Il mio vicino Totoro

L'alba di un genio: ritorna in sala l'animazione fantastica di Hayao Miyazaki. Protagonista, il "logo" dello Studio Ghibli

10 dicembre 2015
3,5/5
Il mio vicino Totoro

Satsuke e la sorella minore Mei si trasferiscono col padre in una casa di campagna, per stare vicino alla madre ricoverata in ospedale. Scopriranno che la foresta è popolata da creature magiche, i Totoro, con cui vivranno fantastiche avventure…

Tratto dal manga omonimo firmato dal regista con Kubo Tsugiko (ed. Panini Comics), Il mio vicino Totoro è un Hayao Miyazaki d’annata 1988, ma è arrivato per la prima volta nelle sale italiane solo nel 2009, e ancora oggi grazie alla partnership distributiva globale siglata tra Lucky Red e Studio Ghibli, la celebre factory del premio Oscar che per layout ha scelto proprio Totoro.

Nonostante all’epoca avesse già realizzato un quasi capolavoro quale Nausicaa della valle del vento (1984), non ci sarebbero molte ragioni per un’uscita in sala così tardiva, se non rintracciarvi le costanti poetico-formali della successiva, e ben più significativa, produzione. Questi Leitmotiv – natura, fantastico, famiglia, infanzia, etc. – sono già più che in nuce, pur poco valorizzati da una storia semplice se non semplicistica, ma a difettare è soprattutto la forma che li racconta: meglio, l’originaria destinazione televisiva di Totoro è stigmatizzata dal grande schermo, che non fa un buon servizio alla rigidità degli sfondi e ai limitati movimenti dei personaggi – e il paragone con il recente e affine Ponyo accentua le smagliature.

Al di là di questi vizi di forma e formato, Miyazaki non era ancora l’odierno e celebrato Walt Disney del Sol Levante, ma Totoro non è disprezzabile, anzi: il title-character è buffo, ciccione, indolente e grugnente quanto basta per strappare il sorriso, il gatto dei cieli quasi una riduzione per l’infanzia delle metamorfosi carnali di Cronenberg e le due sorelline capaci di declinare al femminile-femminile i sodalizi fiabeschi alla Hansel e Gretel.

Un “praticantato” niente male, per chi con La principessa Mononoke, Porco rosso, La città incantata e Il castello errante di Howl avrebbe poi impresso sul panorama dell’animazione mondiale un segno indelebile. Anzi, una sagoma: Totoro.

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