Argo

USA - 2012
3/5
Argo
Iran, 4 novembre 1979. La rivoluzione iraniana raggiunge il suo culmine e un gruppo di militanti assalta l'ambasciata americana a Teheran, prendendo in ostaggio 52 persone. Nel caos generale, sei di loro riescono a fuggire e si riparano presso l'ambasciatore canadese. Tony Mendez, specialista in recuperi della CIA, affronterà una corsa contro il tempo per mettere in atto un piano utile e molto originale per far uscire i suoi connazionali dal paese.
  • Durata: 120'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA PLUS/ARRICAM LT, HAWK SCOPE (1:2.35)
  • Tratto da: basato su un estratto del libro "The Master of Disguise: My Secret Life in the CIA" di Antonio J. Mendez e sull'articolo "The Great Escape" di Joshuah Bearman, apparso sulla rivista 'Wired' nel 2007
  • Produzione: GRANT HESLOV, BEN AFFLECK E GEORGE CLOONEY PER GK FILMS, SMOKE HOUSE, WARNER BROS. PICTURES
  • Distribuzione: WARNER BROS. PICTURES ITALIA - DVD E BLU-RAY: WARNER HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 8 Novembre 2012

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
“Dedicato a quelli che si sacrificano per il proprio Paese, a scapito della famiglia”. Tenete a mente Argo, perché dirà la sua ai prossimi Oscar, e Ben Affleck, che dietro la macchina da presa è meglio. Decisamente.
Per la sua terza regia dopo il gioiellino Gone Baby Gone e il criminale The Town, torna alla crisi degli ostaggi Usa a Tehran '79: 52 bloccati in ambasciata, 6 nella casa dell'ambasciatore canadese. E' proprio per questi ultimi che la CIA in stretta collaborazione con Hollywood architettò un insolito cavallo di Troia: un film di fantascienza, Argo appunto, da girare a Tehran, e l'idea fu dell'agente specializzato in esfiltrazioni Tony Mendez (lo stesso Affleck, bamboccione quasi come nel malickiano To the Wonder…), dalle cui memorie è tratto quest'altro Argo.
Coprodotto da George Clooney, nel cast Alan Arkin e John Goodman quali spassose maestranze (off-)hollywoodiane, questo thriller di chiara ispirazione ‘70s  - a latere Affleck cita Il braccio violento della legge - non è, appunto, inedito, ma sebbene il finale sia già scritto dalla Storia mantiene una buona suspense. Un po' sacrificata l'introspezione dei caratteri, eppure, strano ma vero, si sente echeggiare Casablanca.

NOTE

- OSCAR 2013 PER: MIGLIOR FILM, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE E MONTAGGIO. LE ALTRE CANDIDATURE ERANO: MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (ALAN ARKIN), COLONNA SONORA, MONTAGGIO E MISSAGGIO SONORO.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2013 COME MIGLIOR FILM STRANIERO.

CRITICA

"A prima vista è un film sull'Iran, la Cia e il potere del cinema, che nel 1979 servì a liberare un gruppo di americani dalla Teheran in rivolta dell'ayatollah Khomeini. In realtà è molto di più. Ispirato a una storia vera, segreto di Stato fino al 1997, 'Argo' celebra due volte il potere della settima arte. Per la storia che racconta, così bella che sembra inventata (l'agente Cia che le diede vita, Antonio Mendez, la ripercorre in dettaglio nel libro omonimo, Mondadori). E per il fatto stesso di raccontarla, dirigendo ancora una volta il nostro sguardo su una porzione di realtà per distoglierlo dal resto. Come ha sempre fatto Hollywood. Come fa da sempre la buona propaganda, che è per definizione insospettabile (vedi 'Casablanca': grande film, e grandiosa operazione di propaganda per l'America in guerra). (...) E' la carta vincente del film: la satira della fabbrica dei sogni, al massimo dello splendore e dell'autoironica consapevolezza, coincide con la celebrazione del suo potere (impagabili il truccatore John Goodman e il produttore Alan Arkin, un Gatto e una Volpe nelle retrovie di Hollywood). I pasdaran si berranno con gioia quella panzana sfogliando i rutilanti storyboard con astronavi che sfrecciano a Teheran. Il resto è grande confezione. Con un risvolto politico: a coprire l'operazione 'Argo' fu il presidente Jimmy Carter, democratico come Obama. E il film, anche negli Usa, è uscito solo poche settimane fa. Solo una felice coincidenza?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 novembre 2012)

"Ritagliandosi come attore il ruolo di Mendez, Affleck ricostruisce con cura la cornice d'epoca e conduce con ritmo l'avventura; ma, pur aggiungendo qualche elemento di suspense in più rispetto alla pagina, la sceneggiatura non riesce a creare caratteri abbastanza interessanti, con l'eccezione degli hollywoodiani che hanno qualche felice battuta e sono incarnati da interpreti del calibro di John Goodman e Alan Arkin. Tuttavia l'idea di base resta forte; e che gli austeri seguaci dell'Ayatollah abbiano potuto credere in una tale fandonia (a quale produttore sarebbe mai saltato in mente di scegliere un set così a rischio?), dimostra una volta di più lo straordinario potere di un'arte capace di fabbricare di sogni." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 novembre 2012)

"Realtà e finzione, verità e immaginazione, storia e fantasia. Eterni binomi che in questo film d'azione e di genere trovano un qualche motivo di originalità. (...) La storia vera è anche molto famosa e tutti sanno il finale. Nell'incredibile procedere della vicenda anche se la fine è nota, quei tutti rimangono con il fiato sospeso, come in un buon thriller, e soprattutto si rimane increduli nel verificare come nella Teheran di Khomeini una manciata di improbabili cinematografari presunti canadesi abbiano infinocchiato i pasdaran. Bellissima la scena all'aeroporto quando tirano fuori lo storyboard del film di fantascienza e i pasdaran gongolano sognandosi eroi a Hollywood. Regista del film Ben Affleck, anche interprete di Tony Mendez, è inespressivo come sempre, ma efficace. Tra i produttori c'è il solito illuminato George Clooney che con questo film segna un altro capitolo del suo personale racconto sulla presenza americana nelle guerre in Medio Oriente. Basta ricordare 'Three Kings', 'Syriana' e 'L'uomo che fissava le capre'. Ecco, dunque il cinema che per una volta cambia la Storia (la liberazione dei 52 ostaggi avvenne dopo 444 giorni, Carter perse le rielezioni e iniziò l'era Reagan)." (Dario Zonta, 'L'Unità', 8 novembre 2012)

"Più di tutto 'Argo' riflette quell'idea di «spettacolo» hollywoodiano politico/intelligente portata avanti dal suo produttore George Clooney (con il suo collaboratore di sempre, Grant Heslov) in film come 'Three Kings' (tuttora uno dei migliori film sugli americani in Iraq), 'Syriana' e 'L'uomo che fissava le capre'. (...) L'immagine di Hollywood che arrivando come la cavalleria in un film di John Ford risolve con geniale creatività, e senza spargimenti di sangue, una crisi internazionale deve essere piaciuta molto all'attivista liberal Clooney. Come anche l'idea che cinema e politica siano, dopo tutto, entrambe delle «fiction» (tema tra l'altro esplorato nel suo più cupo, ultimo film da regista). Partendo dallo stesso pensiero 'Argo' (sceneggiato da Chris Terrio) è una provocazione/riflessione più light. Così, in barba a Cyrus Vance, Mendez/Affleck va a Hollywood, dove recluta John Goodman (nella parte di John Chambers, l'effettista speciale di 'Il Pianeta delle Scimmie') e Alan Arkin (in quella di un produttore immaginario). Il finto film deve essere plausibile, anche se magari non da Oscar: ripescato da una pila di sceneggiature impresentabili, 'Ar-go' è infatti uno 'Star Wars' per poveri. Che però serve egregiamente al trucco. Spacciandosi per il produttore canadese della trash-saga-stellare, Mendez riuscì difatti a «estrarre» i sei diplomatici americani facendoli passare per la sua troupe." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 8 novembre 2012)

"Le concitate e caotiche fasi dell'assalto all'ambasciata, realizzate con grande drammaticità e realismo, (...) testimoniano le qualità da regista dell'attore Ben Affleck." (Franco Montini, 'La Repubblica - Roma', 7 novembre 2012)

"Ricco di suspence, storicamente accuratissimo, il film rivela la mano sicura del giovane regista e attore, capace di inchiodare lo spettatore a una storia davvero appassionante." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 8 novembre 2012)

"Ispirato ai fatti realmente accaduti, 'Argo' segna il terzo e apprezzabile 'lungo' del noto attore, ormai schierato nelle fila dei 'cineasti impegnati'. Di fatto la ricostruzione storico-ambientale, cerca e trova quel raro equilibrio tra il racconto di una storia intrigante e la denuncia di ogni forma di 'talebanismo'." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 8 novembre 2012)

"Due domande si porranno certamente gli spettatori: andò veramente così? E se andò così perché per molti anni (circa 20) non se n'è mai saputo nulla? Bè, certamente la sceneggiatura di Chris Terrio ha romanzato mica male, specie nel finale (che nella realtà fu meno movimentato). (...) Senza effetti speciali, né scenari roboanti, ma stringato, robusto, niente cali di tensione. Con musica anni '70 (Led Zeppelin) a dare la scossa e a suggerire l'epoca. Alla sua regia numero tre (e dopo un quindicennio di interpretazioni spesso poco rilevanti) Ben Affleck dà la conferma di un mestiere ormai a prova di bomba. Tra i recuperi dei cliché del buon tempo antico, anche la vecchia divisione tra buoni e cattivi. Che sarà ideologicamente un obbrobrio, ma è l'unico espediente da sempre a dare la spinta al film d'avventure. Non credete ai discorsi politicamente corretti di Ben Affleck e del suo produttore George Clooney. Gli arabi di 'Argo' sono brutti, sporchi cattivi (e dannatamente stupidi) come nei polpettoni orientali degli anni '40. E come allora, per lo spettatore domenicale è gran divertimento." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 novembre 2012)

"Dedicato a tutti quelli che avevano criticato, per non dire deriso, le doti artistiche di Ben Affleck. Che, invece, con questo 'Argo' conferma, anzi esalta ulteriormente, la sua bravura di regista, già apprezzata col precedente 'The Town'. Non a caso, la sua carriera viene paragonata a quella di un grande del cinema mondiale, ovvero quel Clint Eastwood prima preso in giro e poi trasformato, nella seconda parte della sua carriera, in una vera icona. Come Eastwood, anche Affleck ha la grande prerogativa di raccontarti dramma storici con una levità che in pochi possiedono. (...) Una storia vera della quale si conosce già la fine. Eppure, Affleck è talmente bravo che riesce a tenere alta la suspence per tutta la durata della pellicola, soprattutto nelle concitate scene della fuga finale in aeroporto, degne dei migliori thriller. Cast perfetto per uno dei film più belli (non a caso in odore di statuetta) di questo 2012." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 8 novembre 2012)

"II bamboccione del cinema a stelle e strisce è cresciuto e ormai è diventato grande, forse grandissimo. Alla sua terza opera dietro la macchina da presa ci si rende perfettamente conto che Ben Affleck non è più il ragazzone di pellicole testosteroniche come 'Armageddon' o 'Pearl Harbour', non è più il sex symbol conosciuto per le storie nate sul set (in sequenza è uscito con Gwyneth Paltrow, Jennifer Lopez e Jennifer Garner) ma è un grande autore, con un'idea del mondo, capace di maneggiare con cura qualsiasi sceneggiatura e tenere testa a un grande ensemble di attori. La prova? 'Argo', che esce in Italia oggi, il giorno dopo l'elezione del presidente degli Stati Uniti e racconta una vicenda che ha segnato un pezzo importante di storia degli USA, determinando, in alcuni dei suoi sviluppi, il destino di Jimmy Carter come presidente degli Stati Uniti. (...) La critica ha esaltato 'Argo'. Si tratta della conferma di un grande regista dopo gli eccellenti 'Gone Baby Gone' del 2007 e 'The Town' del 2010. Affleck interpreta anche il protagonista, l'ideatore del piano Tony Mendez, coadiuvato da un cast eccellente che comprende Bryan Cranston (attore pluripremiato per la fiction 'Breaking Bad'), il premio Oscar Alan Arkin ('Little Miss Sunshine'), e John Goodman." ('Corriere dello Sport Roma', 8 novembre 2012)
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