Il diritto di contare

Tre attrici formidabili per una storia altrettanto edificante

7 marzo 2017
4/5
Il diritto di contare

Sono state le donne ad incoraggiare Margot Lee Shetterley a scrivere finalmente la storia delle matematiche di colore della NASA. Un capitolo, come lei precisa raccontando la genesi del suo romanzo, legato ad uno dei momenti più significativi del XX secolo, la conquista dello spazio da parte degli americani in lacerante competizione coi sovietici. “Troppo spesso nella storia i loro ritratti, i nostri ritratti, di donne di colore – prosegue – sono stati gravati dalla retorica negativa e dalla vulnerabilità che derivano dall’essere sia di colore che donne”. La retorica non grava assolutamente, invece, sul film che Theodore Melfi ha tratto da quelle belle pagine (ed. Harper Collins) gestendo in modo assai narrativo e avvincente, battaglie, umiliazioni e successi delle calcolatrici dell’Area ovest, quella dove loro erano isolate, e attorno un muro di omertà, se non di indifferenza. A Langley, in Virginia. L’America, dunque, proprio in questo anno di elezioni piuttosto sconvolgenti, si sveglia, ricorda, racconta. Erano gli anni in cui la segregazione era legalizzata e la discriminazione razziale un fatto comune. Il titolo italiano del film, Il diritto di contare, gioca quindi brillantemente su un doppio significato: diritto di valere in quanto professioniste e quello di destreggiarsi tra calcoli e cifre. Entrambi senza discriminazioni.

Se si nomina John Glenn e la missione Mercury-Atlas 6, che gli fece fare per tre volte il giro attorno alla terra nel 1962, qualcuno forse ancora ricorda. Ma i nomi di chi gli salvò la pelle facendo calcoli impossibili e velocissimi, ossia Katherine G. Johnson, insieme a Dorothy Vaughan e Mary Jackson, sono tuttora sconosciuti, sebbene la loro energia e audacia, unite al ruolo fondamentale di ingegnosi “computer umani”, siano stati indispensabili alla NASA. Le tre attrici che le interpretano sono assolutamente formidabili: Taraji P. Henson, Octavia Spencer e Janelle Monáe e pure Kevin Costner si ritaglia il ruolo del leader con onore. Un lavoro di squadra che fece crollare muri, una amicizia che si consolidò nelle prove. Erano i tempi di John Kennedy, quelli. E paiono lontanissimi.

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