Alambrado

ARGENTINA, ITALIA - 1991
Sulla punta estrema dell'Argentina, in Patagonia, vivono Harvey Logan e i suoi figli, Eva - diciassettenne irrequieta e sensuale - e Juan, tredicenne introverso, taciturno e morbosamente attaccato alla sorella. Senza la madre, morta da tempo, il padre tratta severamente i ragazzi, che non seguono nessun tipo di studi. La segregazione dei Logan è quasi totale. L'unico contatto con il mondo è rappresentato da un televisore nell'albergo del paese vicino. Eva cerca di studiare il francese e sogna Parigi, mentre Juan impara a memoria genealogie della Bibbia per concorrere ad un quiz televisivo. Improvvisamente giunge al paese un giovane inglese, William Wilson, accompagnato dall'ingegnere Sanchez, che propone a Logan di vendere il suo terreno, unico della zona adatto per situarvi un aeroporto. Logan rifiuta subito la trattativa. Non esistono atti di proprietà, ma per legge coloro che occupano da anni un terreno possono ottenere il possesso dimostrando di aver apportato delle migliorie, anche solo una recinzione, un 'alambrado'. Harvey, con l'aiuto dei figli, si mette febbrilmente a piantare paletti e filo metallico. Ma quando sta per terminare il lavoro, Harvey cade a terra morto e i figli sconvolti, decidono di gettare il cadavere in mare, senza rivelare a nessuno la fine del padre. Intanto Eva chiede a Wilson di portarla via con sé, ma lui rifiuta, perché la ragazza è minorenne. Juan continua la recinzione con grande esaltazione e litiga con la sorella, che vuole andarsene. Wilson alla fine accetta di condurre con sé Eva, ma quando va a prenderla non vede il filo di ferro che Juan ha teso e, andandovi contro, muore sul colpo. Eva si dispera perché la sua speranza di fuga è svanita.
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: NORMALE
  • Produzione: ROBERTO CICUTTO, VINCENZO DE LEO, OSCAR KRAMER PER AURA FILM (ITALIA), IN COLLABORAZIONE CON RAITRE, KRAMER PRODUCTIONS (BUENOS AIRES)
  • Distribuzione: MIKADO (1992) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO

CRITICA

"Metafora e documento si sposano senza stridori in questa opera prima, prova di un talento capace di respirare nei grandi spazi aperti attraverso una visione che ricorda ora Antonioni e ora Flaherty. Fra gli interpreti, Jaqueline Lustig dà a Eva una fisicità che non si fa intaccare dalle morbosità della vicenda proprio come resiste bravamente alle intemperie. E accanto alla bella fotografia di Esteban Courtalon ricordiamo il commento musicale di Jacques Lederlin, adeguato suggello sonoro di un'opera prima degna di un cinema della crudeltà." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 25 Aprile 1992)

"Maestro elementare, videoartista, fotografo, una sceneggiatura incompiuta scritta nientemeno che con Borges, l'italo cileno Bechis evita sapientemente le facili seduzioni del paesaggio concedendosi semmai qualche eccesso nei personaggi di contorno, talvolta fin troppo tipizzati. Ma soprattutto lavora a togliere, bruciando eventi e sentimenti in inquadrature secche, essenziali, calibrate, e in una sceneggiatura non meno asciutta (scritta a quattro mani con Lara Fremder). Un linguaggio insolito dalle parti nostre. Una consapevolezza rara per un esordiente. Da oggi la Patagonia - e con lei il cinema - ha un narratore in più." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 Aprile 1992)

"Le ambizioni non mancano. In cifre anche simboliche - il vento, la recinzione - ma i risultati, nonostante un certo impegno linguistico, sono spesso abbastanza deludenti, soprattutto come disegno dei caratteri: il padre è solo duro e dispotico, il fratello vive unicamente nella speranza di partecipare ad un quiz televisivo sulla Bibbia, la sorella è inquieta, sensuale, aggressiva, in cifre del tutto monocordi. Il racconto - ineguale, con balzi, lacune - li segue male e li spiega poco, dando spazio molto a fatica alle loro ragioni che spesso sfuggono. La cornice, insolita, forse convincerebbe, ma non basta a fare un film, neanche se, a dirigerlo, è un esordiente. E poi c'è il vento, che vorrebbe avere un senso, con tentativi scoperti di diventare occasione di poesia ma dopo 'Io e il vento' di Joris Ivens riesce solo a proporsi come un colpo d'aria: che fa sbattere le finestre. Jacqueline Lustig è la sorella, Martin Kalwill, il fratello, due facce selvatiche abbastanza plausibili." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 24 Aprile 1992)
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