Albatros

FRANCIA - 2021
2,5/5
Albatros
Laurent, comandante di brigata della gendarmeria di Étretat, in Normandia, ha deciso di sposare la sua compagna Marie, da cui ha avuto la figlia Poulette. Nonostante un confronto quotidiano con la miseria sociale che lo circonda, Laurent ama il suo lavoro. Tuttavia, la sua vita verrà sconvolta quando, nel tentativo di salvare un contadino che minaccia di suicidarsi, lo uccide accidentalmente...
  • Altri titoli:
    Drift Away
    Petit Fils
  • Durata: 115'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Produzione: SYLVIE PIALAT, BENOIT QUAINON, ARDAVAN SAFAEE PER LES FILMS DU WORSO, PATHÉ, ORANGE STUDIO, FRANCE 3 CINÉMA, SCOPE PICTURES

RECENSIONE

di Gian Luca Pisacane

Girano molte leggende su Étretat, in Normandia. È una piccola località sul mare, con scogliere bellissime. Si dice che in una delle grotte sommerse addirittura Arsenio Lupin nascondesse i suoi tesori. Chissà se ci ha pensato il regista Xavier Beauvois quando ha deciso di ambientare Albatros (Drift Away), in concorso alla Berlinale 2021, proprio lungo quelle coste.

Per lui si tratta di un ritorno in Normandia. Selon Matthieu era girato in un paesino di questa regione francese, che si faceva teatro di una lotta di classe senza esclusione di colpi. Il suo marchio di fabbrica sono i paesaggi plumbei che si specchiano nell’animo dei protagonisti. In entrambi i film c’è quasi un compiacimento nel descrivere una vita senza futuro, che si conclude con la musica classica ad alto volume.

Beauvois spesso ama partire da comunità ristrette, come era stato anche nel caso di Uomini di Dio, dove tutto iniziava in un monastero. Con Albatros (Drift Away) lo sguardo è alla sua storia migliore, all’ottimo Le Petit Lieutenant. Era una tragedia metropolitana dal sapore parigino, rigorosa, che raccontava i dolori di un giovane tenente in crisi. Anche in Albatros la base è quella del polar moderno, che affonda le radici nel classico poliziotto schiacciato dai dolori più profondi.

Ma la vicenda è sbilanciata, e sembra essere spezzata a metà in due film ben distinti. La prima ora introduttiva è troppo lunga, e quando si arriva al punto di rottura sembra essere ormai tardi. La seconda parte abbandona i canoni del genere, e mette in scena una fuga intimista in mezzo alla furia degli elementi. Albatros (Drift Away) fatica a trovare una sua armonia. E anche le sfumature polar risultano essere poco incisive.

Manca la narrazione dura e asciutta che si poteva vedere in Fratelli nemici di David Oelhoffen o lo spirito di denuncia che permeava I miserabili di Ladj Ly. Beauvois punta anche il dito contro lo Stato. Sullo sfondo costruisce il personaggio di un contadino stritolato dalle imposizioni dell’Europa, che non sa più come andare avanti. Arriva a pensare al suicidio. In Francia il dramma degli allevatori e di chi lavora la terra è un problema molto serio, al centro di titoli decisamente riusciti come Petit Paysan – Un eroe singolare di Hubert Charuel e Nel nome della terra di Édouard Bergeon. Beauvois purtroppo mette troppa carne al fuoco, e risulta meno ispirato che in altre occasioni.

NOTE

- IN CONCORSO AL 71. FESTIVAL DI BERLINO (2021).
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