20 centimetri

20 Centimetros

SPAGNA - 2005
20 centimetri
Marieta è un transessuale e in realtà si chiama Adolfo. E' lo stesso nome che aveva suo padre e lei vorrebbe abbandonarlo per sentirsi a tutti gli effetti una donna, ammirata, rispettata e in sintonia con il nome stampato sui suoi documenti. Ma tra lei e il suo sogno ci sono quei 20 centimetri... Inoltre Marieta soffre di narcolessia e, nei momenti più inaspettati, cade preda di un sonno improvviso. Però è proprio mentre dorme che le riescono dei magnifici numeri musicali nei quali canta meravigliosamente e si sente una vera donna.
  • Durata: 113'
  • Colore: C
  • Genere: COMMEDIA, MUSICALE
  • Specifiche tecniche: 35 MM
  • Produzione: ALIGATOR PRODUCCIONES S.L., ESTUDIOS PICASSO, DIVINE PRODUCTIONSE
  • Distribuzione: LADY FILM
  • Vietato 18

NOTE

- SECONDO PREMIO GIURIA DEI GIOVANI AL 58MO FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI LOCARNO (2005).

- COREOGRAFIE: CHEVI MURADAY ED EVA MORENO.

CRITICA

"La commedia spagnola buffa spesso è anche triste: Marieta non fa una gran vita. Ancora una volta, la commissione che ha vietato il film ai minori di diciotto anni si è dimostrata improvvida e anacronistica: il pene del titolo si vede un paio di volte confusamente, da lontano, il divertimento e la musica cancellano tutto quanto potrebbe esserci di greve o di scabroso. Attrici molto brave: la protagonista Monica Cervera, non bella, è un'autentica star musicale e una seduttrice che dice di sé 'ho talento, però mi mancano i soldi per svilupparlo', perfette Concha Galàn, Lola Duenas, Pilar Bardem (sorella del regista Antonio Bardem), Rossy De Palma (attrice di Almodòvar in 'Donne sull'orlo di una crisi di nervi', 'Lègami', 'Kika')." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 agosto 2005)

"Scostumato e sfacciato musical comedy, molto zapaterista, post Almodóvar. Farina del sacco di Ramón Salazar che racconta, esagerando con dosi di kitsch, di un travestito-prostituta sull'orlo di una crisi di nervi per colpa di un residuo virile di 20 cm. peraltro molto gradito dai clienti e preso come unità di misura della felicità. Trionfo swing di musica e cultura gayesca e goyesco, bellissimi innesti di musical all' americana, sogni della nostra narcolessia: è sempre meglio che vivere. Per audience di nicchia, ma divertente nella sua voglia dissacratoria anche se non offende mai, è tutto nella scia del risaputo e carino, omologato nel gergo e in alcune inutili volgarità." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2005)
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