Barbecue

FRANCIA - 2014
Barbecue
Per i suoi 50 anni, Antoine ha ricevuto un regalo speciale: un infarto; e da ora in poi dovrà "stare attento". Ma Antoine ha trascorso tutta la sua vita a prestare attenzione: alla sua salute o a cosa ha mangiato, è stato attento alla famiglia, ha accettato i difetti dei suoi amici e ha ingoiato tanti rospi. Ora, però, Antoine ha deciso di adottare un nuovo regime...
  • Altri titoli:
    Barbacoa entre amigos
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA PLUS
  • Produzione: SAME PLAYER IN COPRODUZIONE CON STUDIOCANAL, TF1 FILMS PRODUCTION, CINÉFRANCE 1888
  • Distribuzione: ACADEMY TWO
  • Data uscita 11 Settembre 2014

CRITICA

"Un genere tipico del cinema francese è il «'film di amici»', commedie corali per lo più ambientate in contesti borghesi, con personaggi solitamente appartenenti alla medesima generazione. Racconti che fotografano le gioie e le vicissitudini della vita emotiva di coppie o di gruppi osservati, colti in particolari ambienti e determinate occasioni. Nella memoria si affacciano le vicende di alcuni film di Claude Sautet («'È simpatico, ma gli romperei il muso»', '«Tre amici, le mogli e (affettuosamente) le altre'») e di quelli, recenti, di Guillaume Canet («'Piccole bugie tra amici»') e di Stéphane Gobelin («'E se vivessimo tutti insieme? »'). A questo genere appartiene 'Barbecue' di Eric Lavaine («'Benvenuti a bordo»'), di cui è protagonista e «'narratore»' della vicenda Antoine (Lambert Wilson), un cinquantenne, che, reduce da un infarto, dà una svolta alla vita precedente, in cui, attento alla propria salute, aveva coltivato affetti e amicizie, non trascurando il lavoro e concedendosi anche delle scappatelle. Una svolta in seguito alla quale, risoluto a godersi le giornate, non solo rinuncia alle scelte salutiste, preoccupando Véronique (Sophie Suez), l'attraente consorte che è medico, ma, abbandonati limiti e ipocrisie, cambia atteggiamento anche nei confronti degli amici, alcuni frequentati dagli anni degli studi universitari: durante la rituale vacanza estiva in una lussuosa villa con piscina, fra gite, svaghi e occasioni conviviali, svela quanto nel corso degli anni aveva taciuto (...). Le giornate della vacanza scorrono fra prese in giro anche crudeli, scoperte di verità e di situazioni nascoste, fra commenti, confessioni e conflitti seguiti poi da riconciliazioni, celiando sugli anni che avanzano, sulla crisi, sulla stima di se stessi spesso eccessiva. Giornate descritte con pochi spunti di originalità dal regista al suo quinto lungometraggio, il quale, evitata una possibile deriva emozionale, grazie ad un'ironia governata e a tratti tagliente, fissa il ritratto di alcuni cinquantenni, di una famiglia allargata, formatasi al di fuori di qualsiasi legame, fra i membri della quale (figure caratteriali ben definite da eccellenti interpreti) si rinsaldano, grazie alla franchezza, i caldi rapporti stabilitisi negli anni." (Achille Frezzato, 'Eco di Bergamo', 19 settembre 2014)

"Un gruppo di amiconi in vacanza fa i conti con le età della vita e le relative trappole. Non è un soggetto, ormai è un format. I protagonisti possono avere 30, 40 o 50 anni, lo schema non cambia. (...) Su temi simili un altro film corale francese, 'Piccole bugie tra amici' di Canet, innestava ben altre ambizioni. Qui tutto è più rassicurante e gradevole, ma non emerge molto di nuovo né sui singoli né sulle dinamiche del gruppo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 settembre 2014)

"A tenere insieme il film sono soprattutto le disavventure sentimentali, tradimenti compresi, dei vari protagonisti, oltre alle preoccupazioni lavorative. Certo, il tono è un po' meno concitato delle varie «Vacanze» italiane in giro per il mondo ma i temi sono identici (...). A distinguere gli «imitatori» francesi dagli «originali» italiani non c'è neppure la censura del linguaggio sboccato, perché in quanto a parolacce ed espressioni scurrili i cugini transalpini non si tirano certo indietro. Magari con un po' di nonchalance in più, e con un tono realista che distingue i «peracottari» nostrani dai piccolo borghesi francesi. Ma la sostanza cambia poco. (...) Né è da pensare che l'invasivo product placement che infesta i film italiani sia sconosciuto in Francia. (...) I francesi non hanno quel cinismo un po' becero che cresce sull'invidia e il piacere di vedere l'amico - o presunto tale - perdere certezze e soccombere di fronte ai problemi. In un cinepanettone italiano si sarebbe fatto a gara per aumentare la dose delle sconfitte e delle disgrazie altrui, qui invece l'insospettato cuore d'oro degli amici cerca di aiutare in ogni modo chi di loro () non se la sta passando bene. Così come l'inevitabile gag sugli interventi estetici femminili scivola via senza facili ironie o battute. E alla fine il lieto fine è rivendicato come una scelta voluta e non imposta (tipo che il marito tradito, ma prima a lungo lui stesso traditore, impara la lezione e cancella il passato, mentre in una commedia natalizia italiana la «riconciliazione» coniugale sarebbe stata imposta e accettata di cattivo grado) ma la sensazione generale non cambia di molto. E nonostante un gruppo di attori tutti molto professionali (e lontanissimi dalle deformazioni regionalistiche quasi obbligate da noi) il senso dello spettatore per il cinema ne esce pesto e malconcio allo stesso modo." (Paolo Mereghetti,' Il Corriere della Sera', 10 settembre 2014)

"Frizzante, spiritosa commedia francese, un inno all'amicizia, che pur basata sui dialoghi, evita pretenziose divagazioni filosofiche. (...) Litigi e abbracci, musi lunghi e risate, gelosie e bevute. Con attori bravi e simpatici." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 11 settembre 2014)

"Trattasi di commedia corale su cinquantenni benestanti in crisi (...). In patria è andata benino sul fronte degli incassi, così così su quello critico, due o tre stellette al massimo. (...) Il cinema della chiacchiera è una specialità transalpina e qui i nove personaggi principali, cinque uomini e quattro donne, parlano parecchio: di facezie e malattie, di corna e sesso, di cibo e diete. Già, cibo e diete. Il titolo non è stato scelto a caso dal regista cinquantenne. (...) Così, nella prospettiva di Lavaine, il barbecue in tutte le sue varianti diventa un antidoto ai regimi ipocalorici, alle regole, alla cautela. Alla faccia del colesterolo cattivo. Lo scopre sulla propria pelle il protagonista Antoine, magnifico cinquantenne di Lione, attento alla linea e ai grassi saturi, manager di successo dal rimorchio facile nonostante moglie bella e figlio, il quale si ritrova colpito da un infarto, durante una maratona. Non sa capacitarsi. Ha sempre condotta una vita sana, invece il cuore l'ha fregato. (...) 'Barbecue' non è un capolavoro, però veicola un messaggio universale, pescando nella vita di tanti cinquantenni del mondo occidentale, di ambo i sessi, alle prese con rughe, separazioni, fallimenti professionali, malattie, smanie erotiche e depressioni da abbandono." (Michele Anselmi, 'Il Secolo XIX', 31 luglio 2014)
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