4:44 Last Day On Earth

USA - 2011
3/5
4:44 Last Day On Earth
Una coppia - lei pittrice, lui attore di successo - sta passando nel suo appartamento quello che è stato annunciato come l'ultimo giorno sulla Terra. Il giorno successivo, infatti, alle 4:44 del mattino, minuto più minuto meno, il mondo finirà con una catastrofe in cui nessuno potrà trovare una via di salvezza...
  • Durata: 85'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, FANTASCIENZA
  • Specifiche tecniche: 35 MM (1:1.85), DCP
  • Produzione: FABULA, FUNNY BALLOONS, WILD BUNCH, BULLET PICTURES

RECENSIONE

di Federico Pontiggia
Lui, lei e la fine del mondo. Dopo aver annusato la fine artistica con i suoi ultimi lavori (declino iniziato con New Rose Hotel nel '98, e proseguito con Mary, Go Go Tales, etc.), l'alfiere maudit del cinema indie americano, Abel Ferrara, fa un film sulla Fine: la fine di tutto, meglio, di tutti.
Protagonisti Willem Dafoe e Shanyn Leigh, artistoide coppia newyorkese, che nel proprio flat vive il tempo che rimane: fino alle 4:44 dell'ultimo giorno sulla terra. E' 4:44 Last Day on Earth un Kammerspiel (fanta)apocalittico, che parla del cinema di Ferrara e, soprattutto, parla del quotidiano relazionale quando il quotidiano sta per non essere più. Cisco e Skye parlano, litigano, lei dipinge e lui skyppa: insieme, fanno l'amore. Lo fanno e lo rifanno, mentre l'appartamento continua a provarsi multitasking e connesso senza sosta: video perennemente accesi, televisione non stop, video chat, videocitofoni, perché a prendere commiato è anche la cultura dell'immagine, la tecnologia digitale, la continuità tecnologica che non dovrebbe, ma pure lei sta per conoscere la fine.
Eros e thanatos, dunque, e come potrebbe essere altrimenti? I due meditano – sono buddisti – e lo spettatore medita: come vivrebbe ciascuno di noi la fine? Domanda consegnata da Ferrara con la cifra poetico-stilistica che l'ha reso grande per (quasi) tutti, grandissimo per noi, ma qui il guerrilla-style del Cattivo tenente, Addiction e altri capolavori è meno povero, meno pauperisticamente esibito: ok, è una sola location – più qualche promenade di Cisco – ma percorsa con sinuosa abilità dalla vecchia conoscenza di Abel Ken Kelsch, che fotografa close-up amorosi al limite dell'estetizzante, ri-composta dal montatore - altro noto ferrariano - Anthony Redman, mentre lo scenografo è Frank DeCurtis, le musiche suadenti di Francis Kuipers.
Insomma, la qualità artistica c'è ( a parte gli FX dell'apocalisse verdognola sui cieli di NY), il problema è la storia, anzi, la non-storia di 4:44: tra il Dalai Lama e Al Gore, la figlia e la ex moglie che Cisco contatta via Skype e il ragazzo del take away, uomini e donne, straordinari o meno, sono come Cisco e Skye voci di un addio all'Uomo con la voce – i dialoghi – del banale. Presa diretta, rifiuto dell'abbellimento esemplare o simbolico? Chissà, ma il quotidiano spiccio, dimesso e comunque connotato (ecologia, arte, amore, droga) non fa necessariamente un film sull'oggi. Nemmeno se è l'ultimo giorno del pianeta.

NOTE

- IN CONCORSO ALLA 68. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA (2011).

CRITICA

"'4:44 Last Day on Earth' racconta la sostanziale rassegnazione con cui l'umanità si avvicina all'ora in cui finirà il mondo (pare per scompensi ecologici). Qualcuno accelera la sua fine ma i due protagonisti, Willem Dafoe e Shanyn Leigh, cercano di vivere come al solito, persino svelando gelosie che di lì a poche ore non avranno più nessun senso. Ma se tutto è più o meno come prima, perché scegliere di raccontarlo in un film?" (Paolo Mereghetti, 'Il Corriere della Sera', 8 settembre 2011)

"Che cosa accade l'ultimo giorno sulla Terra quando tutti sanno che moriranno alle 4:44, ora scelta per il titolo del nuovo film di Abel Ferrara presentato ieri in concorso? Per rispondere il regista maudit di New York sceglie un'interessante e, a tratti, riuscita chiave intimistica agli antipodi del solito catastrofismo che un'idea del genere avrebbe potuto scatenare al cinema. Ferrara, a cui l'idea del film è venuta due anni fa quando in aereo stava venendo proprio al festival e in cabina sono spuntate le mascherine d'ossigeno (...), si concentra sulle ultime ore della coppia di amanti formata da Cisco (Willem Dafoe, l'attuale attore feticcio del regista) e Skye (Shanyn Leigh, la sua compagna). (...) La tecnologia e il suo utilizzo, solo apparentemente così estraniante, è uno dei temi fondamentali del film (...) ambientato quasi completamente all'interno del loft, tranne una scena in cui il protagonista va a trovare degli amici che aspettano la fine, chi fumando e chi bevendo, anche se da tempo avevano abbandonato questi vizi. Così anche nel protagonista riemerge il ricordo della droga con cui pensa di salutare la vita." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 16 settembre 2011)

"Che stia per arrivare ormai lo sanno tutti. Colpa della maledizione dei Maya, di una natura che non ne può più di noi, di pianeti in rotta di collisione, della crisi finanziaria... Di certo la fine del mondo ci sarà. (...) Non solo anno mese giorno, ma persino l'ora in cui la peggiore tra le perturbazioni cosmiche si abbatterà su di noi. (...) Quello che accade fuori non interessa a Ferrara. La tv rimanda immagini di follia collettiva, si sentono botti terribili, così potenti da mandare i vetri in frantumi. Effetti speciali di poco conto. Lo sguardo si concentra sull'intimità dei due amanti. L'apologo ecologista si fa metafora di una fine ineluttabile per tutti." (Giuseppina Manin, 'Il Corriere della Sera', 16 settembre 2011)
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