Amici come prima

ITALIA - 2018
2/5
Amici come prima
Cesare è lo stimato direttore del Relais Colombo, hotel di lusso di Milano. Con l'arrivo di nuovi soci cinesi intenzionati a rivoluzionare tutto, Luciana, figlia di Massimo Colombo, storico proprietario dell'hotel, licenzia per primo proprio il direttore. Cesare, rimasto senza lavoro, scopre che Luciana sta cercando per suo padre una badante, ed è disposta a spendere 5000 euro al mese pur di arginare il vivace e arzillo Massimo. La prospettiva di uno stipendio così allettante spinge Cesare a candidarsi. Aiutato dal suo amico Marco si traveste da donna e diventa la seducente Lisa che, travolgendo Massimo al primo incontro, viene assunta. Tra esilaranti imprevisti e situazioni equivoche, nasce un'intesa perfetta. Cesare però non ha il coraggio di svelare la verità alla moglie Carla e al figlio Matteo, che continuano a crederlo direttore dell'hotel. Per quanto tempo riuscirà a tenere nascosta a tutti la sua doppia identità?
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA
  • Produzione: INDIANA PRODUCTION
  • Distribuzione: MEDUSA FILM
  • Data uscita 19 Dicembre 2018

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
A volte ritornano. Christian De Sica e Massimo Boldi non condividevano la stessa inquadratura da Natale a Miami, che per la regia di Neri Parenti rastrellò al botteghino 21 milioni e 249mila euro nel 2005. Tredici anni dopo, rieccoli pronti ad affrontare la sfida natalizia, sebbene quei 21 milioni lì oggi siano improponibili, ovvero proibitivi, e sebbene le primavere passino per tutti, anche per loro, e il voltaggio geriatrico sia ormai lì (Boldi è del 1945, De Sica del ’51) a un passo.

Nel cast Regina Orioli, Lunetta Savino e Maurizio Casagrande, Christian dirige Cipollino e se stesso in un hotel con vista su equivoci vari, travestitismi assortiti, segreti e bugie alla bisogna: lui direttore, Boldi proprietario, l’arrivo di nuovi soci cinesi ne sconvolge le vite, costringendoli a soluzioni drastiche, soprattutto per il pubblico.

Christian si cambia d’abito e sesso alla Mrs. Doubtfire, per dire di uno dei mille antecedenti, e cerca di far fronte al licenziamento; Massimo gigioneggia da cumenda su sedia a rotelle, bramando badanti e sottostando alla figlia-arpia (Orioli): è tutto stanco, anzi, stracco, le battute volgari sono iceberg grevi nella calma piatta, ogni cosa il déjà-vu di qualcos’altro, di quando il cinepanettone imperava senza sforzo nell’immaginario nazional-popolare.

Oggi lo sforzo si vede, nei corpi e sui visi dei campioni che furono, nel copione con più mani - Bardani, Brizzi (solo soggettista), De Sica, Falcone e Martani – che idee, nel respiro corto della, ehm, poetica, che non acciuffa più lo Zeitgeist socio-antropologico. La senilità presa per i fondelli, il coming out per stare a passo coi tempi, il volemose bene diffuso tra trans e mood gay-friendly, a che pro? L'effetto è di una minestra riscaldata al microonde.

Negli ultimi 20 minuti qualcosa succede, una minima scossa drammaturgica si sente, ma arrivarci è impresa disperante e disperata. La migliore recensione possibile l’hanno già firmata Paola e Chiara, nell’omonima canzone del 1997: “Amici come prima non vale più la pena”.

CRITICA

"'Amici come prima / non vale più la pena', e potremmo fermarci qui. Tredici anni dopo il munifico 'Natale a Miami' (2005), la ricongiunzione di De Sica, anche regista, e Boldi, è nostalgica, indolenzita, emendabile. Malgrado le dieci mani sul soggetto, non si afferra più lo spirito del tempo, e l'upgrade gay-friendly anziché aiutare stigmatizza il problema. Tra battute a vuoto e trivio senile, ecco la verità: si invecchia tutti, ma si può scegliere come." (Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano, 14 dicembre 2018)

"Rieccoli, tredici anni dopo. Massimo Boldi, invecchiato da un parrucchino grigio, e Christian De Sica, qui anche regista, con qualche chilo in più. (...) Una storia esile, con le stimmate del cinepanettone, zeppa di battute e situazioni goliardiche. I due protagonisti rievocano l'antico sodalizio ("Non ci siamo già visti?") e vincono con la simpatia". (Maurizio Acerbi, 'il Giornale', 20 dicembre 2018)
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