Anna Oz

FRANCIA, ITALIA, SVIZZERA - 1996
Da qualche tempo, i sogni della giovane Anna si rincorrono come gli episodi successivi di una storia incredibile: notte dopo notte, si ritrova con suo fratello ad occupare un'antico palazzo veneziano, dove opera di nascosto un misterioso trafficante d'armi. In contemporanea, a Parigi, sempre Anna viene chiamata al commissariato di polizia di zona per testimoniare su un omicidio, al quale si pensa lei abbia assistito. Interrogata, Anna dice di non ricordare e passa una notte in prigione. Anna capisce di avere un "doppio" che la perseguita. A Venezia va dalla dottoressa Marini che chiama a Parigi lo psichiatra che la ha in cura, mentre le "due Anne" sono presenti, una a Venezia e una a Parigi. A casa Anna si sofferma a guardare le fotografie del passato, e l'occhio del padre conservato per tanto tempo. Una sera esce da una festa e si getta dalle scale. In ospedale viene operata. Quindi rivede Venezia e rivive il momento in cui, all'inizio della vicenda, aveva conosciuto Marc, che le era diventato amico. Rivede anche il fratello, che, simile a clown, butta fiamme dalle bocca. Anna e Marc si allontanano insieme di spalle sui ponti di Venezia.
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: ALAIN ROCCA PER LES PRODUCTIONS LAZENNEC
  • Distribuzione: MIKADO FILM

NOTE

- REVISIONE MINISTERO GIUGNO 1997.

CRITICA

"Scritto dal regista Eric Rochant in collaborazione con Gérard Brach abituale sceneggiatore di Roman Polanski, il film corre lungo il suo doppio binario tentando di creare una suspense da thriller fantastico; finché non si capisce che il titolo prende probabilmente ispirazione dal caso freudiano di Anna O. e che si tratta di uno studio di psicopatologia femminile come 'La signorina Else' di Schnitzler. Un brutto sogno, letture varie e una visita infantile a Venezia di Rochant, che aveva esordito in chiave di maledettissimo generazionale con l'apprezzato 'Un mondo senza pietà' ('89), sono all'origine di questa pellicola sonnambolica che però non trae impulso da tali motivazioni; e, nonostante la presenza di un'attrice interiorista qual è Charlotte Gainsbourg, galleggia sulla superficie della Psiche". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa', 6 luglio 1997)

"Costruito come un puzzle giallo che addensa coincidenze, allusioni, rifrangenze e orrori, il film segna una svolta nella carriera del cineasta lanciato nel 1989 da 'Un mondo senza pietà'. Il sodalizio professionale con il sofisticato sceneggiatore Gérard Brach deve avergli fatto cambiare idea, a vantaggio di un cinema più astratto, poetico, misterioso. Trattandosi di sogni (e di incubi), per amare il film bisogna lasciarsi andare al suo andamento ondivago, insinuante: sicché a un certo punto della storia sarà difficile capire se la 'realtà' è Venezia o Parigi. E intanto si moltiplicano i segnali minacciosi: un orribile traffico clandestino di occhi, un omicidio notturno compiuto con un cavaturaccioli, una seduta di ipnosi interrotta da una strana telefonata dall'Italia... "(Michele Anselmi, 'L'Unità', 21 giugno 1997)
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