Antichrist

GERMANIA, DANIMARCA, FRANCIA, POLONIA, ITALIA, SVEZIA - 2009
3/5
Antichrist
Alla morte del figlio, una coppia in lutto che sta cercando di ritrovare un po' di serenità si trova sopraffatta da misteriose forze della natura...
  • Durata: 104'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, HORROR
  • Specifiche tecniche: RED ONE CAMERA, 35 MM (1:2.35)
  • Produzione: ZENTROPA ENTERTAINMENTS23, ZENTROPA INTERNATIONAL, SLOT MACHINE, MEMFIS FILM, TROLLHÄTTAN, LUCKY RED, DANISH FILM INSTITUTE, NORDIC FILM & TV FUND, FILM I VÄST, SWEDISH FILM INSTITUTE, FILMSTIFTUNG NRW, ARTE, ZDF, CANAL+, DFFF, CNC
  • Distribuzione: KEY FILMS - DVD: LUCKY RED (2009)
  • Vietato 18
  • Data uscita 22 Maggio 2009

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
"Lascia ch'io pianga mia cruda sorte, e che sospiri la liberta'. Il duolo infranga queste ritorte de' miei martirii sol per pieta'". Adesione totale alla propria idea di cinema, piaccia o meno, attraverso una frequentazione solo superficiale del genere horror: e' l'Antichrist di Lars von Trier, tornato per l'ottava volta sulla Croisette - aveva esordito in concorso 25 anni fa con L'elemento del crimine e conquistato dei premi con i successivi Europa (1991), Le onde del destino (Grand Prix, 1996) e Dancer in the Dark, Palma d'Oro e Miglior Attrice (Björk) nel 2000.
Scritto dal regista con Anders Thomas Jensen, protagonisti Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg (che ha preso il posto di Eva Green), racconta la storia di una coppia che, mentre sta facendo l'amore, perde il suo unico figlio, che precipita da una finestra. L'uomo (Dafoe) è uno psichiatra, che decide, contro ogni logica e deontologia, di curare personalmente la moglie (Gainsbourg, straordinaria sofferenza) vittima di forti attacchi d'ansia: per farle elaborare il lutto, la porterà nel posto da lei piu' temuto, la Foresta di Eden, in un piccolo rifugio dove la donna ha scritto la sua tesi di laurea sulla persecuzione delle streghe nel Medioevo. Progressivamente, la terapia sfocia in una battaglia dei sessi: le paure della donna conquistano entrambi, lasciando selvaggio sfogo alla brutalità del male.
A 15 anni dalla serie horror The Kingdom, per alcuni il vertice della sua arte, Von Trier rilancia con un horror psicologico che diventa soprannaturale: nei suoi boschi si nasconde la Natura del Male, con un volto - e una colpa - femminile.
A tratti devastante, se non crudele, sessualmente esplicito, percorso da una fitta trama di simboli - non tutti decifrabili e talvolta risibili -, sorretto e sofferto dalle interpretazioni al limite della Gainsbourg e di Dafoe, Antichrist ci riconsegna il mondo interiore di von Trier, ovvero quello "oscuro della mia immaginazione: un viaggio all'interno delle mie paure, nella natura dell'Anticristo". Un mondo misogino, con la Gainsbourg che si pratica un'autoinfibulazione, che da' alle donne la responsabilita' del Male, con, forse, un passo a ritroso nel finale quando una teoria di senza volto femminili - le streghe mandate al rogo? - scala la collina dove sta Cristo-Dafoe, reduce dall'ultima tentazione consumata nel sangue. Manipolatorio, scorretto e sprezzante, il tutto nei confronti dello spettatore, dedicato - incomprensibilmente o irrisoriamente - a Tarkovsky, Antichrist radicalizza la lezione del cinema del regista danese, ma senza cambiare di una virgola la posizione di estimatori e detrattori.
Ma entrambi, crediamo, non potranno non apprezzare il prologo sontuoso, con il folgorante bianco e nero in slow-motion di Anthony Dod Mantle, sulla musica del Rinaldo, Lascia ch'io pianga di Handel: lo sviluppo non e' all'altezza, gioca con i generi (l'horror e il romantico) e lo spettatore in modo sporco, a tratti meschino, "si fa male" ma riesce anche a far male, cercando il miracolo dell'osceno. Prendere o lasciare. Ma nel panorama omogeneizzato e politically correct di tanto cinema  e' qualcosa. Qualcosa, se non altro, contro cui battersi.

NOTE

- PREMIO PER LA MIGLIORE INTERPRETAZIONE FEMMINILE A CHARLOTTE GAINSBOURG AL 62. FESTIVAL DI CANNES (2009).

CRITICA

"E' al meno dai tempi de 'Le onde del destino' che l'umiliazione sessuale femminine dovrebbe in qualche modo innescare un processo di redenzione a favore dell'uomo. Qui il regista va più in là, perché la protagonista tira in ballo addirittura la persecuzione delle streghe del XVI secolo per giustificare la convinzione che la donna porti dentro di sé il germe del Male e per questo meriti la morte. Altrimenti sarà lei a darla all'uomo. Per quanto confusa e approssimativa possa essere questa idea, von Trier non cerca di lavorare sui modi con cui la protagonista potrebbe elaborare queste angosce, ma si preoccupa solo di illustrarle, con un puntiglio che trasforma le pulsioni dell'inconscio in immagini di un piatto e scontato realismo: peni che buttano sangue, macine da mola infilate nelle gambe, labbra vaginali auto mutilate, in una mezz'ora finale di sofferenze sado-maso a cui i due attori si sottopongono con una costanza degna di miglior causa. E che ottengono solo lo scopo di confermare il regista danese come il più inutilmente provocatorio campione del disprezzo femminile." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 18 maggio 2009)

"Il film è la tragica elaborazione del lutto. Per un'ora 'Antichrist' è doloroso, ma abbastanza bello. Nell'ultima mezz'ora impazzisce in un masochistico gioco di distruzione reciproca. (...) Constatato con sollievo che la depressione non ha tolto a Lars la sua ben nota modestia, ci riserviamo di vedere come sta. A giudicare dal film non bene. Per la cronaca: alle 21.14. di ieri, sulla dedica finale ad Andrei Tarkovskij (ma per cortesia!) un po' di applausi e un uragano di fischi." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 18 maggio 2009)

"L'ultima opera dell'autore nato a Copenhaghen 53 anni fa è molto di più di un pugno nello stomaco, è la provocazione spinta ai massimi livelli, in un crescendo di orrore erotico e violenza sanguinaria.". (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 18 maggio 2009)

"Il regista tanto amato e premiato ha un bel spiegare che parlare di caccia alle streghe non vuole dire approvarla ma il pubblico molto provato ha il diritto di pensare che il film sia frutto di un suo risentimento angosciato contro le donne o una donna. Nel film ci sono solo i due protagonisti, che stanno sempre senza mutande e pur piangendo per l'insopportabile lutto si cavalcano continuamente!" (Natalia Aspesi, 'la Repubblica' 18 maggio 2009)

"Anche gli dei scivolano e la stampa internazionale fischia Antichrist, l'ultimo parto cinematografico di Lars Von Trier in concorso a Cannes. Quasi due ore di film regalano agli spettatori atti sessuali espliciti, penetrazioni, eiaculazioni sanguinolente, sadismo da paura e orrori assortiti. Ma una donna che impugnando un paio di forbici gigantesche s'infligge un'automutilazione sessuale in primo piano no, non l'aveva mai vista nemmeno la platea smaliziatissima del festival e un urlo collettivo di raccapriccio percorre la sala. Nelle altre scene atroci anziché no, il pubblico sghignazza per stemperare la tensione, ma sui titoli di coda, insieme con gli applausi dei fan irriducibili, partono i fischi. Porno-horror, favola satanica, viaggio nella mente allucinata dell'autore, capolavoro estremo o ennesima trovata del gran furbacchione Von Trier? Strombazzato come il film-scandalo di Cannes 2009, 'Antichrist' ha mobilitato la Croisette provocando ressa, spintoni, code infinite. (...) Non ci sono mezze misure, con Von Trier, o lo adori o lo detesti. E gli spettatori, pronti a tutto, ieri hanno avuto quello che da settimane rimbalza dai siti internet ai boatos. Anzi di più, per la storia interpretata da Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg e intrisa di lutto, sensi di colpa, terrorizzanti atmosfere arcane e immagini visionarie che sembrano rubate ai quadri di Bosch, incursioni nel paranormale, nella stregoneria, nella religione." (Gloria Satta, 'Il Messaggero', 18 maggio 2009)

"Dolore, lutto, espiazione. Horror danese. Membra che escono dalle radici degli alberi, quadri di Doré, incubi fluorescenti, ghiande dell'altro mondo che piovono sullo chalet dove la coppia va a rifugiarsi per guarire dalla depressione, quella che ha spinto il regista, per sua stessa ammissione, ai confini della realtà. La terapia - lui, meno traumatizzato, segue l'evoluzione isterica di lei - non funziona. Il diavolo è più forte, solleva vento e cupi presagi. In fondo, i due hanno fatto fuori il suo messaggero. In questo pasticcio di generi, Lars von Trier non dimentica che la donna è aperta all'inferno, che la sua vagina è una tana di mostri, e scatena la madre ferita in una ridda satanica. Fontanelle di sangue dal pene frantumato, un ferro ficcato nella gamba e fissato con una mole, strangolamenti ed autoescissioni, scene alla 'Misery', martelli, pale e chiavi inglesi. Ci mancava solo il genere comico alla 'Scream' per questo cristologico manifesto sessista." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 19 maggio 2009)

"Lars Von Trier filma i demoni della propria depressione, non concedendo nessuna attenuante allo spettatore. Realizza un film violentemente sincero, quasi un flusso di coscienza a ventiquattro fotogrammi. Se scandalo era annunciato, scandalo è stato. I1 dolore della donna si trasforma in un trattato di sevizie corporali: scorrono in sequenza autoinfibulazioni a colpi di forbice fino a gambe trapanate da un bullone. Mutilazioni dai risvolti horror che farebbero rabbrividire anche Dario Argento, 'Argento chi?' ha detto il regista in conferenza stampa. Più che dalle parti di 'Lussuria' siamo tra quelle della saga di 'Saw'. Un pastiche religioso antropologico animalesco - una volpe a un certo punto esclama 'qui regna il caos' - che non è piaciuto alla critica, fischiando alla fine della proiezione." (Giacomo Visco Comandini, 'Il Riformista', 19 maggio 2009)
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