Banditi a Milano

ITALIA - 1968
Banditi a Milano
Dopo un inserto sociologico che si propone di offrire una spiegazione del come il vizio, nei suoi multiformi aspetti, possa allignare e prosperare in una città ad un alto potenziale tecnologico e dal diffuso benessere economico, nel film - che si ispira alla rapina e ai delitti che seguirono, avvenuti a Milano il 25 settembre 1967 - sono messi a fuoco i protagonisti del dramma - autori, vittime, forze dell'ordine - i loro ambienti, le loro psicologie, e vengono descritti i momenti della preparazione e dell'esecuzione di questo crimine ed altri precedenti, fino alla strage finale. I componenti del famigerato quartetto: Piero il capo, che si autodefinisce un "drago", fondamentalmente stupido, ma astuto, esaltato e pieno di presunzione; la sua spalla; l'autista delle "spedizioni" e l'ultimo arrivato, un minorenne fino ad allora incensurato, perdono tutta la loro boria e folle spavalderia di fronte alla generosa collaborazione dei cittadini con le forze dell'ordine, soprattutto nel momento in cui gli agenti stringono i ferri intorno ai loro polsi.
  • Altri titoli:
    Bandits in Milan
  • Durata: 102'
  • Colore: C
  • Genere: POLIZIESCO
  • Specifiche tecniche: TECHNISCOPE TECHNICOLOR, 35 MM.
  • Produzione: DINO DE LAURENTIIS CINEMATOGRAFICA
  • Distribuzione: PARAMOUNT - DDL

NOTE

- PRESENTATO AL 18° FESTIVAL DI BERLINO (1968).

- PREMIO DAVID DI DONATELLO 1968 ALLA REGIA (CARLO LIZZANI) E AL PRODUTTORE (DINO DE LAURENTIIS).

- GROLLA D'ORO A GIAN MARIA VOLONTE' COME MIGLIOR ATTORE.

CRITICA

"Un attendibile ritratto della nuova malavita emersa sul finire degli anni sessanta, ma anche una ricostruzione spettacolare di una tragedia autentica. Come sempre, quando c'è di mezzo Lizzani, un'operazione concettualmente discutibile e molto agguerrita sul piano poliziesco. Buon ritmo e personaggi ben definiti. Ma non dovremmo lasciare al telegiornale resoconti del genere?" (Francesco Mininni, Magazine italiano tv)

"Filmata nei luoghi stessi ove si svolse l'accaduto, quest'opera trova il suo vigore e il suo equilibrio in una fusione di elementi che hanno del dramma e dell'inchiesta giornalistica e documentaria. Anche se la prima parte, che vorrebbe essere esemplificativa ma è solo didascalica, risulta non convincente, il resto del lavoro è di eccellente fattura." (Segnalazioni cinematografiche, vol. 63, 1968)
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