Aspettando il Re

A Hologram for the King

USA - 2016
Aspettando il Re
Alan Clay, un cinquantenne uomo d'affari americano sull'orlo della bancarotta, viene spedito dall'altra parte del pianeta dalla società informatica per la quale lavora, a concludere con il re dell'Arabia Saudita l'affare del secolo. Nella valigetta, un sistema di teleconferenze olografiche-tridimensionali per un'avveniristica città in costruzione nel deserto. Disorientato dalle usanze locali ed estenuato dai lunghi tempi di attesa, Clay si tiene stretti gli ologrammi e i sogni di risollevarsi, mentre impara a conoscere la città attraverso lo sguardo dell'autista Yousef e della bella dottoressa Zahra. Così il viaggio di lavoro programmato per incontrare l'inafferrabile sovrano, diventa anticamera di un'esperienza culturale straordinaria...
  • Altri titoli:
    Ein Hologramm für den König
  • Durata: 98'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Tratto da: romanzo "Ologramma per il re" di Dave Eggers (ed. Mondadori)
  • Produzione: PLAYTONE, X-FILME CREATIVE POOL, IN COPRODUZIONE CON VINGT DEUX, WS FILM, IN ASSOCIAZIONE CON SILVER REEL, FÁBRICA DE CINE, LOTUS ENTERTAINMENT
  • Distribuzione: LUCKY RED (2017)
  • Data uscita 15 Giugno 2017

TRAILER

CRITICA

"L'autore Tom Tykwer, perduta la rincorsa emotiva di 'Lola corre', si adagia sul folklore geografico, sulla crisi global di un americano medio in panne anche con la famiglia: invecchiando Hanks somiglia psicosomaticamente a Jack Lemmon, che resta irraggiungibile." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 6 luglio 2017)

"Ecco finalmente un titolo italiano azzeccato: perché il nuovo film di Tom Hanks evoca 'Aspettando Godot' di Beckett, anche se ricontestualizzato nell'epoca della crisi economica globale e in una regione desertica dell'Arabia Saudita. Quello originale, più descrittivo ma meno efficace, era 'Un ologramma per il Re': lo stesso del romanzo scritto da Dave Eggers prima del più famoso 'The Circle'. (...) Condotta in tono di commedia, la prima parte è piacevole. Il paesaggio desertico, in cui è iscritta la futuristica Città Commerciale del Re, conferisce alle situazioni un aspetto surreale e assurdo; esaltato dall'espediente, non nuovo, di osservare tutto con uno sguardo molto americano sugli usi e costumi del Paese 'esotico'. È il vecchio gioco dello choc di culture, insomma, ma funziona piuttosto bene. Nella seconda parte, invece, il film diretto dal tedesco Tom Tykwer ('Lola corre') subisce una decisa sterzata, virando prima al drammatico (le crisi di angoscia del protagonista, rese a forza di immagini deformate, non sono la cosa migliore), poi alla commedia romantica. Di conseguenza 'Aspettando il Re' non riesce a darsi un vero sviluppo narrativo, facendo gravare la continuità della storia unicamente sul personaggio principale. Per fortuna Tom Hanks, in una parte diversa dalle sue più recenti ('Il ponte delle spie', 'Sully'), è in grado di sostenere bene il compito: e, liberatosi di certi atteggiamenti piacioni delle commedie di un tempo, non fatica ad accaparrarsi l'empatia e la solidarietà dello spettatore. Lo asseconda un cast di secondi ruoli composito, ma ben scelto, che è un po' il marchio di una coproduzione polifonica (Germania, Usa, Gran Bretagna, Francia)." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 15 giugno 2017)

"Tom Hanks. E il film e vale il biglietto. Sensibilità, simpatia e potere di scena, modulati nel suo personale equilibrio tra Cary Grant e Paul Newman, in età matura gli permettono di portare lo spettatore dove e come vuole, e qui questo flauto magico, nel ruolo di un americano medio in crisi di appartenenza, ci regala un altro giro sulla sua gentile e profonda giostra di sentimenti. (...) L'attesa del re è uno spazio di incontri e piccole, significative avventure. Dal romanzo di Dave Eggers, il regista di 'Lola corre' e 'The International', affidandosi a Hanks scansa il rischio del promo geo-turistico." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 15 giugno 2017)

"Piacerà a chi ha letto (e gradito) il romanzo 'Ologramma'. Un libro acuto sulla goffaggine occidentale negli approcci col mondo arabo. E per chi ama magari Tom Hanks a corrente alternata, ma lo gradisce infallibilmente quando si cala nei personaggi di spaesati (e chi è più spaesato di un americano che deve confrontare la sua 'way of life' con regole mai cambiate dall'epoca del feroce Saladino?)." (Giorgio Carbone, 'Libero', 15 giugno 2017)

"Un film che mischia vari generi, senza mai perdere il delicato equilibrio e l'idea di fondo dello scontro di culture. Un plauso a Tom Hanks, perfettamente calato nello spirito della pellicola." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 15 giugno 2017)
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