A Royal Weekend

Hyde Park on Hudson

GRAN BRETAGNA - 2012
A Royal Weekend
Giugno, 1939. Il presidente Franklin Delano Roosevelt si prepara ad ospitare nella sua casa di Hyde Park on Hudson (nello stato di New York) il Re e la Regina d'Inghilterra. Evento straordinario, è infatti la prima visita di un monarca regnante britannico in America, ma vista l'imminente guerra che la Gran Bretagna deve affrontare, i reali stanno disperatamente cercando il sostegno di FDR e degli Stati Uniti. Sotto gli occhi di Daisy, una conoscente molto vicina a Roosvelt, si manifesterà così la complessa arte degli affari internazionali gestita dalla signora Eleonor Roosvelt, dalla madre del Presidente, Sara, e dall'abile segretaria Missy, tutte impegnate nel rendere il weekend 'reale' indimenticabile...
  • Durata: 94'
  • Colore: C
  • Genere: BIOGRAFICO, STORICO
  • Specifiche tecniche: ARRI ALEXA, 35 MM/D-CINEMA (:2.35)
  • Tratto da: omonimo dramma radiofonico
  • Produzione: ROGER MICHELL, KEVIN LOADER, DAVID AUKIN PER FILM FOUR, DAYBREAK PICTURES, FREE RANGE FILMS
  • Distribuzione: BIM (2013) - DVD: BIM/01 DISTRIBUTION HOME VIDEO (2013)
  • Data uscita 10 Gennaio 2013

TRAILER

CRITICA

"Adorabile commedia di dialoghi e sfumature, impegnata a sparlare dello stile british ma anche degli yankee col pic-nic e gli hot dog. Cast strepitoso al comando di Murray e Linney." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 gennaio 2013)

"La Storia in rosa. Più le cronache traboccano di scandali e bassezze, più il passato diventa, se non un Eden, un luogo in cui rifugiarsi per mettere in quanto ormai abbiamo alle spalle un pizzico di fantasia, se non di poesia. Fantasia documentata, beninteso, perché non c'è film ormai che non sfoggi il suo bravo «tratto da una storia vera». (...) Tratto da uno scintillante copione di Richard Nelson, impreziosito da un cast straordinario, il film dell'eclettico Michell ('Notting Hill', 'The Mother', molto altro) ripercorre lo storico weekend intrecciando con finezza e divertimento spesso irresistibile due piani: da un lato la politica, il protocollo, le ansie anche private dei due reali inglesi (lui è Giorgio VI, il protagonista del 'Discorso del Re'); dall'altro la famiglia molto allargata di Roosevelt, che oltre a varie favorite comprende una moglie lesbica e una madre invadente («questa è casa mia!»). In mani meno abili poteva essere un pasticcio. Invece è uno di quei film che sanno fare solo gli anglosassoni, rendendo serissime e rivelatrici quelle che sembrano - ma non sono affatto - frivolezze. Un bel film sul Potere, insomma. Per giunta molto divertente." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 10 gennaio 2013)

"Il successo di 'Il discorso del Re' ha scatenato un'ondata di film biografici su grandi figure della storia o dell'arte, rilette attraverso vicende di vita privata. Alcune di queste opere in arrivo sugli schermi italiani sono capolavori di regia e di recitazione, altri sono comunque interessanti. La maggior parte invece è inutile. A quest'ultima categoria sembra iscriversi 'A Royal Weekend' di Roger Michell (NottingHill), incentrato sulla grandiosa figura di Franklin Delano Roosevelt. Ma il vecchio presidente, un gigante politico del Novecento, meritava un ritratto migliore di quello confezionato dagli sceneggiatori di questo film. Dal quale esce come una specie di Bill Clinton attempato e etilico. Il film è tratto dai diari di Daisy Suckley, cugina lontana del presidente che rimase vicino a Roosevelt fino alla morte nel '45 e secondo gli autori fu una delle sue tante amanti. Ma 'A Royal Weekend' è una sequela di occasioni mancate. Non c'è nulla nella storia, nelle battute, nelle azioni che restituisca la grandezza di Roosevelt. Per quale ragione sia stato grande lo racconterà il prossimo film su di lui." (Curzio Maltese, 'La Repubblica', 10 gennaio 2013)

"Le vicende pubbliche e private legate alle élite «storiche» hanno sempre interessato vaste platee. Vi sono tracce di questo particolare e diffusissimo feticismo ovunque, dai mass media alle arti, certo più facilmente in quelle pop, com'è d'altronde il cinema, quello alto quanto quello basso, da Sokurov, con le sue raffinatissime biografie dei potenti (Moloch e compagnia), al 'Il discorso del Re' sull'ascesa privata prima che pubblica di Re Giorgio VI. Non deve pertanto sorprendere la rinnovata attenzione per un genere cinematografico, il biopic e affini, che ha diverse stagioni alle sue spalle e molte altre innanzi a sé. 'A Royal Weekend' (titolo originale è 'Hyde Park on Hudson', residenza privata - e non solo - del presidente Roosevelt), si inserisce in questo filone, e spera così di bissare il successo del 'Discorso del Re', anche se diversi sono gli autori e il regista (qui Roger Mitchell, quello di 'Notting Hill'). Ora, è di tutta evidenza che il segreto di queste serie biografiche, più o meno riuscite, è nello svelare alla vasta platea aspetti privati e intimi delle celebrità ritratte, e non di riprodurre nei modi della fiction ampi brani di una lezione di storia. (...) Il bello di questo «fine settimana reale», invece è proprio nel riuscire a evocare, di rimbalzo e di striscio, un momento storico (come il rinnovarsi dell'amicizia politica tra Inghilterra e Stati Uniti) portandoci dentro le piccole avventure amorose di un grande presidente americano." (Dario Zonta, 'L'Unità', 10 gennaio 2013)

"Convince invece l'arguto e originale 'Un Weekend Reale' di Roger Michell con Bill Murray e Laura Linney. Il film esplora gli aspetti umani di una delle icone del Novecento, il presidente americano Franklin Delano Roosevelt quando nel giugno del 1929 si prepara ad ospitare il re e la regina d'Inghilterra per un weekend. Un evento che, alla vigilia della seconda guerra mondiale, segnò la prima visita ufficiale di un regnante britannico negli Usa." (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 10 gennaio 2013)

"Elegante, divertente e intelligente, illumina un interstizio poco noto della Storia, facendoci scoprire l'umanità (anche scomoda) dei suoi protagonisti." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 10 gennaio 2013)

"Cercare una lettura storica o una interpretazione politica dell'inventore del New Deal nel film di Michell non ha alcun senso semplicemente perché 'Hyde Park in Hudson' (la residenza del presidente lontano da Washington) divenuto nella versione italiana 'A Royal Weekend' non è un film su Franklin D. Roosevelt. E lo dichiara sin dall'inizio, dalla scelta del punto di vista che conduce il racconto, la voce fuori campo di Margaret «Daisy» Suckley, cugina di sesto grado del presidente, sua amica e amante almeno secondo le molte lettere, una corrispondenza di vent'anni su cui ha lavorato lo sceneggiatore Richard Nelson, rese pubbliche dopo la morte della donna, a quasi cent'anni, nel 1991. (...) Al di là - o al di qua - della Storia il problema è Michell predilige la superficie, la dinamica della commedia senza ambiguità, del sorriso facile e mai raffinato, dell'ovvio strumentale. E a questo punto la domanda che viene lecita, perché scomodare tanti grandi nomi, ha solo una possibile risposta: sarebbe stato tutto ciò di qualche interesse senza il re d'Inghilterra e Franklin D. Roosevelt?" (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 10 gennaio 2013)

"Elegante commedia in costume, che svolazza tra prati in fiore, tovaglie di lino, stoviglie di ceramica, auto d'epoca e dialoghi a tratti scintillanti. Peccato che il presidente americano Franklin Delano Roosevelt, anche se ben impersonato da Bill Murray, pronto a ricevere i reali inglesi nel 1939, ne esca soprattutto come uno scatenato erotomane. Me le faccio tutte, dalla segretaria alla cugina di quinto grado, anche se bruttine, purché respirino. Ecco da chi ha preso Bill Clinton." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 gennaio 2013)

"Piacerà a chi gradisce la Storia quando è vista dal basso (nessun grand'uomo è grande per il proprio cameriere). E quindi a chi non si scandalizza vedendo in mutande uno dei personaggi più meritevoli del ventesimo secolo. E l'altrettanto mitica first lady Eleanor fare la Hillary Clinton con sessant'anni d'anticipo. 'A Royal Weekend' è una «british farce» come quella che davano al San Babila di Milano quando imperava Ernesto Calindri. Da apprezzare per le entrate in scena giuste o volutamente sbagliate, per i ritmi a orologeria, per il frizzare dei dialoghi e le performances degli attori. Qui frizzano tutti. Dalle donne (Laura Linney, Olivia Williams, Elizabeth Marvel) al mattatore naturalmente, Bill Murray. È straordinario questo attore che a più riprese diamo tutti per morto, e ogni dieci anni si risveglia. Due lustri dopo il risveglio di 'Lost in Translation' Bill risorge con uno straordinario F.D.R. Riuscendo nella titanica impresa di far coabitare lo sbronzone e il monumento, il marito farfallone con l'uomo che a 70 anni decise (riuscendoci) di salvare la democrazia mondiale." (Giorgio Carbone, 'Libero', 10 gennaio 2013)
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