di speciale. Lyndon no. Tratto da un romanzo di Thackeray ne ripete pedissequamente la struttura narrativa, non rinunciando al più ovvio degli espedienti (la voce fuori campo). Pur zeppo di avvenimenti da romanzone di cappa e spada (i duelli, gli amori aristocratici e quelli ancillari, le taverne e le bische della merry England) Barry non avvince neanche per un minuto su 180. E come potrebbe con quella patata lessa di Ryan O'Neal che riesce a non mutare espressione per tre ore filate?" (Giacomo Ferrari, 'Libero', 8 gennaio 2015)

"In tv ogni tanto lo trasmettono, ma in tarda serata e sommerso dagli spot. Una ragione di più quindi per (ri)vederlo sul grande schermo, dove riacquista tutto il suo splendore. (...) fotografia, scenografie e musiche non originali (suonano Bach, Mozart e Haendel) da Oscar." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 15 gennaio 2015)
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