Bad Boy Bubby

AUSTRALIA, ITALIA - 1993
Bad Boy Bubby
La cognizione del mondo di Bubby si ferma alle pareti delle due stanze dello scantinato, dove sua madre lo ha confinato sin dalla nascita. Non ha il senso dell'esistenza di altri che di se stesso e di sua madre. "Mamma" lo accudisce, ora nutrendolo, ora picchiandolo, talvolta usandolo per fare del sesso, a seconda del suo umore. Ma poi "Papà" torna a casa. Improvvisamente, il mondo diviene un luogo più complicato del previsto. Le sue teorie sull'esistenza e il comportamento vengono sconvolte in una selvaggia rivoluzione che porta Bubby a uscire "fuori" per la prima volta. Così ha inizio per Bubby un viaggio di scoperta. Privo di propri principi morali, senza la capacità di giudicare, Bubby entra in un mondo di caos e musica, di degrado e delizie, di gente buona, di gente cattiva, di sesso. Bubby può portare a termine con successo una rapina contando soltanto su un gatto morto, ma finisce in prigione per aver parlato con qualcuno in un ristorante.
  • Altri titoli:
    Bubby il ragazzaccio
    Bubby, el chico malo
  • Durata: 114'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: DOMENICO PROCACCI, GIUSEPPE DRASKOVIC, ROLF DE HEER PER FANDANGO (ROMA), BUBBY PTY (ADELAIDE), SOUTH AUSTRALIA FILM CORPORATION E CON L'ASSISTENZA DI AUSTRALIA FILM - FINANCE CORPORATION (FFC)
  • Distribuzione: MIKADO - COLUMBIA TRISTAR HOMEVIDEO
  • Data uscita 2 Giugno 1994

NOTE

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA ALLA MOSTRA DI VENEZIA 1993.

- REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1994

CRITICA

"Come nasce un film di culto ovvero come nasce il culto di un film? La risposta, ovvia se sono in ballo nomi carismatici di autori o interpreti; diventa più problematica quando il fenomeno riguarda 'Bad Boy Bubby', diretto in Australia dall'oriundo olandese Rolf de Heer, interpretato dall'oriundo inglese Nicholas Hope. Due nomi che non esistevano fino all'ultima Mostra di Venezia dove la pellicola, sull'onda dei consensi, è arrivata al Premio Speciale della Giuria. Tanto che in questi giorni ci è pervenuta un'appassionata lettera a più firme in cui si protesta contro la mancata sollecita diffusione del prediletto campione australiano. Tuttavia, 'Bad Boy Bubby' è arrivato sugli schermi. (...) Pur avendo a disposizione un budget limitato (alla produzione partecipa l'italiano Domenico Procacci), de Heer ha girato la sua metafora della ribellione contro i padri con faccia tosta e originalità; e il suo interprete Hope, simile anche nel temperamento a Roberto Benigni, rivela risorse che tirano l'applauso." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 5 giugno 1994)

"Un ingegnaccio indubbio, ho detto. Rolf de Heer, infatti, un olandese trapiantato in Australia, si è sbizzarrito a raccontarci questa storia tenendosi sempre a mezzo fra la commedia nera e il grottesco, prodigo di accorgimenti tecnici (è ricorso non a uno solo ma a ben trentuno direttori della fotografia), estroso nella costruzione di immagini di gusto sempre forte e deciso, furbissimo nella evocazione non di rado caricaturale (ma non mai comica) dei personaggi e delle situazioni strambe che li hanno al centro, riuscendo quasi ad ogni pagina e solo, qua e là, con pochissime cadute di gusto e di scrittura, a rivelare un estro narrativo e visivo di salde qualità. Sempre apprezzabile, nonostante quella sua voluttà un po' fosca di pescare a piene mani nel torbido, in barba alla pulizia e ai sentimenti. Gli tien bordone con molta efficacia un oriundo inglese, Nicholas Hope, capace di trovare sempre per il suo Bubby tutte le note giuste, da quelle ingenue alle perfide, con finte innocenze e candide perversità: un personaggio che sarebbe piaciuto anche a Benigni." ('Il Tempo', 5 luglio 1994)

"Ritratto del mondo colto nella sua cupa follia, 'Bad Boy Bubby' di Rolf de Heer, olandese trapiantato in Australia, è la favola di Pollicino riletta in negativo. Simpaticamente sgradevole e trasgressivamente comico nella sua allegra e bizzarra esplosione di crudeltà, Bad Boy Bubby tiene in serbo una morale: non ci sono alieni né diversi, su questa terra ognuno ha il suo spazio, e anche gli esclusi possono essere felici." ('Famiglia Cristiana', 6 luglio 1994)
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy