The Millionaire

Slumdog Millionaire

GRAN BRETAGNA, USA - 2008
India. Jamal Malik è nato nella parte più povera della città di Mumbai e dopo la morte della madre è cresciuto vivendo di espedienti insieme al fratello Salim e alla compagna di sventure Latika, anche lei orfana. Il corso degli eventi porterà Jamal, Selim e Latika a dolorosi allontanamenti e fortuita riavvicinamenti finché Jamal, deciderà di partecipare all'edizione Hindi del gioco televisivo a premi "Chi vuol esser milionario" per riscattare la sua esistenza e quella di Latika.

CAST

NOTE

- GOLDEN GLOBE 2009 PER: MIGLIOR FILM DRAMMATICO, REGIA, SCENEGGIATURA E COLONNA SONORA.

- VINCITORE DELL'OSCAR 2009 PER: MIGLIOR FILM, REGIA, SCENEGGIATURA NON ORIGINALE, FOTOGRAFIA, MONTAGGIO, COLONNA SONORA, CANZONE ORIGINALE, MONTAGGIO E SUONO. ERA CANDIDATO ANCHE PER IL MIGLIOR MISSAGGIO SONORO.

- DAVID DI DONATELLO 2009 COME MIGLIOR FILM DELL'UNIONE EUROPEA.

- NASTRO D'ARGENTO 2009 COME MIGLIOR FILM EUROPEO.

CRITICA

"Ben ritmato e appassionante, 'The Millionaire' è anche un film astuto, smaliziato per come usa ingredienti di sicura presa, ma niente affatto banale. A noi occidentali restituisce un'immagine del 'miracolo' indiano più articolata e convincente delle versioni correnti nei media: una dimensione dove improvvise fortune abitano con la più tetra povertà e l'euforia del mercato senza regole va producendo danni irreversibili. Quanto all'accogliente metafora di 'Chi vuol essere milionario?' conosciamo da tempo il fenomeno dell'identificazione di tante persone nei quiz che dispensano denaro, rito di speranza e di riscatto per chi dalla vita ha ricevuto molto poco. Non l'abbiamo mai percepita con tanta evidenza, però, come qui, dove i telespettatori adoranti sono i veri dannati della Terra, prigionieri di un'esistenza di miseria e di disperazione." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 5 dicembre 2008)

"Il film è una fluviale trasposizione indù dei feuilleton alla Dickens, ma è molto 'indiano' nello stile e nella quantità narrativa che Boyle fa tracimare sullo schermo. Inizia con una corsa alla 'Trainspotting' e finisce con un balletto ferroviario che fa molto Bollywood. Attori strepitosi, e famosissimi in India ad eccezione del protagonista Dev Patel, che viene dalla serie tv inglese 'Skins'". (Alberto Crespi, 'L'Unità', 5 dicembre 2008)

"Bambino e povertà? Certo è un cinebinomio famigerato. Quando la strumentalizzazione dell'infanzia, dalle devastanti potenzialità emotive, diventa il fine e non un mezzo per raccontare una storia. Per fortuna Boyle affida la parte meno sorprendente del film alle avventure dei disperati 'senza famiglia'. Dopo si affida alla 'scala diatonica' ascendente occidentale per tenere in struttura il dramma. Certo, la musica indiana è più libera. Ma siamo nella globalizzazione, bellezza". (Roberto Silvestri, 'Il Manifesto', 5 dicembre 2008)

"Dall'infanzia, libera se non spensierata, nei vicoli di Bombay alla morte della madre, uccisa in un'incursione di fanatici islamici. Dai giochi nelle discariche al reclutamento forzato in un'organizzazione che manda i ragazzini a cantare ed elemosinare (storpiando e accecando i meno intonati). Dalla fuga avventurosa sui treni che attraversano il paese, all'adolescenza paracriminale (il fratello, un duro, fa carriera). Tutto inseguendo la piccola Latjqa, salvata e perduta da bambina, e ritrovata adulta amante del boss. Con un gusto del mitico e del favoloso che rende davvero irresistibile questo concentrato di mille vite, virandolo in chiave quasi di commedia. E genera diverse scene indimenticabili: su tutte l'impossibile incontro del piccolo Jamal, appena caduto in un pozzo nero, col divo più famoso di Bollywood, il leggendario Amithab Bachchan (l'oro e la merda' altri simboli universali). L'India è il nostro passato, si dice di solito. Chissà che non sia anche il nostro futuro." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 5 dicembre 2008)

"Danny Boyle, il regista di Manchester di 'Trainspotting' e 'Sunshine' fa una mossa d'autore fantascientifica e gira il suo primo film in India, a cavalcioni tra l'estrema povertà e l'esibita ricchezza, e fa centro per la genialità della struttura. 'The millionaire' è un film originale, bifronte, speculare, in cui un ragazzo, umiliato e offeso dalla vita nei peggiori bassifondi di Mumbay, rischia di vincere milioni di rupie a 'Chi vuol esser milionario', quiz tv. (...). A tutto questo ora si aggiunge, per destino la concomitanza della tragedia terrorista a Mumbay e proprio dalla stazione VictoriaTerminus, dove è partito l'attentato, è ambientato il balletto in stile Bollywood per dire che la vita è tutto un quiz ma merita fiducia Happy end a suo modo finto, virgolettato che chiude a cerchio una storia che Boyle racconta prima con la rabbia e l'impeto neorealista di chi scopre l'inferno a portata di mano e sguardo, gli slum Dharavi e Juhu, poi s'accomoda negli studi dove la vita è ovattata, virtuale: il denaro corruttore a portata di sogno. Infine si butta, dal trampolino sociale, su Frank Capra dopo aver mostrato un'infanzia da Oliver Twist. I significati stanno dentro gli stili, tutto diventa attuale pure per noi e il cast è di naturale sintonia anche se l'ottimo protagonista Dev Patel è l'unico immigrato preso dal serial 'Skins' mentre gli altri vengono dalla strada, dai set indiani." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 5 dicembre 2008)

"Il film di Danny Boyle, tanto apprezzato in Usa da farlo considerare in gara per l'Oscar, è davvero notevole nel ripercorrere le tappe di un'infanzia peggio che dickensiania, immergendo i piccoli, stupendi attori presi dalla vita dentro il caos di un mondo di orrori e miserie. Ma poco convincente appare la cornice dello show in tv: nel romanzo originario di Vikas Swarup, 'Le dodici domande', l'inghippo avviene con più credibilità fra veri lestofanti in una sgangherata imitazione del quiz famoso. Qui le scene di sequestro e tortura fanno pensare o che è tutto fasullo; o che l'India è molto diversa da come la immaginiamo." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 5 dicembre 2008)

"Meccanismo convenzionale, riscattato dall'untuoso conduttore del gioco, magistralmente interpretato da Anil Kapoor: salito anche lui dal fango delle baracche alle luci della tv, non vuol spartire la gloria con nessuno, anche se la clamorosa vincita del giovane diseredato gioverebbe anche a lui, con tutta l'India incollata al piccolo schermo... Ma così è la vita, ovunque." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 5 dicembre 2008)
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