Quale Islam?

"Non è un concetto monolitico. E questo documentario lo dimostra", dice Italo Spinelli. Che alla Festa di Roma porta Da'Wah, una giornata in un collegio islamico in Indonesia
Quale Islam?

“Ci sono vari Islam. Non c’è un Islam compatto e conforme a cui tutti si adeguano. Quello che cambia sono le interpretazioni di ciò che c’è scritto nel Corano”.

Parola di Italo Spinelli che ha girato Da’Wah (L’invito), un documentario che ci racconta come si svolge una giornata tipica in un collegio islamico situato nella provincia orientale di Giava in Indonesia. L’idea è nata insieme all’ambasciatore indonesiano Budiarman Bahar, che era uno spettatore di Asiatica, festival cinematografico da anni diretto da Spinelli.

“Dopo aver fatto diversi sopralluoghi in Indonesia. Una notte abbiamo dormito in un albergo legato al collegio – dice il regista -. La mattina dopo ho chiesto di poter entrare alla scuola coranica, cosa non facile se non ne fai parte. Aperti i cancelli ho visto centinaia di ragazzi vestiti con le tuniche bianche. E’ stato un impatto forte e positivo e ho voluto far conoscere questa realtà al mondo occidentale”.

Presentato come evento speciale alla XII edizione della Festa del Cinema di Roma, il doc – prodotto dalla Kaia Films – dà voce a quattro giovani studenti che sognano un giorno di poter divenire Ustād, o meglio guide religiose e predicatori dei precetti di Allah.

 

“Questa scuola è un’eccellenza per la lingua araba. All’interno ci sono sia alunni di estrazione meno abbiente, provenienti dalle zone rurali, ma anche quelli che vengono dalla città, da Giacarta e dal Borneo. Le famiglie più facoltose pagano una retta più alta, mentre chi non può permetterselo paga rette più basse”, racconta Spinelli, che ha girato questo documentario con una troupe composta da solo cinque persone e ha trascorso diversi giorni all’interno del collegio prima di iniziare le riprese proprio per acquisire una confidenza e una familiarità con i ragazzi.

“Parlavamo di Valentino Rossi e di Francesco Totti”, dice il regista, che si è mosso liberamente, senza alcuna limitazione, dentro la scuola, riprendendo pezzi di alcune lezioni e raccontando alla fine una giornata tipica prima del ritorno a casa per la pausa del Ramadan.

Ma cosa pensano questi 2.700 ragazzi tra i 6 e i 18 anni che frequentano il collegio “Dalwa” riguardo al terrorismo di matrice islamica? “Hanno un giudizio unanime di condanna verso l’Islam estremo – risponde Spinelli -. Guardano all’Europa con la nostra stessa preoccupazione e sono frustrati per quest’immagine dell’Islam che c’è fuori. Insomma sono sconfortati e allarmati per quello che succede come noi”.

 

E poi aggiunge: “Quel giorno ho ascoltato un insegnante che predicava il principio della non violenza, della non sopraffazione e del rispetto delle altre religioni. L’Islam non è un concetto monolitico: ci sono diverse scuole di pensiero come nel cristianesimo. Ho la sensazione che in Indonesia ci sia una maggioranza assoluta di popolazione che è contraria al terrorismo. Ma c’è anche una minoranza più aggressiva. A Giacarta esistono più chiese che moschee. Solo che la notizia dell’attentato copre il dialogo interreligioso. Ma tra l’Islam e il cristianesimo ci sono molti termini e valori in comune”.

Da’ Wah mostra così un inedito volto dell’Islam: quello che contrappone la compassione e i gentili consigli alla violenza e alle bombe. “Sono rimasto colpito dal sorriso e dalla purezza dei ragazzi. Provocare la morte di chiunque in nome della religione non appartiene a nessuna religione. Ma l’uso della religione ha creato una situazione nel mondo inquietante e terrificante”, conclude Spinelli.

L’opera uscirà nelle sale tra fine aprile e inizio maggio distribuita da Merlino.

 

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