A Bigger Splash

FRANCIA, GRAN BRETAGNA, USA - 2015
3,5/5
A Bigger Splash
Paul e Marianne stanno trascorrendo le vacanze sull'isola di Pantelleria. Lei è una celebre rock star, lui un giovane fotografo. Il loro soggiorno è inaspettatamente interrotto da Harry, ex di Marianne e amico di Paul, snobbato in certi ambienti, e considerato un dio in altri, avendo prodotto grandi rock band come i Rolling Stones. Harry arriva sull'isola con Penelope, che all'inizio tutti credono la sua nuova giovane amante, ma che in realtà è la figlia che ha di recente scoperto di avere. Penelope è una strana ragazza, composta e distaccata. L'isola si sta preparando al Ferragosto, e Marianne invita Harry e Penelope a restare con loro per il weekend. Inconsapevolmente la tavola è apparecchiata per il disastro. Marianne si scopre nuovamente attratta da Harry; Penelope mette gli occhi su Paul; la tensione della passata intimità appesantisce l'aria. Paul e Marianne lottano per mantenere in piedi il loro fragile legame, ma un giorno, mentre Marianne trascorre il pomeriggio con Harry, Paul si ritrova da solo con Penelope. Col trascorrere delle ore diventa chiaro che i tradimenti che si sono consumati cambieranno la vita di tutti. Harry torna alla villa nel mezzo della notte, ubriaco. Paul lo sta aspettando...
  • Durata: 125'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, THRILLER
  • Produzione: MICHAEL COSTIGAN E LUCA GUADAGNINO PER FRENESY FILM, IN ASSOCIAZIONE CON COTA FILM
  • Distribuzione: LUCKY RED
  • Data uscita 26 Novembre 2015

TRAILER

RECENSIONE

di Federico Pontiggia

Dice Luca Guadagnino che solo alla terza richiesta di Studio Canal ha detto sì, ovvero ha accettato di dirigere il remake de La piscina, anno di grazia 1969, di Jacques Deray, con Delon, Schneider e Birkin. Ha fatto bene: per quattro quinti è un grande film, eppure – diciamolo subito – il quinto è ferale, inconsulto, suicida, sebbene i prodromi, le avvisaglie già ben intuibili, anzi, esibiti nei quattro precedenti. Peccato. Nella nostra, e non solo, recente produzione, non abbiamo mai riscontrato un (m)andare in vacca così palese, evidente, masochista. Vabbè. Viene da chiedersi, ma Guadagnino non ha un amico, qualcuno capace di dirgli che cosa non va e, soprattutto, farsi ascoltare? Archiviato.

Dopo il successo di Io sono l’amore, successo soprattutto americano, Guadagnino ha potuto scegliere, ovvero è stato cercato: ha finito per accogliere la proposta del francese Studio Canal, radunando ad hoc la “solita” e sodale Tilda Swinton, il caro vecchio Ralph Fiennes e due giovani già in ascensore per la fama, Dakota Johnson, figlia di Don e Melanie Griffith e interprete di 50 sfumature, e Matthias Schoenaerts, quello di Ruggine e ossa e altra buona roba.

La piscina 2.0 – film che Guadagnino non ama, viceversa, A Bigger Splash rimanda al docufilm ’70s omonimo di David Hockney – è a Pantelleria, in una villa bella assai, con i biacchi, la domestica, il dammuso e una vista superba: vi alloggiano Marianne (Swinton), rockstar afona, e Paul (Schoenaerts), direttore della fotografia. Sono belli, magri, alti e si amano, di un amore estetico, estetizzante. Un passo a due in un locus amoenus, ma a pestare i piedi arriva Harry (Fiennes), produttore di grandi quali i Rolling Stones, bisessuale, affamato, vitale e vivace: è stato per sei anni con Marianne e non è arrivato sull’isola per i capperi. Comunque, Paul e Marianne li ha fatti conoscere lui. Non è solo, con sé una bella e bionda ragazza, riservata, di poche parole: la gatta morta si chiama Penelope (Johnson), e non è l’amante (mai dire mai, comunque) bensì la figlia di Harry.

Sul piano poco cartesiano delle attrazioni, le coppie sono Marianne e Harry, Paul e Penelope: nel primo caso il motore è l’uomo, nel secondo la donna. Viceversa, sul piano dell’autenticità, è tre contro uno: Marianne, Paul e Penelope sono “falsi”, Harry larger than life, amorale come si conviene, gaudente e egotista come succede, franco e diretto come l’acquolina. Le cose, le persone e il resto gli fanno sangue, sesso, e agisce di conseguenza: è lui, il produttore, l’unica vera rockstar, e l’unica vera persona del quartetto. Intuibilissimo come va a finire, non prima di aver sentito ottima musica – gli Stones, of course – e non prima di aver apprezzato come Guadagnino percorre, circoscrive e fende il quartetto d’archi: regia ariosa e calibrata, close-up “incongrui” a evocare la tensione thriller, mood internazionale, andante con brio. Non è una novità, il regista sa il fatto suo, e sa tratteggiare con empatia personaggi – vedi Io sono l’amore – che empatici non sono, piuttosto stronzi e variamente parassiti.

Problema, fuori dal quadrato è l’inizio del disastro: due, gli immigrati e, soprattutto, il maresciallo dei Carabinieri interpretato- perché, perché?!? –da Corrado Guzzanti. Sui migranti che approdano a Pantelleria, bene l’incursione televisiva, con il tg in sottofondo, bene l’utilizzo strumentale che ne fa Marianne, male invece il carico da novanta che ci mette il maresciallo e male – davvero non ce n’era bisogno – il recinto, la gabbia antistante la stazione dei carabinieri in cui giocano a calcio.

Ma il peggio è lui, il maresciallo, brutta copia di Montalbano, che manda tutto in caciara e in malora: vedere per credere, non sveliamo altro, ma tenetevi forti. Guadagnino anziché accontentarsi dell’acqua lustrale e insieme letale della piscina ha bisogno degli acquazzoni, ha bisogno di uscire allo scoperto, uscire dal quadrato e darsi al “popolo” – vedi già la festa di piazza – ovvero alla farsa, al melodramma berciante, alla pantomima. Peccato, se la “gestione” degli immigrati, seppur moralistica e pleonastica, poteva essere diegeticamente addebitata alla “mostruosità” di Marianne rinchiusa nella sua torre d’avorio – ma quanto è più genuino e rivelatore l’incontro di Paul e Penelope con i migranti? -, al contrario, tutto ciò che tocca il maresciallo muore. Non, non i personaggi, il film.

Infine, ci chiediamo, un produttore come Harry che avrebbe detto a Luca di questo quinto quinto disgraziato? Sipario. Pardon, piscina.

NOTE

- REMAKE DEL FILM "LA PISCINA" (1969) DI JACQUES DERAY.

- DAVID KAJGANICH FIGURA ANCHE COME PRODUTTORE ESECUTIVO.

- IN CONCORSO ALLA 72. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2015), HA OTTENUTO IL PREMIO SOUNDTRACK STARS E IL PREMIO BEST INNOVATIVE BUDGET.

CRITICA

"Splash è il fragore indistinto dei sentimenti, le traiettorie affettive di Guadagnino sono pop e seguono regole imperscrutabili anche nel quartetto che in vacanza non conosce regole del gioco. (...) La ronde, il girotondo, quattro cantoni, un tripudio di rancori & rimorsi, desideri & spudoratezze in un film che nel trionfo snob raffinato dello stile trova la ragione del suo cinico contenuto sentimentale. Attento a mettere qualche segnaletica d'impegno, il regista gioca all'erotismo del cinema secondo la classe di una lotta. Accompagnato da un'invisibile partitura jazz, il film è il selfie di un'Italia vista folk all'americana, col commissario di Corrado Guzzanti, pezzo di puzzle che non collima (...). Recitato con adesione psicosomatica, da adepti di un mondo a parte, reclusi in un atroce isolamento di sole e d'acqua che è il piacere di una condanna ma senza alcun giudice." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 26 novembre 2015)

"(...) gli eccessi di un passato recente, sorretto da una colonna sonora davvero di lusso per un film italiano. (...) tra tuffi e flashback, Guadagnino affresca con mano sicura e belle invenzioni di regia riti e bassezze di quel jet set troppo ombelicale per interessarsi al resto del mondo. Qui rappresentato da un pugno di italiani visti con sguardo da turisti. E da un gruppetto di migranti nascosti che sanno di aggiunta forzata e un po' ideologica. Anche se il tallone d'Achille di questo film riuscito a metà è il carabiniere troppo grottesco Corrado Guzzanti. Calcolo, sberleffo, provocazione? Mistero. Ma che peccato." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 26 novembre 2015)

"Il film è diviso in due. La prima zona, potente, è tutto un gioco di sensualità, allusione, desiderio, provocazione erotica. Poi, quando si complicano le relazioni tra i personaggi per via delle gelosie incrociate cui prende parte anche la lolita Penelope, la storia si tinge di thriller e s'indebolisce. Guadagnino conferma efficacemente il sodalizio artistico con la carismatica Tilda Swinton (Harry è Ralph Fiennes, dal sovreccitato vitalismo). E si conferma voce a sé nel nostro cinema." (Paolo D'agostini, 'La Repubblica', 26 novembre 2015)

"Con talento Guadagnino gioca su una fascinosa trama visiva il coacervo di pulsioni pronte a esplodere, ma nel film si avverte un che d'artefatto che raffredda l'emozione. Una cornice italiana a tratti macchiettistica come la vedono gli stranieri; un pretestuoso, inconsistente utilizzo degli immigrati, il cui dramma di sopravvivenza in teoria dovrebbe far da contraltare all'alienato dramma alto-borghese. E un altro neo sono i due britannici: bravissimi per carità, ma mentre il belga Schoenaerts mostra encomiabile sobrietà, loro recitano con evidente compiacimento a briglia sciolta." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 26 novembre 2015)

"(...) solo un regista come Guadagnino poteva rendere 'A Bigger Splash' il film che è, una miscela irriverente di desiderio e realtà senza dogmi né canoni né assoluti solo la tensione che scorre nell'occhio e nel cuore delle sue immagini. (...) Seguendo l'ispirazione pop dell'opera di Hockney da cui il prende il titolo, Guadagnino realizza un film irriverente e molto libero, in cui ci dice che le geometrie pericolose del desiderio possono convivere, anzi spiegare, i meccanismi universali della nostra esistenza , e che lo spazio privatissimo degli scontri amorosi e del possesso, è quello del potere che regola le relazioni collettive, e allargando un po' la lente il mondo. Ma non c'è nulla di dimostrativo, l'orizzonte del cinema in questo film è aperto e ognuno può prenderne qualcosa. Che meravigliosa sfida al nostro tempo." (Cristina Piccino, 'Il Manifesto', 26 novembre 2015)

"Piacerà a chi s'aspetta una bella performance da parte di due mostri sacri come Tilda Swinton e Ralph Fiennes. Aspettativa confermata. Lei è brava e convinta. Lui sanguigno ed estroverso come forse non l'abbiamo mai visto. Ma la storia funzionava di più 45 anni fa con i volti (e i corpi) di Alain Delon e Romy Schneider." (Giorgio Carbone, 'Libero', 26 novembre 2015)
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