Un tirchio quasi perfetto

Tra gag e grottesco, Dany Boon in una commediola francese: senza troppe pretese

15 marzo 2017
2,5/5
Un tirchio quasi perfetto

François Gautier è un violinista di mezza età, competente nel proprio mestiere ma scorbutico e solitario. Come se non bastasse, è anche la persona più spilorcia che si possa immaginare di incontrare. L’arrivo di un’affascinante violoncellista, tuttavia, e di un’adolescente che sostiene di essere sua figlia, rovescia d’un tratto il suo mondo costruito all’insegna del risparmio, sino all’inevitabile redenzione.

Un tirchio quasi perfetto, commediola francese diretta con garbo ma senza guizzi da Fred Cavayé, percorre binari arcinoti per il genere, impostando una prima parte di presentazione del personaggio e di situazioni tipiche per poi rivisitare il tutto nella seconda parte, quando l’avarizia patologica del protagonista è messa a dura prova dalla paternità inattesa e dal sentimento amoroso.

L’insistenza sulle fisime del protagonista sfocia a tratti nel grottesco e qualche gag è azzeccata (il consulente bancario che si adatta a fare l’analista, il concerto con le Quattro Stagioni di Vivaldi eseguite nel tempo record di ben dodici minuti), ma il sorriso fatica a ingranare e a trasformarsi in risata piena, un aspetto che, per una commedia senza troppe pretese, non è certamente un peccato veniale.

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