Giudicare Alice

Parlano i giurati del Premio Camera d'Oro Taodue per la sezione autonoma e parallela di Roma 2017. Da Trudie Styler a Zoe Cassavetes, passando per Guaglianone e Danieli
Giudicare Alice
I giurati del Premio Camera d'Oro Taodue - Foto Pietro Coccia

 “Per me è una grande gioia fare parte della giuria di Alice nella città e vedere film che vengono dalla Turchia all’Islanda, dall’Irlanda alla Danimarca”, dice Trudie Styler, che insieme agli altri giurati dovrà decidere quale sarà il vincitore della sezione autonoma e parallela della Festa del cinema di Roma dedicata ai giovani. A decretare chi riceverà il Premio Camera d’Oro Taodue tra le quattordici opere prime e seconde che partecipano in Concorso e Panorama, ci saranno anche gli altri giurati: Barbora Bobulova, Zoe Cassavetes, Marco Danieli, Andrea Delogu, Nicola Guaglianone e Camilla Nesbitt.

“Mi ha colpito molto la diversità dei film. Inoltre è molto apprezzabile la vasta presenza femminile”, prosegue l’attrice e produttrice cinematografica, nonché moglie di Sting, Trudie Styler che poi sottolinea: “In questa sezione ci sono molte protagoniste femminili. Nel mondo dello spettacolo la presenza delle donne spesso è molto limitata. Per esempio le conduttrici sono solo il 25% e gli sceneggiatori sono perlopiù uomini con la diretta conseguenza che anche gli interpreti delle storie la maggior parte delle volte sono maschi. Noi siamo relegate nel ruolo di mogli o fidanzate. Mi auguro che ci siano sempre più donne a recitare, dirigere, scrivere, fare i cameraman”.

“Solo il fatto che ci fossero tutte queste autrici e storie al femminile è stata una grande novità”, aggiunge Camilla Nesbit, fondatrice della Taodue, una società di produzione che ha sempre puntato sui giovani registi esordienti come lo stesso Checco Zalone. E la regista e attrice Zoe Cassavetes dice: “Sono arrivata qui come una tabula rasa. So perfettamente quanto sia difficile debuttare alla regia. Di norma il primo film parte sempre da una storia molto personale. Negli Stati Uniti c’è sempre una gran fretta, qui invece c’è uno spazio e un tempo dove ci si può esprimere. Ho visto diversi film che fanno ben sperare”.

Secondo lo sceneggiatore di Lo chiamavano Jeeg Robot, Nicola Guaglianone: “Un film è prima di tutto un comportamento. Sono le scelte che fa un personaggio messo sotto pressione e questo lo abbiamo trovato in diversi lungometraggi”.  Mentre per Marco Danieli, il regista de La ragazza del mondo, sono tutti film maturi per essere delle opere prime e seconde: “Ci sono film adatti ai ragazzi e altri meno. Mi hanno conquistato quelli più trasversali”.

“E’ bello perché gli italiani non hanno remore nel dire quello che pensano”, dice la californiana Cassavetes che ha adorato fare parte di questa giuria perché è stato come trovarsi in un piccolo contesto familiare e poter parlare di cinema, argomento che amo”.  Ma quale è il consiglio che dareste ai giovani registi esordienti? “Quando fai il primo film non hai esperienza – risponde Zoe Cassavetes, conosciuta soprattutto per aver diretto nel 2007 Broken English-. Molte persone ti danno dei consigli, e anche se non ne sei convinto alla fine li segui. Io invece dico che dobbiamo seguire la nostra strada”. E Trudie Styler: “Un film è una collaborazione, bisogna fidarsi delle varie competenze che si hanno nei diversi settori”. Infine per Danieli: “Devi essere molto motivato e avere un rapporto viscerale con la storia che vuoi raccontare”.

Aspettando il verdetto della giuria di Alice nella città, l’unico neo per Trudy Styler è che: “Non è stato previsto un premio per gli attori”. Chissà se il prossimo anno questo suggerimento sarà tenuto in considerazione.

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