Acque silenziose

Khamosh Pani: Silent Waters

FRANCIA, GERMANIA, PAKISTAN - 2003
Acque silenziose
Nel 1979, sotto il governo del generale Zia-ul-Haq, il Pakistan si avvia a diventare uno Stato islamico. In un piccolo villaggio del Punjab, la quarantenne Ayesha ha deciso, dopo la morte del marito, di dedicare la vita all'educazione del figlio diciottenne Saleem, innamorato della bella Zubeida. Ma l'avvento della legge islamica sconvolge la vita della donna. Saleem, infatti, poco alla volta trascura sempre più i suoi sentimenti per far parte di un gruppo di attivisti islamici. Inoltre, l'arrivo in paese di alcuni pellegrini indiani, risveglierà in Ayesha strazianti ricordi del suo passato.
  • Altri titoli:
    Eau dormante
    Silent Waters
    Ewig fremd
    Silent Water
    Veeru
  • Durata: 99'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: VIDHI FILMS, UNLIMITED, FLYING MOON FILMPRODUKTION, ARTE
  • Distribuzione: MIKADO (2005)
  • Data uscita 29 Luglio 2005

NOTE

- PARDO PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE FEMMINILE A KIRON KHER (EX-AEQUO CON HOLLY HUNTER PER "THIRTEEN" DI CATHERINE HARDWICKE E DIANA DUMBRAVA PER "MARIA" DI CALIN PETER NETZER) AL 56MO FESTIVAL DI LOCARNO (2003).

- LA REVISIONE MINISTERIALE DEL SETTEMBRE 2005 HA TOLTO IL DIVIETO AI MINORI DI 14 ANNI.

CRITICA

"Introducendo a usi e costumi che possono apparire innocui e pittoreschi, vedi la festa nuziale in cui uomini e donne ballano divisi da un tendaggio e solo a un vecchietto è lecito sconfinare nel gineceo fra molti lazzi, 'Acque silenziose' fa toccare con mano che finché non sarà accettato il principio dell'uguaglianza fra i sessi, l'incompatibilità tra l'islam e la democrazia continuerà a fare danni. La morale del film di Sabiha Sumar si intona perfettamente con le allarmanti cronache che leggiamo sui quotidiani o vediamo nei telegiornali: quel pozzo in cui hanno perso la vita tante innocenti vittime dell'estremismo, si va rivelando sempre più come l'abisso del XXI secolo nel quale tutti ormai corriamo il rischio di cadere dentro." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 29 luglio 2005)

"Il film di Sabiha Sumar, che è nata a Karachi nel '61 ma ha studiato cinema a New York nei primi anni '80, ha vinto il Pardo d'oro due anni fa a Locarno, insieme al Premio per la migliore attrice (Kirron Kher). L'inizio, con qualche accenno vagamente Bollywood e qualche eco delle saghe familiari alla Ray, prometteva di più. Invece è un film di semplice e didascalico realismo, con una struttura solida e tradizionale, che punta tutto sull'impatto e l'attualità di una storia non troppo nota (il destino delle donne indiane dopo l'arrivo dei musulmani nei villaggi del Pakistan). Senza sconvolgere, e con un incedere e degli sviluppi un po' prevedibili, ma con una buona tenuta narrativa." (Emiliano Morreale, 'Film Tv', 9 agosto 2005)
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