7 Days in Havana

7 días en La Habana

FRANCIA, SPAGNA - 2012
7 Days in Havana
La sensuale Havana ritratta da 7 registi molto diversi tra loro. Un film collettivo in cui ogni storia è collegata all'altra e si svolge nell'arco di una giornata.
1° giorno: "El Yuma" - Teddy Atkins, un giovane turista americano, si reca a L'Avana per la prima volta. Il suo autista, un tassista cubano di mezza età e con una laurea in ingegneria, gli offrirà un giro turistico della città tutt'altro che tradizionale.
2° giorno: "Jam Session" - Un noto regista arriva a Cuba per ricevere un premio. L'uomo sta attraversando una profonda crisi personale, ma a L'Avana trova consigli e aiuto da un amico inaspettato: il suo autista cubano, umile e gentile, che è anche un incredibile trombettista.
3° giorno: "La tentación de Cecilia" - Cecilia, una cantante cubana, è combattuta tra l'accettare l'offerta di un impresario spagnolo, e seguirlo in Spagna per fare carriera, o rimanere a L'Avana con il suo fidanzato Jose.
4° giorno: "Diary of a Beginner" - Il palestinese ES, viene incaricato di effettuare all'Avana un intervista a una figura di spicco cubana. Mentre attende che arrivi l'orario dell'appuntamento, ES vaga per la città. A poco a poco, quello che pensava fosse un semplice passatempo si trasformerà in un test per la sua vera identificazione.
5° giorno: "Ritual" - Yamilslaidi, una bella studentessa afro-cubana, è costretta dai suoi genitori a sottoporsi a un rituale di purificazione. i suoi, infatti, sono convinti che Yamilslaidi sia stata colpita da una tremenda "maledizione": amare le ragazze.
6° giorno: "Dulce Amargo" - Un giorno "normale" nella vita di Mirta: nonostante i suoi due lavori, la donna si dedica anche a fare caramelle per provvedere ai bisogni della sua famiglia.
7° giorno: "La fuente" - Martha e i suoi vicini di casa diventeranno matti per organizzare una cerimonia in onore della vergine Oshun, apparsa in sogno alla stessa Martha chiedendo una celebrazione pubblica a suo nome da tenere la sera stessa!
  • Episodi: El Yuma - jam Session - La tentaciòn de Cecilia - Diary of a Beginner - Ritual - Dulce amargo - La fuente
  • Altri titoli:
    7 Jours à La Havane
    7 giorni all'Havana
  • Durata: 100'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: HD, 35 MM
  • Produzione: FULL HOUSE, MORENA FILMS IN COLLABORAZIONE CON HAVANA CLUB INTERNATIONAL SA, IN ASSOCIAZIONE CON BACKUP FILMS, SOFICA COFICUP, PALATINE ETOILE 8 & 9, ICAA, ICAIC, CANAL +
  • Distribuzione: BIM - DVD: 01 DISTRIBUTION HOME VIDEO
  • Data uscita 8 Giugno 2012

TRAILER

NOTE

- IN CONCORSO AL 65. FESTIVAL DI CANNES (2012) NELLA SEZIONE 'UN CERTAIN REGARD'.

CRITICA

"Sette registi a Cuba, sette storie tratte da altrettanti racconti di Leonardo Padura Fuentes, sette sguardi consapevolmente esotici o spaesati. Perché tra i registi uno solo è cubano, il Juan Carlos Tabío che firmò (con Gutiérrez Alea) 'Fragola e cioccolato'. Gli altri sono francesi come Laurent Cantet, spagnoli come Julio Medem, argentini o franco-argentini (Pablo Trapero e Gaspar Noé), portoricani (Benicio Del Toro), o addirittura palestinesi (Elia Suleiman, il più fedele a se stesso, dunque il più spiazzante del gruppo). Con un ottavo regista, usato come attore, a fare da ciliegina: un Kusturica stufo di onori che in pieno spleen da festival fugge dalle ufficialità e vaga beato nella notte. (...) Discontinuo come ogni film a episodi, '7 Days in the Havana' affronta spavaldo i mille strati di mitologia depositati sulla città. Difficile filmare la capitale cubana senza inquadrare i maestosi taxi anni 50, le onde che si infrangono sul Malecón o lo sciame di bellezze (in vendita o meno) che affolla le strade a ogni ora del giorno e della notte. Arduo anche descrivere il quotidiano degli habaneros senza sogni di fuga, zattere che prendono il mare, o tripli e quadrupli lavori affrontati con fantasia e buonumore insospettabili nel viziato Primo mondo. Qualcuno però batte la Cuba meno visibile, fra omosessualità e santeria, tempi morti e cerimonie segrete. In 'Ritual' un Gaspar Noé meno compiaciuto del solito racconta con affettuosa fermezza cosa succede a una giovane cubana sorpresa a letto con una straniera. (...) Ma sono Tabío e Cantet, nel finale, a colpirci davvero al cuore. Il primo riunendo tutti i personaggi già visti in precedenza, ma in chiave domestica, dunque rovesciando lo sguardo esteriore degli ospiti. Mentre Cantet coglie la solidarietà così speciale dei cubani di ogni colore ed età seguendo i fervidi preparativi di una festa in onore di Oshun, dèa delle acque e della fecondità, simbolo dell'immaginazione e del sentimento. Quindici minuti tutti fatti e gesti, volti e emozioni. Una piccola utopia realizzata, e una sommessa lezione di cinema, firmata dal regista di 'La classe' e 'Risorse umane'." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 8 giugno 2012)

"Sette sguardi sull'Avana di oggi, altrettanti episodi ciascuno per un giorno la settimana, dal lunedì alla domenica. Affidato a tanti registi quanti sono gli episodi ed i giorni, il progetto ha di significativo che nasce da un'iniziativa cubana. L'idea ha raccolto intorno alle storie scritte da Leonardo Padura Fuentes, romanziere cubano di fama internazionale, tutti cineasti di nascita o di formazione latinoamericana o cubana: Benicio Del Toro, attore al suo debutto come regista, gli argentini Pablo Trapero e Julio Medem, il palestinese Elia Suleiman, con la sua inconfondibile cifra umoristica, l'argentino-francese Gaspar Noé, noto per il suo stile scioccante. Lo sguardo d'insieme che ne risulta, non esclude nulla di ciò che si potrebbe aspettare. Luoghi, dalle strade e bar della Habana Vieja con relative memorie hemingwayane all'impotenza coloniale dell'Hotel Nacional agli scorci del Malecón, il famoso lungomare della città. E impressioni, quelle di qualsiasi visitatore che sbarca nella capitale cubana quell'inestricabile mix di luoghi comuni che fanno convergere in una sola cosa turismo di piacere e pellegrinaggio ideologico." ('La Repubblica', 8 giugno 2012)

"Vacanza a Cuba con sei registi turisti (Cantet, Benicio Del Toro, Medem, Noé, Suleiman, Trapero) e un nativo, Tabío. Un racconto per ogni giorno della settimana, toni drammatici (...) ma anche notti brave in cui ambosessi cercano distrazioni. Suleiman firma il pezzo migliore lungo le strade de l'Avana divisa tra il vintage castrista, la libertà condizionata d'oggi, il sogno di una cosa. Divertente Kusturica che fa se stesso, sigari, rum, molta musica e ancora l'amor che vuol dir gelosia." ('Corriere della Sera', 8 giugno 2012)

"L'invito viene da Leonardo Padura Fuentes, giornalista e scrittore cubano di Cuba, ideatore di '7 giorni all'Havana', sette cortometraggi di quindici minuti l'uno, firmati da Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noé, Juan Carlos Tabío e Laurent Cantet, che cercano di decostruire gli stereotipi dell'isola. Qualcuno ci riesce. L'ottavo «turista» è il roccioso Emir Kusturica, che nell'episodio 'Jam Session', interpreta se stesso, il regista famoso sceso all'Hotel Nacional per ricevere un premio alla carriera, omaggio del festival di cinema dell'Havana. Parabola della celebrità, suggerisce Trapero. (...) La questione gay entra di traverso nelle storie, qualcosa da maneggiare con cura, come si vede in 'Ritual' del francese Gaspar Noé. (...) ll palestinese Elia Suleiman ('Il tempo che resta', 2009), firma il corto più autocritico e più bello, 'Diary of a Beginner', che svela il fascino e l'incomprensibile «viaggio all'Havana». Con il suo sguardo fisso e stupito osserva le segnaletiche del luogo in attesa di un appuntamento ad alto livello nell'ambasciata della Palestina. Ma Castro è sempre lì che parla in tv, non la finisce mai. (...) Juan Carlos Tabío fugge non solo dagli stereotipi ma anche da Cuba, a bordo di una zattera piccola e fragile che trasporta «verso la libertà» una ragazza e il suo fidanzato, divo cubano del baseball che ha rinunciato, per lei, a un ingaggio in Puerto Rico. (...) La ragazza è la Cecilia dell'episodio precedente di Julio Medem ('La tentaciòn de Cecilia') che sceglie l'esodo sull'imbarcazione precaria in 'Dulce Amargo', dolce e amaro come le torte di Mirta, psicologa, pasticcera per necessità, artista di dolci sontuosi, moglie di un colonnello depresso in pensione che vorrebbe dividere la zattera illegale con la figlia adottiva. (...) Per finire, Laurent Cantet, Palma d'oro 2008 con 'Entre les murs' (e di 'Risorse umane'), sostenitore dell'«allegoria» scolastica, operaia, e in questo caso cubana. Il regista francese scatta una «fotografia» di Cuba attraverso la storia di una anziana sacerdotessa della Santeria, autoritaria che pretende in seguito a un sogno premonitore una stanza tutta gialla, una fontana con i pesci e un mega-altare per la statua della Madonna. Testimone della storia, Cantet l'ha voluta condire di risate. Ma quando il documentario incontra la commedia e non la riconosce è un problema." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 8 giugno 2012)

"Ha una struttura a episodi '7 Days in Havana', uno per ogni giorno della settimana e la regia di altrettanti cineasti. Alcuni capitoli sono venuti meglio, altri meno, tuttavia il livello medio è buono e l'unità stilistica assicurata dal fatto che a coordinare il lavoro di sceneggiatura, firmando ben tre dei copioni, è stato un reputato intellettuale cubano, lo scrittore Leonardo Padera Fuentes, i cui romanzi, proprio come il film, sono ambientati in un'Havana fuori degli stereotipi turistici e della retorica di regime. (...) In tanto vagabondare di personaggi emergono le costanti di un lungomare ventoso, un cielo pesante di umidità, edifici fatiscenti, una pervasiva miseria e una malinconia che, a dispetto della vivacità della musica e la vitalità della gente, si annida ovunque." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 8 giugno 2012)

"Che barba. Roba da svenire per la noia. Tanto è vero che questa boiata è stata presentata al recente Festival di Cannes. È una commedia divisa in sette siparietti, tratti dai racconti di uno scrittore cubano e diretti da sette diversi regi-sti. Non c'è una storiella da salvare, in compenso è impossibile individuare la più brutta. P.S. Era troppo difficile tradurre il titolo in italiano?" (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 8 giugno 2012)

"Spiacerà a coloro che dati i nomi dei registi si aspettavano qualcosa di nuovo e significativo sull'isola di Castro a 50 anni dalla revoluciòn. E invece i directors sono andati lì da turisti come i loro personaggi e dell'Havana hanno visto solo il lato più risaputo e cartolinesco. L'unico quarto d'ora che si rispetti ci arriva dal solo regista cubano del mazzo. Che con notevole coraggio ci ha fatto vedere due cubani che fuggono negli Usa. Con buoni motivi per fuggire." (Giorgio Carbone, 'Libero', 8 giugno 2012)

" '7 Days in Havana', e altrettanti registi - Benicio Del Toro, Pablo Trapero, Julio Medem, Elia Suleiman, Gaspar Noé, Juan Carlos Tabío, Laurent Cantet - per restituire un caleidoscopio antropico della capitale cubana. La committenza è alcoolica (Havana Club), ma non dà alla testa, e l'ensemble va giù come un bicchierino di rum. Apre Del Toro, che esordisce alla regia tallonando con piglio e ironia un turista Usa sul taxi di Angelito: buona la prima, e buono pure Trapero, con una 'Jam Session' sulle note imprevedibili di Emir Kusturica. Pollice su anche per il palestinese Suleiman, che trova un surreale e nostalgico spelling (U come URSS...) per incontrare il Comandante: si ride e si riflette, le analogie tra Gaza e Cuba non mancano. Queste le gemme, ma non deludono nemmeno Cantet, con una festa condominiale per la Vergine Maria, e Tabío, che gioca in casa e combatte ai fornelli contro i quotidiani blackout (e con vista Florida...). Indigesto, viceversa, Noé, che frulla omosessualità ed esorcismo, Africa e castrismo: noia e fastidio, altro che trasgressione. Va bene che L'Avana è la città dove 'tutto è possibile', ma non esageriamo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 7 giugno 2012)
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