Balto

USA - 1996
Balto
A Nome, una isolata cittadina dell'Alaska, la vita di Balto scorre dura e poco felice: una sincera quanto rissosa amicizia lega il solitario e pericoloso cane-lupo a Boris, una eccentrica ma simpatica oca russa delle nevi. E nel mondo delle persone rispettabili solo Rosy, una bimba di nove anni, e Jenna, il suo bellissimo husky, sembrano capire che Balto non è quel che sembra. Improvvisamente Rosy ed altri bambini cominciano ad ammalarsi: una grave epidemia contro la quale mancano le medicine. La scorta più vicina si trova a mille chilometri di distanza, ed una terribile tempesta di neve rende impraticabile ogni normale via di comunicazione. Unica possibilità è tentare con una squadra di cani da slitta. Spinto dal grande amore per Jenna e per Rosy, Balto si propone come volontario per la squadra, ma Steel, suo avversario, lo fa cacciare. Steel parte con gli altri cani e la slitta per Nenana, ma sulla via del ritorno si perde e con lui la preziosa medicina. Balto decide andare alla ricerca dei dispersi; lo accompagnano la fida Boris ed i due orsi Muk e Luk. Alle difficoltà della terribile tormenta si aggiunge l'assalto di un enorme orso grigio che ferisce Jenna, improvvisamente sopraggiunta. Balto decide di proseguire da solo e torna a Nome con le medicine. Ha vinto, spronato e confortato dalle parole della sua amica Boris: "Un cane non potrà mai fare questo viaggio da solo, ma un lupo sì!".
  • Durata: 74'
  • Colore: C
  • Genere: ANIMAZIONE
  • Specifiche tecniche: PANORAMICA A COLORI
  • Produzione: STEVE HICKNER
  • Distribuzione: U.I.P.

NOTE

- REVISIONE MINISTERO MAGGIO 1996

CRITICA

"Balto, diretto da Simon Wells come un classico film d'azione, segue comunque le direttive sentimentali dei prodotti di zio Walt, pur ispirandosi a fatti quasi veri: un protagonista a quattro zampe coraggioso, che sfida ghiacci e bufere per aiutare i cuccioli umani, facendo gli occhi dolci alla cagnetta innamorata Jenna. (...) Il film inizia e finisce con riprese dal vero, ma negli altri settantacinque minuti il disegno è spesso divertente e caricaturale alcune sequenze provocano meraviglia e spavento in dosi massiccio mentre il finale con la nonnina che spiega alla nipotina il perché della statua canina è didascalico e commovente sintonizzandosi sulle umiliazioni subite dal povero Balto, riscattate alla fine dalla gloria e dagli applausi, come da tradizione, ma con sopportabile razione di melassa. Domina il bianco della neve che è prima un'esigenza del racconto, poi quasi uno stile". (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 25 giugno 1996)

"Il regista Wells di Cambridge, ha iniziato a collaborare con Spielberg all'epoca di 'Roger Rabbit', dove ha lavorato agli storyboard, divenendo supervisore dell'animazione. In seguito Wells è diventato co-regista di 'Fievel goes West' insieme a Phil Nibbelink, col quale ha anche firmato 'We're Back!' prima che Nibbelink andasse ad occuparsi delle animazioni dei fantasmi in 'Casper'. L'appiglio alla realtà storica non impedisce che la struttura di Balto segua i canoni della favola con un cattivo, l'amore tra Balto e la cagnolina Jenna e una impressionante quantità di catastrofi, che comprendono valanghe, tormente e cadute nei precipizi, tutte giocate visibilmente sulle diverse sfumature dell'abbagliante bianco delle nevi artiche. Tra i 'giochi' ad uso e consumo interno tipici dell'animazione dell'ultimo decennio, si fa notare un ironico, quanto imprevedibile, omaggio a 'E.T.', che appare tra i ghiacci di una grotta in cui si avventura Balto, grazie ad una stalattite trasformata in specchio deformante". (Oscar Cosulich, 'la Repubblica', 22 giugno 1996)
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