45 anni

45 Years

GRAN BRETAGNA - 2015
3,5/5
45 anni
Manca solo una settimana al 45mo anniversario di matrimonio di Kate Mercer e i preparativi procedono bene fino a quando suo marito Geoff riceve una telefonata: il corpo del suo primo amore, Katya, è stato ritrovato congelato e perfettamente conservato nei ghiacciai delle Alpi svizzere. L'uomo cerca di non far trapelare il suo turbamento, ma Kate inizia a scavare nel passato e ben presto i dubbi, le paure e le emozioni represse negli anni iniziano a venire a galla...
  • Durata: 93'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO
  • Specifiche tecniche: PANAFLEX CAMERA, 35 MM/2K, PANAVISION, DCP (1:1.85)
  • Tratto da: racconto di David Constantine
  • Produzione: THE BUREAU, IN ASSOCIAZIONE CON CREATIVE ENGLAND
  • Distribuzione: TEODORA FILM
  • Data uscita 5 Novembre 2015

RECENSIONE

di Gianfrancesco Iacono

Kate e Geoff Mercer stanno per tagliare il traguardo dei quarantacinque anni di matrimonio. In attesa della festa d’anniversario, la vita d’entrambi i coniugi scorre tranquilla tra le campagne sonnolente della provincia inglese, almeno finché non giunge una notizia inattesa: un ghiacciaio della Svizzera ha restituito il corpo di Katya, la prima fidanzata di Geoff, dispersa durante un’escursione negli anni sessanta.

L’evento innesca sin da subito, nella vita della coppia, ripensamenti e rimpianti che porteranno Kate e Geoff a considerare sotto una luce diversa i lunghi anni vissuti insieme. Girato con una compostezza e con una sobrietà (un rigore, verrebbe da dire) tipicamente inglesi, 45 anni mostra la maturità del suo autore, il britannico Andrew Haigh, e la sua destrezza nel muoversi nelle atmosfere intimistiche della middle-class, affrontando l’incapacità di esprimere i propri sentimenti e il tema del passato che torna e non fa sconti a nessuno. Bravissimi, infine, Charlotte Rampling e Tom Courtenay nel ruolo dei coniugi Mercer, premiati giustamente con l’Orso d’Argento per la migliore interpretazione alla Berlinale 2015.

NOTE

- ORSO D'ARGENTO COME MIGLIOR ATTRICE A CHARLOTTE RAMPLING E COME MIGLIOR ATTORE A TOM COURTENAY AL 65. FESTIVAL DI BERLINO (2015).

- CHARLOTTE RAMPLING E' STATA CANDIDATA ALL'OSCAR 2016 COME MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA.

- CANDIDATO AL DAVID DI DONATELLO 2016 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

CRITICA

"(...) il film, che scandisce il passaggio del tempo e l'ingigantirsi dei dubbi giorno dopo giorno (...) trascina lo spettatore in questa tensione sempre più grande. Ma lo fa con una delicatezza e una tenerezza per i due protagonisti che non fa mai scivolare il film verso il mélo o, peggio, il dramma al calor bianco. I due non si tormentano né si assillano, piuttosto scoprono che tra di loro c'è come un fossato che rischia di allargarsi. (...) Haigh, che nei suoi film precedenti ('Greek Pete' e 'Weekend') aveva esplorato il mondo gay e che qui ha sceneggiato un racconto di David Constantine, dimostra una straordinaria abilità nella direzione degli attori (facilitato anche dalla riconosciuta bravura dei due protagonisti, che per questo film sono stati premiati all'ultimo festival di Berlino) ma soprattutto colpisce per la capacità di tenere il film perfettamente in equilibrio tra il ritratto comportamentale e lo scavo psicologico. Non c'è mai niente di fuori posto in questo film: le ruvidezze di carattere si stemperano nell'ironia e nella passionalità politica, i problemi dell'età possono spiegare certe amnesia ma possono diventare anche scuse per piccole o grandi bugie, i silenzi diventano occasioni di rifugio ma anche momenti di tensione e di paura. E anche la campagna inglese in cui i due vivono e si muovono sembra adeguarsi ai diversi momenti della loro vita di coppia, ora avvolgente e piacevole ora ostile e respingente. E alla fine il film supera i limiti del semplice fatto narrato per diventare uno struggente ritratto delle fragilità e delle paure legate alla vecchiaia, ai suoi dubbi e alle sue debolezze (...)." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 2 novembre 2015)

"Anche se il bel film di Andrew Haigh (...), felpato esercizio di pudore, doppio orso d'argento all'ultima Berlinale per i magnifici Charlotte Rampling e Tom Courtenay, è tutto raccontato dal punto di vista della moglie. (...) Naturalmente siamo in una zona molto frequentata da scrittori e registi. Da 'Rebecca la prima moglie' (Daphne Du Maurier, poi Hitchcock), a 'The Dead' di Joyce, capolavoro terminale di John Huston, molti altri narratori hanno evocato il potere esorbitante dei morti sui vivi. Qui però il tema davvero centrale è un altro, più sottile e molto contemporaneo, vista la diffidenza del nostro tempo verso ogni forma di privacy e segretezza. Cosa dobbiamo - cosa possiamo condividere davvero con chi ci è più caro? Che cosa deve entrare a far parte di una relazione, e cosa appartiene invece alla nostra sfera più personale e inviolabile? Sorretto dai suoi magnifici attori, e da un testo che distilla tesori di eloquenze e di reticenza insieme (c'è dietro un racconto ampliato di David Constantine), Haigh non prevede colpe né torti. In '45 anni' ci sono solo ragioni, buone o cattive che siano. E di certezze ne resta una sola." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 novembre 2015)

"Splendidi personaggi, e attori. Soprattutto lui, Tom Courtenay, i cui dati anagrafici corrispondono esattamente a quelli del personaggio, che aveva 25 anni nel 1962. Di film inglesi belli sull'amore in età avanzata ne abbiamo visti almeno due in tempi recenti: soprattutto 'Another Year' di Mike Leigh ma anche 'Le week-end' con Jim Broadbent e Lindsay Duncan. E questo del regista Andrew Haigh arricchisce la serie con emozionante intensità. Impossibile verbalizzare l'infinità di sottili ombre e incrinature che si infilano tra le pieghe del ménage di marito e moglie proprio alla vigilia della celebrazione. Durante i pochi giorni dell'azione e per la durata del film c'è modo e tempo di evocare moltissimo. Per cenni, indizi, brevi digressioni. II ricordo di una gioventù, quella di Geoff in particolare, che ha conosciuto e intensamente vissuto il sogno generoso e velleitario, un po' arrogante, di un modo di essere giovani totalmente nuovo e in antitesi rispetto a tutto ciò che era venuto prima, in nome di uno spirito libertario senza limiti. L'incazzata amarezza, esclusivamente di Geoff, di una vecchiaia - inglese - che ha visto e vede smentiti i valori di un sentirsi 'di sinistra' che la crisi e le politiche dagli anni 80 in poi hanno spazzato via. Kate, da compagna solidale e in sintonia per tanto tempo con l'uomo scelto proprio per quella sua goffa mitezza capace però di sprigionare ribellione e rabbia, si sente precipitare in un ruolo insopportabile di spettatrice impotente di una prospettiva mai messa in conto. Non può sfuggire, ed è forse anche questo che rende le due interpretazioni così forti, che la storia personale dei due attori affonda precisamente nella temperie della rivoluzione giovanile inglese, degli anni tra 50 e 60 per lui, tra 60 e 70 per lei: Charlotte Rampling. (...) Le note struggenti di 'Smoke Gets In Your Eyes' dei Platters chiudono in bellezza, ma forse senza riuscire del tutto a chiudere l'incidente, il film e il delicato passaggio nelle vite di Kate e Geoff." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica', 5 novembre 2015)

"Una volta ripetuto, che '45 anni' (...) è un film rapsodico e sensibile nell'esplorare i fragili comportamenti e le impaurite psicologie della vecchiaia, e in particolare le dinamiche complesse di un'agiata coppia di coniugi, non è sacrilego riflettere se il risultato sia equilibrato. Con il dovuto rispetto per le sfumature delle recitazioni e la perfetta ambientazione, ci sembra che la cronaca della settimana precedente la festa per i 45 anni di matrimonio di Kate e Geoff riesca solo ad ammiccare all'esperimento-shock di 'Amour' di Haneke o addirittura alla struggente elegia dell'amoroso rimpianto di 'The Dead' di Joyce trasposto sullo schermo da Huston. (...) un film meno raffinato di quanto sembri e, al di là dell'abile understatement drammaturgico, un po' troppo manieristico e premeditato." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 5 novembre 2015)

"Alla base di '45anni', c'è un racconto breve, 'In Another Country', scritto in chiave di fine miraimalismo da David Constantine; incantevolmente riscritto per lo schermo da Andrew Haigh, regista e sceneggiatore; e interpretato da Charlotte Rampling e Tom Courtenay, premiati a Berlino per le sublimi naturalezza e sensibilità con cui hanno incarnato i protagonisti. (...) Sulle evocative note di vecchie canzoni emerge, affidato a impeccabili dialoghi nonché al gioco di sguardi e gesti di due attori in stato di grazia, un emozionante quadro da 'scene di un matrimonio' della terza età, dove tutto è intenso e nulla è ovvio." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 5 novembre 2015)

"(...) un film costruito come un Kammerspiel coniugale e arredato come un thriller di coppia (...). Il suo regista e sceneggiatore Andrew Haigh restituisce al cinema la capacità di dialogare senza immagini e parole fatte con la società e l'individuo, di riflettere la complessità esistenziale del nostro stare qui e ora: per darvi un'idea, sembra un film scritto da Ingmar Bergman e girato da Mike Leigh. No, non esageriamo: sono 'Scene da un matrimonio' piene di 'Segreti e bugie', affidate a due interpreti eccelsi e in stato di grazia, Charlotte Rampling e Tom Courtenay. (...) nelle sue inquadrature rimangono liberamente intrappolati le sensazioni, le emozioni e i sentimenti di quel codice binario che è il matrimonio e, per esteso, la vita di coppia. (...) Perché Kate e Geoff siamo noi, noi a qualsiasi età: la prospettiva di Kate, secondo cui seguiamola storia, non esclude nessuno, bensì ci invita a svelarci, ad aprirci, a compatire quei due splendidi settantenni. (...) La Rampling sublime per eleganza e bravura, sensualità e prestanza (69 anni), il 78enne Courtenay all'altezza, '45 anni' non è un film che va solo visto, ma vissuto. E pazienza se doveste riprendere a fumare: per riprendere a vivere, talvolta, tocca farsi del male. Non perdetelo." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 5 novembre 2015)

"Piacerà a coloro che hanno ancora nel cuore e nell'immaginario i film girati da Ingmar Bergman negli anni sessanta, coi piccoli, atroci drammi che si consumano nei confortevoli (ma quanto malinconici) interni borghesi." (Giorgio Carbone, 'Libero', 5 novembre 2015)

"La Rampling e Courtenay sono meravigliosamente autentici." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 5 novembre 2015)
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