Allons Enfants

La Troisième Guerre

FRANCIA - 2020
2,5/5
Allons Enfants
Appena terminato l'addestramento di base, Leo ottiene il suo primo incarico: un'operazione di sorveglianza per cui dovrà girare per le strade di Parigi senza altro da fare se non stare all'erta per potenziali minacce. Ricevuto il compito di assicurare che una grande manifestazione antigovernativa non debordi dai limiti assegnati, Leo è risucchiato nel mezzo di una folla furiosa. La pressione e la rabbia impotente che è andata crescendo nelle ultime settimane sta per esplodere.
  • Altri titoli:
    The Third War
  • Durata: 92'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: THIERRY LOUNAS PER CAPRICCI, ZANGRO PER BIEN OU BIEN PRODUCTIONS
  • Distribuzione: I WONDER PICTURES (2021)
  • Data uscita 16 Settembre 2021

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Terminato l’addestramento, la recluta Leo (Anthony Bajon) ottiene il primo incarico: girare per le strade di Parigi e sventare potenziali minacce terroristiche. Ma un’altra minaccia, forse più letale, gli cova dentro. Esordio al lungometraggio di finzione del regista italiano Giovanni Aloi, noto per i corti E.T.E.R.N.I.T. (2015) e A passo d’uomo (2014), La troisième guerre è un film di produzione francese, inserito nella sezione Orizzonti della 77. Mostra di Venezia.
Scritto con Dominique Baumard e girato con una certa cura formale, nasce dall’osservazione delle pattuglie di soldati con i mitra imbracciati nella città francesi, in primis la Capitale, dopo gli attacchi dell’Isis: “Una guerra che forse non è più quella che conosciamo, bensì una fantasia di guerra. La tensione del film deriva da questa consapevolezza: nessuno sa come effettivamente sia una guerra”.
Va detto, il film non ha il voltaggio poetico per aprire squarci di consapevolezza filosofica sul tema, piuttosto assegna a Leo le stimmate del disturbo da stress post traumatico sebbene non abbia sparato un colpo fuori dalle esercitazioni né sia mai stato attaccato: il trauma, dunque, è la condizione stessa dell’essere soldato oggi, ovvero un Godot armato e al passo per la Ville Lumière.

Tra i commilitoni c’è chi c’ha i problemi, tutti: la sergente (Leïla Bekhti) che cerca una promozione e nasconde un segreto; lo spaccone (Karim Leklou) che millanta un’inesistente gavetta in Mali; lo spacciatore che finisce un po’ male; il disertore o quasi; lo sbruffone che viene alle mani; il tenete di ferro.

Tutte cose che abbiamo già visto, se non che il teatro di guerra è cambiato, e lasciare fuori il privato e i problemi nella guerra di sospensione contro il terrorismo islamico è ancor più difficile: Leo ha una mamma alcolizzata da cui ha preso qualcosa, si interessa – trovata non felice – della compagna di uno spacciatore che ha contribuito a far arrestare, barcolla tra superomismo e svago, senza troppa soddisfazione.

Aloi ha il senso della tensione, meno l’attitudine alle sfumature psicologiche, cui troppo spesso preferisce il sintomo o la verbalizzazione: per farla breve, soggetto, temperie e regia sono promossi, sceneggiatura, trovate e superficialità dei caratteri assai meno.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 77. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2020), SEZIONE 'ORIZZONTI'.
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