Hollywood a luci rosse

Il protettore Scotty Bowers e il sesso segreto delle star: "Nessuna parentela con Weinstein, lì era tutto consensuale", dice il regista Matt Tyrnauer
Hollywood a luci rosse

Il protettore delle star, ovvero, colui che procurava escort maschili e femminili ai divi e alle dive di Hollywood dalla fine degli anni ’40 agli anni ’70. Scotty Bowers, oggi ancora arzillo 94enne, è stato il magnaccia di attori quali Spencer Tracy, Rock Hudson, Cary Grant e Katharine Hepburn senza mai farlo trapelare al di fuori del giro, finché cinque anni orsono non ha dato alle stampe il memoir Full Service: My Adventures in Hollywood and the Secret Sex Lives of the Stars. A portare Scotty sul grande schermo è Matt Tyrnauer (Valentino: The Last Emperor), con il documentario Scotty and the Secret History of Hollywood, in cartellone alla Festa del Cinema di Roma.

“E’ una storia portatami da Gore Vidal, che negli anni ’40 frequentò la stazione di servizio che era l’ufficio di Scotty”, rivela Tyrnauer, spiegando come sia “rimasta segreta per molto tempo: Scotty era molto discreto, pubblicò il libro Full Service quando aveva compiuto 89 anni, e le star di cui parlava erano oramai morte”.
Il regista rifiuta simmetrie con lo scandalo Weinstein, perché “l’ambiente creato da Scotty era totalmente consensuale, tutti volevano stare lì, trarre piacere. Del resto, ed è il suo mantra, Scotty voleva rendere le persone felici, era l’unica cosa che gli interessava”.
Se qualche situazione pare difficile da digerire per vera, Tyrnauer non smobilita: “Credo a Scotty, racconta storie con grande empatia, tutto quello che ho potuto verificare s’è provato vero”. Anche il dottor Alfred Kinsey, prosegue, “lo studiò, un caso affascinante, insolito, un pansessuale. Con Kinsey, ho in comune che si va a cercare qualcosa di straordinario, anche da cineasti”.
Sui festini gay a casa del regista George A. Cukor, il documentarista sa, “per bocca di Scotty, che lui agevolasse questi pomeriggi domenicali a casa Cukor, ma se ne parlava in modo reverenziale, il senso del decoro era mantenuto, erano incontri per veri signori. Ancora negli anni ’60 bisognava fare attenzione a parlare della propria sessualità, Scotty si considerava protettore di quanti volevano vivere la propria vita in maniera sincera ma non potevano per il contesto culturale”.
Venendo al lato più problematico di Bowers, Tyrnauer dice di “non sapere se il suo essere un accumulatore seriale derivi dal fatto di essere stato abusato da piccolo, o comunque dall’avere avuto rapporti sessuali giovanissimo. Ma Scotty mostra una grande resilienza, e per me questa caratteristica è affascinante: ha 94 anni, ed è un uomo felice”. Sebbene molto diverso da lui: “Scotty non ragiona, non riflette, non è analitico, lui fa, e fa in modo diretto. E’ totalmente diverso da me”.

Eppure, una vicinanza è possibile, soprattutto per quanto Scotty ha fatto per la causa LGBT: “Scotty è stato un eroe non giustamente riconosciuto del movimento di liberazione dei gay, oggi movimento per diritti”.

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