Addio terraferma

Adieu, plancher des vaches!

ITALIA, FRANCIA, SVIZZERA - 1999
Addio terraferma
Nicolas, vent'anni, primogenito di una ricca famiglia governata dalla madre, decisa donna d'affari, la mattina lascia la grande villa in periferia e passa le giornate nella vicina Parigi. In città, svincolato dall'ambiente d'origine, Nicolas fa vari mestieri: un giorno lavavetri, un altro lavapiatti, e tra un lavoretto e l'altro ama bere vino, al pari del padre, che a casa si trastulla tra bottiglie e trenini elettrici. Nell'arco della giornata, Nicolas intrattiene contatti con alcuni emarginati che vivono sul Lungosenna, con altri poveracci e con dei coetanei dediti a piccoli furti. Nicolas è attratto anche da alcune ragazze, con una che lavora in un bar riesce ad uscire, dice al padre di lei che vorrebbe sposarla ma poi la ragazza preferisce un altro. Intanto la madre conduce i suoi affari ad alto livello, rimprovera aspramente il marito che, al contrario, si dedica nel bosco al tiro al piattello. Un giorno Nicolas si lascia convincere a seguire la banda in un'avventura più rischiosa. Il furto non riesce, arriva subito la polizia e tutti vengono catturati e al processo vengono condannati. Nicolas passa un periodo in prigione. Quando esce, fuori dal carcere trova una splendida macchina inviatagli dalla mamma. Nicolas fa un giro per il quartiere, trova tutto cambiato, non riconosce più nessuno e allora fa ritorno a casa, deciso, come primogenito, a prendere in mano le redini della situazione. Il padre, insieme al mendicante Pierre, è salito su una imbarcazione e sta lasciando la terraferma.
  • Durata: 107'
  • Colore: C
  • Genere: METAFORA
  • Specifiche tecniche: (1.85 : 1)
  • Produzione: ENZO PORCELLI, MARINE MARTIGNAC, MAURICE TINCHANT E THERES SCHEREN PER ALIA FILM, ISTITUTO LUCE, PIERRE GRISE PRODUCTIONS, CARAC FILM, IN COLLABORAZIONE CON RAI, CANAL +, FMB FILM
  • Distribuzione: ISTITUTO LUCE (1999)

CRITICA

"L'ironia gaia e la grazia sarcastica dell'autore, la sua bravura nella costruzione narrativa a circolo chiuso, affrontano i temi profondi e assai contemporanei con meravigliosa lievità. La fotografia nitida e splendente, che accende di luci radiose anche i gruppi di mendicanti senzatetto, è di William Lubtchansky: la città è Parigi, dove il regista vive da anni; gli interpreti, Iosseliani compreso, sono perfetti e il film è molto riuscito, divertente". (Lietta Tornabuoni, 'la Stampa', 14 novembre 1999)
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