C’est la vie (mais je t’aime)

"Una metafora dell'Europa multiculturale ripiegata su se stessa", dice il co-regista Eric Toledano. Alla Festa di Roma con una wedding comedy da applausi
C’est la vie (mais je t’aime)

“Questo film è uno specchio di quello che accade sul set, è un dietro le quinte. Volevamo mostrare le mani e le braccia che stanno dietro questo lavoro”. Così il regista Eric Toledano parla del film C’est la vie, presentato in concorso al Festival del cinema di Roma, e codiretto insieme a Olivier Nakache.

L’accoppiata vincente di Quasi amici porta in sala una commedia (uscirà il 30 novembre) che racconta una serie di incidenti divertenti al matrimonio di una coppia benestante. Pierre (Benjamin Lavernhe) e Hélèna (Judith Kemla) hanno deciso di sposarsi in un magnifico castello poco fuori Parigi e hanno scelto di affidarsi a Max (Jean-Pierre Bacri) e al suo team (i migliori in circolazione)  per organizzare una festa perfetta.  Ma già dai preparativi ci saranno una serie di imprevisti. Nel cast c’è anche Eye Haidara che interpreta il ruolo di Adèle: “Una ragazza che vuole essere perfetta e non vuole essere scavalcata. Vuole dimostrare che sa esattamente quello che fa dimostrando al capo quello che vale”, dice l’attrice, che poi aggiunge: “Non avevo mai fatto commedie e ho scoperto che il senso del ritmo e del tempo è molto importante”.

“In una commedia il ritmo è il 90% del lavoro- prosegue il regista- Il momento in cui l’attore entra in scena non deve essere né troppo presto né troppo tardi. E’ un po’ come la bellezza o ce l’hai o non ce l’hai”.

Il film mette in scena tutta la macchina che sta dietro l’organizzazione di un matrimonio e di una cena pomposa: “Sembra che descrivo quello che accade sui set, ma non volevo fare qualcosa sui set cinematografici perché di film su questo argomento ne sono già stati fatti tantissimi, inoltre dopo Truffaut e il suo Effetto notte penso che sia difficile.  Racconto una storia dal punto di vista di un piccolo imprenditore che ha messo in piedi una piccola azianda familiare con suo cognato e deve affrontare tante difficoltà. Il titolo originale era Il senso della festa. Il mondo va a rotoli e cosa dobbiamo fare per mantenere appunto il senso della festa? Come dice Bacri nel film dobbiamo adattarci”.

In C’est la vie gioca un ruolo importante anche la musica, soprattutto quella jazz di Avishai Cohen, che è stato di grande ispirazione. “La musica è stata fondamentale in questo film- dice il regista- Nel pezzo finale tutti suonano insieme e ogni personaggio partecipa come uno strumento musicale. Talvolta la musica esprime meglio di noi quello che vogliamo dire rispetto al dialogo”.

Ma quali sono stati i riferimenti per C’est la vie? “Non conosco la commedia italiana attuale- dice il regista- Ci siamo rifatti a una sorta di realismo poetico ispirato alle commedie anni’60 e ’70, quella di Monicelli, Scola e Risi. Per Quasi amici ci siamo ispirati a Profumo di donna con Vittorio Gassman”.

Il film è già uscito in Francia e ha già riscosso un notevole successo in patria, superando i quattro milioni di spettatori già alla prima settimana. Anche Quasi amici ha avuto un successo pazzesco, è il terzo film più visto nella storia francese dopo Titanic e Giù al Nord: “Non prevedevamo tale successo- dice il regista- Con le armi giuste si può andare in guerra e per noi le armi giuste erano i due attori”.

Questa wedding comedy è per il regista: “una metafora dell’Europa e della situazione della Francia di oggi. Una società multiculturale ripiegata su se stessa. Dobbiamo superare gli ostacoli che ci vengono posti o tutti insieme o ognuno per conto proprio”.

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