Acqua tiepida sotto un ponte rosso

Akai hashi no shita no nurui mizu

GIAPPONE - 2001
Acqua tiepida sotto un ponte rosso
Yosuke, un uomo sulla quarantina, che ha perso il lavoro ed è stato appena lasciato dalla moglie, accetta il consiglio del vecchio vagabondo Taro. Andrà in un certo villaggio della penisola di Noto, in una certa casa dalla quale si vede un ponte rosso. In quella casa si dovrebbe trovare una giara rossa contenente un'antica statua in oro di Budda, che Taro ha rubato un giorno da un tempio di Kyoto. L'uomo troverà la casae incontrerà una donna che vi abita, Saeko, che lui vede rubare in un grande magazzino. Scoprirà che, grazie all'acqua che secerne quando prova piacere carnale, Saeko ha il potere di far sbocciare i fiori fuori stragione e di far risalire il fiume dai pesci. Yosuke troverà la giara sigillata priva della statua d'oro ma con Saeko riuscirà a ritrovare la sua vitalità.
  • Altri titoli:
    De l'eau tiède sous un pont rouge
    Warm Water Under a Red Bridge
  • Durata: 119'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, METAFORA
  • Produzione: NIKKATSU CORPORATION - IMAMURA PRODUCTION. BAP INC. - EISEI GEKIJO, MARU LIMITED -, COMME DES CINEMAS - CATHERINE DUSSART PRODUCTION
  • Distribuzione: BIM (2002)
  • Data uscita 22 Marzo 2002

NOTE

- IN CONCORSO AL FESTIVAL DI CANNES 2001.

CRITICA

Dalle note di regia: "Eccoci nel secolo XXI: se alcuni dicono che questo secolo sarà quello della Scienza e della Tecnologia, io penso che sarà anche quello dell Donna. In tutti i film che ho diretto nel secolo precedente mostravo delle donne dal carattere molto forte che accettavano il loro destino in un mondo che all'epoca non accordava loro alcun ruolo determinante nella società, o che vedeva in esse solo degli esseri inferiori agli uomini. (....) Da cosa dipende questa forza delle donne? Dalla loro particolare natura? Io amo pensare che usino una straordinaria potenza di rifiuto subendo ciò che non possono accettare."

"Del film si apprezza il tono leggero intriso di stramberia, mentre tediosi risultano alcuni tratti macchiettistici. Mi sembra escluso che Imamura riesca a mettere le mani su la terza Palma, ma una ragionevole dose di risate e applausi è riuscito a strapparla". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 20 maggio 2001)

"Elogio del piacere fisico, parabola sulla riappropriazione dei sentimenti, metafora della fertilità, sfrontata commistione di farsa, love-story e parecchie altre cose, il film non mira al rigore narrativo, ma si abbandona a un libero delirio poetico-sessuale da cui traspare tutta la giovinezza interiore del settantaseienne cineasta giapponese. Il quale, in ogni caso, non si lascia sfuggire l'occasione per menare un robusto colpo agli pseudo-valori che dominano la società giapponese, denunciandone il conformismo, il razzismo, il materialismo, l'odio per la differenza". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 23 marzo 2002)

"Chi conosce il vecchio Shohei Imamura, sorta di Marco Ferreri nipponico, sa che dall'autore della 'Ballata di Narayama' c'è da aspettarsi di tutto: ma 'Acqua tiepida sotto un ponte rosso' batte ogni bizzarria. L'acqua del titolo erompe infatti in mille spruzzi dal corpo della protagonista quando fa l'amore. Ma nulla è meno osceno di quegli allegri fiotti che dopo aver inondato il partner formano un rigagnolo, scendono le scale, finiscono nella grondaia e di lì nel fiume, in un turbinìo di pesci e gabbiani. Da una donna al mondo, dal piacere dei sensi al ciclo della vita: in un mondo afflitto da pornografia e misoginia, ecco finalmente un poetico omaggio al sesso femminile. Che per Imamura, altro che computer, dominerà il futuro. Come dimostra questo apologo gioiosamente pagano in cui un uomo afflitto da mille angustie rinasce grazie all'incontro con la strana signora". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 marzo 2002)

"Il maestro Shoei Imamura, 76 anni, l'autore de 'La ballata di Narayama' e di 'Dr. Akagi', si abbandona a un capriccio, a una magia o a uno scherzo sessuale molto stravagante, divertente (...) La protagonista, Misa Shimizu, trentenne, attrice giapponese notissima e molto carina, recita bene il personaggio bizzarro e in un certo modo imbarazzante; lo stile del film è lieve, giocoso, gioioso". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 marzo 2002)

"(...) Come in una favola, ma che ha i propri confini disegnati sull'identikit delle amarezze attuali, tanto che nessuno ha la via di fuga se non in un rapporto d'amore: è la passione che ci salva e fa rinascere i fiori e gorgogliare le acque. Come 'Amélie', ma in tutt'altro contesto, anche questo film prende la scorciatoia fiabesca e magica per risolvere il vecchio problema della felicità. Una mini abbuffata carnale nei limiti di una pudicizia che è il contrario dell'Impero dei sensi, ma che va al di là invece nel significato totale, ai confini di uno scherzo senile ma intelligente e vivo, scegliendo un luogo del mondo dove tutto è possibile, anche l'ode all'eternità della donna". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera' 23 marzo 2002)

"Il ciclo della vita. Argomento per un romanzo o un saggio filosofico-religioso. Al cinema è dura. Ci sono riusciti in parte Fellini, Bergman e Almdovar. Il giapponese Imamura ha trovato una delle più divertenti e impressionanti soluzioni, in una commedia d'amore che lascia dapprima increduli, poi convinti. (...) Imbarazzo e ironia, equivoci e gelosie, in uno sviluppo emblematico. Nel finale, una delle più belle scene d'amore del cinema. Spiazzante". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 21 marzo 2001)
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