Irrational Man

La coazione a ripetersi di Woody Allen: la sua partita esistenzialista con Joaquin Phoenix ed Emma Stone

15 dicembre 2015
2,5/5
Irrational Man

Newport, Rhode Island. Né la filosofia né le donne, e nemmeno l’attivismo politico, i viaggi di un tempo, il trovarsi sempre laddove accadono le cose, e far trovare pure gli altri, compreso un migliore amico decapitato o forse solo saltato in aria in Iraq. No, il professore di filosofia Abe Lucas (Joaquin Phoenix) ha poco giovamento dal citare e intimamente comprendere i Kant e i Kierkegaard, e tanto meno dall’insegnare questi e altri maestri del pensiero al college: oramai si lascia sopravvivere, non fa più sesso, non trova un senso, nemmeno nell’esistenzialismo che sente più congeniale.

Addirittura, si spara una bella roulette russa, davanti agli amici della sua allieva prediletta, Jill (Emma Stone): ok, era ubriaco, ma c’è di più, appunto, la mancanza di una ragione per continuare a vivere. Jill ne è sempre più innamorata, ma il nostro Abe preferisce il single malt, perfino la corte della collega Rita (Parker Posey), finché Jill non lo invita a origliare i discorsi di alcuni vicini al bar…

E’ Irrational Man di Woody Allen. Non sveliamo altro della sinossi, eccetto l’ascendenza del Vedovo di Dino Risi con Alberto Sordi, e il fatto che Emma Stone si ritrovi dopo Magic in the Moonlight a innamorarsi di un altro uomo più maturo di lei: se è davvero la nuova musa di Allen, del resto, si deve abituare.

Per il resto, Irrational Man abbandona le atmosfere romantiche di Midnight in Paris e Magic in the Moonlight per il “realismo”, ovvio nell’accezione sfumata alleniana, può contare su interpreti all’altezza, qualche battuta fulminante – scoprite voi come è possibile collegare Kant, menzogna, imperativo morale, Anna Frank e i nazisti… – e un mood esistenzialista ben congeniale al Nostro. Ma, poi, che altro?

Non a mezzo servizio, Irrational Man è piuttosto il film diretto col pilota automatico da uno che di ore di volo ne ha accumulate a iosa e ora nemmeno ha più bisogno di tenere i comandi, tanto tutto gli viene naturale, pardon, automatico. “Fare film è una fantastica distrazione”, ha dichiarato Allen alla stampa di Cannes: vedere questo Irrational Man è meno fantastico, credete. Dura un’ora e mezza, ma l’orologio inizierete a guardarlo prima: se amate incondizionatamente Allen, fatevi sotto, altrimenti potreste rimanere non delusi, ma insoddisfatti dalla sua coazione a ripetersi. Diciamo pure, “non distratti”.

  • Gaetano Pirrone

    I grandi occhi eternamente sgranati di Emma Stone e la caricatura del prof postsessantottino che con poco successo ha realizzato Phoenix sono l’ennesimo inciampo dell’amato Allen. Non raggiunge le profondità orripilanti di “To Rome with love”, ma non riesce a stabilizzarsi sui livelli del precedente gioco di società “Magic in the moonlight”. La discontinuità è la cifra stilistica della vecchiaia del pur sempre amato regista. Fra le ultime opere ho adorato “Midnight in Paris” e tanto è sufficiente a giustificare quella mezza stella nel giudizio di Pontiggia, che sostanzialmente condivido.
    P.S. Per favore, WA, lascia perdere Sartre, Simone de Beauvoir e l’esistenzialismo. Kant (che a Roma, quelli che parlano l’inglese pronunciano “Kent”), non può essere abbassato a promotore istituzionale di roulette russa. Dopo Cimino è difficile manipolare questo giochino.

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