Ritorno alla vita

Wim Wenders incanta con un melodramma spiazzante in 3D. Bravi gli attori, superlativa la musica

23 Settembre 2015
4/5
Ritorno alla vita
Every Thing Will Be Fine

Chi si aspettava un Herzog di qualità e temeva invece per il nuovo lavoro di Wim Wenders, rimarrà sorpreso. Nonostante Wenders abbia dato prova di versatilità e ingegno (Pina 3D, Il sale della terra), era tanto che il regista di Il cielo sopra Berlino non aveva più il golden touch per i film di finzione. Sulla carta poi sembrava una follia: uno scrittore (ancora James Franco) che ha un incidente in macchina, di cui porterà le cicatrici per anni, pur rimanendo illeso, perdipiù in 3D. E difatti Every Thing Will Be Fine, fuori concorso a Berlino e distribuito in Italia dalla Teodora, è un film spiazzante. In cui l’uso del 3D ha il senso che immaginavano gli americani anni fa: primi piani che non cedono mai, pomeriggi e notti con una consistenza che non abbiamo mai visto, oggetti polverosi che acquistano peso e dimensione, campi di girasole di vividezza stordente. Basterebbe questo per farne un grande film, se non fosse che c’è molto di più della sceneggiatura originale di un giovane norvegese Bjørn Olaf Johannessen (che Wenders aveva a sua volta premiato a un’edizione passata del Sundance) e la bellissima, malinconica, struggente musica di Alexandre Desplat. Ci sono gli attori, tra cui proprio Franco, che se in Herzog non regge la parte, qua la indossa perfettamente fino alla fine.
Charlotte Gainsbourg, a cui non dobbiamo aggiungere nulla tanto è magnifica, ma anche Rachel McAdams, Marie-Josèe Croze e il giovane Patrick Bachau. E c’è la trama, che si potrebbe esaurire in poche righe e invece si dispiega in dodici anni, con Tomas che vive in una roulotte tra i ghiacci alla ricerca dell’ispirazione e ha una fidanzata (la McAdams), che sta per lasciare. E mentre torna a casa investe un bambino. Quello che succede subito dopo è talmente imprevedibile e potente da levare il fiato a noi e far precipitare nell’abisso lui. Ma è uno scrittore e questa tragica esperienza, pur rimanendogli appiccicata, lo fa diventare migliore. Un romanziere di successo. Wenders semina indizi per depistare lo spettatore, non manca la suspense, è la storia che si imbroglia e si fa thriller? No, è solo un melodramma.

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